Finchè c'è tango c'è vita Rubriche

Vittoria Maggio racconta la sfida nel tango

Finché c’è tango c’è vita propone oggi un’altra visione del tango che pare essere decisamente contrapposta a quella del caldo e accogliente abbraccio di settimana scorsa.

Può sembrare distonica, in contraddizione, una sorta di ombra sulla luce, ma accogliendo il concetto che gli opposti si completino e coesistano come parte di un tutto,  si perde così quel germe dell’antico  pensiero manicheo rimasto ancora nell’occidente moderno, e ci si avvicina alla natura più vera dell’uomo, della vita e del tango.

La magia del tango è proprio quella di esplorare le diverse parti di ognuno di noi, i differenti stati d’animo, le nostre più profonde e ambigue pulsioni.

Nella vita e nel tango a volte abbracciamo ed accogliamo, a volte sfidiamo l’altro oppure noi stessi. La visione più immediata e comune del tango è forse proprio quest’ultima legata alla sfida, alla conquista, a quella parte dell’uomo tanto ancestrale e primordiale quanto quella protettiva dell’abbraccio. È la parte più maschile, più guerriera, quella tesa alla sopravvivenza della specie.

Arriva da lontano, è qualcosa di atavico, legata al maschio dominante che affronta la sfida per decidere chi dovrà prevalere, chi comanderà. Darwin insegna: il mantenimento della specie è demandato al più forte e per stabilire chi lo è bisogna “battersi”.

Anche le origini del tango parlano di questo: nei polverosi angoli delle strade i compadritos, una sorta di guappi di quartiere, ballavano tra di loro per dimostrare la propria abilità e talvolta per obbligare il compagno a indietreggiare; l’improvvisazione di passi e figure che spesso invadevano lo spazio del partner faceva sì che i ballerini si afferrassero con forza in una sorta di lotta danzante.

Fuori dai bordelli la sfida continuava coi coltelli che, più dei passi di tango, marcavano il territorio.

Pensate a un passo del tango come la sacada: la traduzione dallo spagnolo di sacar è togliere, far uscire e quindi prendere.

Nel passo infatti l’uomo non fa altro che invadere lo spazio della donna sfiorando la sua gamba, il movimento del corpo e il cambio di equilibrio che le comunica la porta quindi a spostare, a togliere la propria gamba con una sorta di apparente sollevamento. L’effetto e la sensazione è proprio quella di essere “cacciata via” dal proprio spazio.

È un passo che se compiuto con eleganza risulta molto sensuale, ma che se lo ripensiamo nelle gambe dei compadritos abbiamo la chiara percezione dell’invadenza dello spazio altrui, della sfida che i due intraprendevano per rivendicare il proprio potere e il proprio territorio.

Sfida come conquista.

Diverse sono le modalità per svolgere una sfida: il duello in determinati momenti storici è stato il simbolo di riferimento, anche per conquistare una donna.

Lo spacco profondo in milonga lancia una sfida, il boleo più alto lancia una sfida, la camminata eretta, lo sguardo che va oltre l’altezza umana, il proporre nella conduzione del ballo sequenze articolate e complesse, differenti giochi di pesi ed equilibri.

La sfida che personalmente preferisco però è di tutt’altra natura, ed è quella culturale, quella dialettica che anima la mente dei due contendenti in una tenzone intellettuale che porta beneficio ad entrambi, uno scambio proficuo acceso sì da rivalità, ma che porta a nuove forme, foriera di innovazione.

Il tango, la sua cultura, la conoscenza della musica ha sempre portato a sfide intellettuali come quelle tra le orchestre famose che hanno rielaborato storici brani, cercando di comporre arrangiamenti sempre migliori del precedente e proponendo innovazione.

Ancora oggi noti compositori, direttori d’orchestra si sfidano a rielaborare tanghi storici. Pensiamo alle varie versioni di Libertango o di Por una Cabeza riarrangiate da Yo Yo Ma, Richard Galliano, o dal giovane talento venezuelano Dudamel o dal magico violino di Perlman…sono omaggi oppure sfide?

E come sempre Buon Tango a tutti, a chi già lo balla, a chi inizierà a ballarlo, a chi solo lo ascolterà oppure lo guarderà, a chi lo ama e  a chi lo rifiuterà e male ne parlerà…A chi vive insomma perché Finché c’è tango c’è vita!

Un abbraccio.

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