Sipario: vite di danza

Mikhail Baryshnikov: “questa dannata curiosità che ho dentro…”

Mikhail Baryshnikov, stella di prima grandezza nel panorama della danza mondiale di tutti i tempi, è sempre stato molto di più di un semplice, seppur straordinario, danzatore. 

Coreografo, attore, direttore di compagnie, una delle quali fondata da lui stesso, nasce a Riga nel 1948 e viene avviato all’età di 12 anni alla danza classica nella prestigiosa Accademia Vaganova di San Pietroburgo, da sempre fucina di grandi talenti. 

Tra i tanti maestri  della scuola, uno in particolare, Aleksander Pushkin, capisce le potenzialità innate di questo giovane ragazzo, e lo segue con dedizione in tutti gli anni della sua preparazione, fino ad accompagnarlo al Concorso di Varna nel 1966, dove Mikhail sbaraglia tutti gli altri partecipanti, aggiudicandosi la medaglia d’oro. 

Da lì si apre per lui la strada ad una carriera di altissimo valore.

L’anno dopo il concorso, infatti, Misha entra a far parte del Kirov Ballet , diventando solista a soli diciotto anni  il che gli permette di interpretare tantissimi ruoli del repertorio classico accanto ad altri mostri sacri della danza del tempo, una su tutte Natalia Makarova, altra icona della danza russa e mondiale. 

Le sue interpretazioni al Teatro Mariinsky sono un insieme di tecnica impeccabile e artisticità debordante, tanto da convincere prestigiosi coreografi quali Vinogradov, Sergeyev, Jacobson a creare balletti per lui; in particolare, proprio Jacobson cuce su di lui un ruolo indimenticabile in “Vestris” dove Misha ha l’occasione di mostrare al pubblico per la prima volta, una capacità espressiva e interpretativa degna di un attore vero e proprio. 

Nel 1974, come già era successo per altri suoi colleghi, arriva per Baryshnikov il momento di lasciare la madrepatria  per andare in tournée all’estero : questo rappresentava per l’Unione Sovietica, uno straordinario momento di propaganda per dimostrare all’occidente le virtù del comunismo che riusciva a sfornare in Russia tanti talenti eccezionali.

Ma questo rappresenta anche per Mikhail l’occasione, già presa al volo da altri danzatori russi dell’epoca, per scappare dalla Russia per trovare libertà artistica e politica; infatti, mentre si trovava a Toronto, Misha intraprende la coraggiosa avventura di chiedere asilo politico al Canada che glielo concede. 

Da Toronto si trasferisce negli Stati Uniti dove inizia il sodalizio con l’American Ballet, danzando come primo ballerino in tutti i ruoli del repertorio classico, ma anche moderno e interrompendo questo legame con la compagnia solo per un anno e mezzo, tempo necessario per Baryshnikov per lavorare al New York City Ballet con George Balanchine che gli affida opere di altissimo pregio come “Apollon Musagéte” e “Il Figliol Prodigo”, solo per citare i più famosi. 

Dopo questa breve parentesi, Misha ritorna all’American Ballet dove lo aspetta una nuova sfida: non solo ricopre il ruolo di primo ballerino della compagnia, ma anche quello di direttore artistico per ben dieci anni.

Gli anni newyorkesi rappresentano per lui un’occasione unica per cimentarsi nei generi di danza più svariati passando dal classico al moderno di Merce Cunningham e Erick Hawkins, collaborando con Liza Minnelli per la televisione, ma anche mettendosi alla prova col musical di Broadway, stile che gli calza a pennello nonostante la sua primigenia preparazione squisitamente classica, e col cinema sperimentando la recitazione in film quali :”The Turning Points”, “White Nights”, “Spie Contro”. 

Ma si deve ricordare anche l’esperienza con un’altra grande coreografa americana del tempo: Twyla Twarp che dapprima con “Push come to shove” e poi con “Sinatra Suite”,  ci permette di  scoprire le pieghe più nascoste dell’interpretazione di Misha, la sua innata ironia, ma anche la sua tecnica straordinaria spinta a livelli inauditi nelle sue esibizioni attraverso sequenze di passi mozzafiato. 

Gli anni passati all’ABT sono sicuramente i più prolifici di esperienze per Mikhail che nel frattempo diventa un vero mito dentro e fuori gli Stati Uniti, tranne in Russia dove invece, come già era successo con Rudolf Nureyev, si tenta di cancellarlo dalla memoria collettiva. 

È proprio in quegli anni che il genio di Misha lo spinge a mettersi alla prova con la coreografia in particolare con “Don Chisciotte”, balletto da lui amatissimo e interpretato con trionfante successo svariate volte negli anni della sua gioventù. Nel 1983 debutta la sua versione dove lui stesso danza il ruolo di Basilio accanto ad una solare Cynthia Harvey, incantevole Kitri, che diventa immediatamente un successo mondiale e disponibile ancora oggi in DVD. 

Mai stanco di sperimentare nuove occasioni artistiche, nel 1990 Mikhail Baryshnikov fonda insieme a Mark Morris, la “White Oak Dance Project”, di cui diventa direttore artistico dedicandosi in via definitiva alla danza moderna, genere che sceglierà di danzare fino al 2002, anno del suo addio alle scene. 

Tra tutte le frasi celebri attribuite al grande danzatore, una in particolare a mio avviso rispecchia e riassume l’atteggiamento che Misha ha sempre assunto nella sua vita di artista e cioè: “Le proposte ti arrivano quando meno te le aspetti e questa dannata, inquieta curiosità che ho dentro mi dice: dai provaci, che ti costa?”

Oggi è il 3 Dicembre 2020

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