Bipolar skin: un legame in evoluzione

Nell’opera di Jorge Garcia Perez il racconto dei lati oscuri di un rapporto

di Giada Feraudo
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Alice Fornara e Francesca Pagnini

Nel buio della scena emergono dei suoni disturbanti che accompagnano il movimento di due danzatori, illuminati da due luci ad occhio di bue. In questo primo momento dell’opera lo spazio scenico è definito proprio dalle luci che successivamente si uniscono, portando i danzatori stessi ad avvicinarsi verso il centro del palco. Questa unione porta anche ad un cambiamento della musica, che dalla composizione destrutturata di Teresa Carrasco si evolve nel lirismo del brano di Max Richter. Al contempo anche la danza subisce un’evoluzione, attraversando un’alternanza tra movimenti duri e scattanti e altri più omogenei.

Nella seconda parte, infatti, il gesto è più fluido ed arioso, apparendo in armonia e continuità con il brano musicale. È molto forte la presenza di contatti e prese all’interno della coreografia, che risulta essere comunicativa ed espressiva attraverso la bellezza dei corpi in scena. Particolare il dettaglio della gestualità delle mani, che presenta varie ripetizioni, e della forte presenza scenica trasmessa tramite le espressioni dei volti. Il rapporto tra buio e luce è analogo al rapporto tra solitudine e condivisione: il buio si pone come una barriera che relega i danzatori ad un spazio ristretto, lontani l’uno dall’altra, mentre la luce rappresenta la possibilità di unirsi e scoprirsi attraverso la danza.

Bipolar skin sembra indagare il senso del rapporto tra due esseri umani, contrapposti e in lotta; tra i due, infatti, non si percepisce un legame d’amore, bensì di scontro e competizione, in cui la componente femminile cerca di emanciparsi da quella maschile. Questo aspetto risulta evidente in gran parte della danza in quanto il movimento di lei tende quasi sempre a uscire, a scappare, ma viene trattenuta dall’uomo, che la riporta continuamente verso di lui e verso il centro. In particolare, questo desiderio di fuga si fa più forte nel momento in cui la danzatrice schiaccia l’uomo a terra, appoggiando entrambi i piedi sulle sue spalle. Riceve, tuttavia, una reazione negativa da parte di lui, quasi a rappresentare una violenza fisica.

Poco dopo questo momento la scena si configura come all’inizio dell’opera, nella danza, nella musica come nella scenografia, finché i danzatori non vengono inghiottiti dal buio.

Crediti
Coreografia: Jorge Garcia Perez
Interpreti: Alba Carbonell Castillo e Jorge Garcia Perez

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