Finchè c'è tango c'è vita Rubriche

Finchè c’è Tango c’è vita, anche quando accade l’imprevedibile…

Finché c’è tango c’è vita settimana scorsa ha ricordato quanto la pausa nel tango e nella vita sia fondamentale per poi tornare a quello che si ama, con l’animo rinnovato e con le ritrovate energie fisiche e mentali, sottintendo naturalmente la scelta consapevole, voluta e ricercata di un momento di pausa.

Quando siamo noi a scegliere di fermarci va tutto bene: l’abbiamo deciso noi e noi decidiamo quando ricominciare!

Il vero problema di ogni tanguero, come di ogni ballerino, é invece quando non siamo noi a scegliere di metterci in pausa, ma è un evento esterno poco prevedibile che lo decide per noi: un banale incidente per esempio che ci costringe al fermo. La nostra prima reazione é ribellarci al triste destino.

Ho visto continuare a ballare caviglie con distorsioni, graziate solamente dal non utilizzo dei tacchi; lombari doloranti di uomini “duri” che con fascia elastica e antidolorifico sono scesi in milonga ugualmente; stampelle colorate portate a bordo pista con le quali riposarsi tra una tanda e l’altra;  polsi fasciati o adornati di eleganti guanti neri che tendevano comunque la mano all’invito al  ballo; e che cosa dire o fare con qualche linea di febbre o con un’influenza… non si balla?

Ma siamo matti!?

Ecco pronta una bella Tachipirina e via a danzare che é noto quanto sudare faccia bene e scacci via la malattia.

Al massimo si rischia la bronchite, ma il corpo del ballerino é in realtà cosi tanto votato alla causa del ballo che spesso davvero tutto passa più velocemente proprio grazie al ballo, grazie alla notte passata in milonga.

Ovviamente tutto ciò é supportato da spinte emotive e motivazioni che fortificano la nostra mente e aiutano il nostro corpo a superare meglio e prima la debolezza fisica. Anche spiegazioni medico scientifiche illustrano come una serie di neuro trasmettitori molto utili alla guarigione, vengano messi in circolo nel nostro corpo durante l’attività fisica.

Ma quando l’incidente si fa più serio e obbliga al riposo poiché quello é l’unico mezzo per guarire, allora per il tanguero la cosa si fa molto dura. Lo spettro del non poter più ballare si fa avanti e si accomoda al tuo tavolo stile “Settimo Sigillo”!

Ne so qualcosa proprio io in questi giorni che, a causa di una caduta violenta in monopattino, sono costretta a non ballare per qualche settimana.

La cosa interessante che si apre al commento é una serie di reazioni che ci fanno comprendere quanto noi tangueri siamo un po’ dipendenti da questo meraviglioso ballo.

La prima reazione, il primo pensiero che viene alla mente quando ci si fa male é proprio la paura di non poter più ballare. Un pensiero così oscuro e funesto che, se da una parte é il peggior incubo che genera più ansia della preoccupazione di capire quale danno fisico ci siamo procurati, é anche lo stimolo a reagire, a non sentire tutto il male e a farcela a rialzarsi quanto prima, con la mente tesa alla guarigione e l’immaginazione a visualizzare il momento in cui si tornerà a ballare.

L’effetto collaterale dell’incidente che ti costringe alla pausa obbligata è che la tua vita ti sembra improvvisamente vuota: niente lezioni e niente milonga alla sera e quindi che cosa fai?

Guardi tutte le tue scarpe da tango con una lacrima e pensi che il telecomando della televisione ormai non sai più nemmeno dove sia; amiche, amici, fidanzati, amanti e quant’altro vanno a ballare e tu no; cinema o teatro improvvisamente diventano la tua “ancora di rispetto”, ma sai che ci dovrai andare da sola probabilmente perché sono mesi o anni che non senti o vedi più chi prima del tango condivideva con te altre forme d’arte o d’interesse; lo spazio ricavato dai mobili che hai spostato in casa per esercitarti ti sembra il deserto dei tartari; quella variazione o quel passo che volevi provare a tutti i costi non puoi che farlo con l’immaginazione; il carrello del supermercato ricominci a spingerlo come una persona normale e non provando a fare quei meravigliosi ocho che tanto ti fanno sentire sensuale…la tua vita senza il tango va tutta ricostruita per non entrare in crisi di astinenza.

Un po’ sto esagerando naturalmente, ma ci sono studi scientifici che hanno dimostrato quanto il tango possa creare dipendenza poiché estremamente coinvolgente a livello emotivo, fisico, mentale, sociale. Dalla “scimmia” del tango ci siamo passati tutti, a volte ce ne facciamo prendere in maniera esagerata e i motivi di ciò sono molteplici e profondi: forse ognuno di noi li conosce bene dentro di sé senza che qualcun altro in cattedra glieli vada a spiegare.

C’è di buono che é anche stato verificato che a lungo la pratica di ballare tango non modifica il tasso di dipendenza o riduce il livello degli effetti positivi, e che quelli negativi rimangono comunque pochi.

Li scopriamo quando siamo costretti al riposo forzato che può diventare una buona occasione di riflessione profonda su noi stessi e su che cosa può mancarci che il tango va forse a sostituire.

Quello che sto apprezzando in questi giorni di mio riposo forzato e di mancanza da milonga é che finalmente vado a letto presto la sera e che la mia mente e il mio spirito non sono tristemente provati dall’incidente: sono invece forti e determinati a raggiungere quanto prima l’obiettivo di tornare presto a ballare, il mio fisico soffre ma la mia mente lo sostiene e lo aiuta.

Ecco perché come immagine di copertina ho scelto la pittrice messicana Frida Kahlo che balla il tango: la donna per eccellenza che ha sofferto violentemente nel fisico per tutta la sua vita e che non si é mai arresa, combattendo sempre le avversità e tornando sempre in piedi.

Godetevi la scena di tango del film “Frida” del 2002 a lei dedicato, con una sensualissima Salma Hayek che balla con Ashley Judd:

https://www.youtube.com/watch?v=Bj-J-66dik0

Come sempre buon Tango a tutti, a chi lo balla, a chi inizierà a ballarlo, a chi lo ascolterà oppure lo guarderà, a chi lo ama e a chi lo rifiuterà e male ne parlerà… A chi vive insomma perché Finché c’è tango c’è vita!

Un abbraccio!

Oggi è il 16 dicembre 2017

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