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Lia Courrier: “L’arabesque? Io dico NO allo spalancamento del fianco. E voi?”

Arabesque.

Una delle posizioni più famose del balletto è oggetto di una accesa discussione tra i sostenitori del bacino aperto e quelli del bacino chiuso. Come sappiamo bene oggi il balletto porta i corpi ad estreme estensioni e, di conseguenza, le forme a cui eravamo abituati (soprattutto per chi come me bazzica nel mestiere da diverse decadi), stanno cambiando per adeguarsi alle richieste estetiche del momento.

Chi mi conosce sa quanto io sia poco conservatrice, e anche poco ortodossa, in ogni espressione del mio essere, però ragazzi…un arabesque è un arabesque, ha un suo dispiegamento tridimensionale nello spazio, non può mica diventare piatto come un carteggio dell’antico Egitto!

Quello che voglio dire, è che tra l’idea di Agrippina, che con ogni probabilità credeva che il femore si inserisse direttamente al centro dell’osso sacro, e quello che vedo oggi, con il fianco talmente aperto da poter essere usato come pendente al lobo di un orecchio, esiste la possibilità di una mediazione.

Persino Buddha ha fatto del concetto della giusta via di mezzo uno strumento per raggiungere la realizzazione, dopo aver provato l’abbondanza dei fasti principeschi e poi la rinuncia totale ad ogni attività materiale, con l’ascetismo. Perché mai dovremmo stravolgere l’idea di questa posizione al punto da perderne il concetto originario? La bellezza intrinseca di un movimento sta nell’armonia e non nell’eccesso a tutti i costi.

Ma figuriamoci, parliamo di un’arte nata in seno alla Corte… cioè di gente che comunicava attraverso il linguaggio dei ventagli, degli sguardi, non si toccavano se non attraverso guanti o cuscini, se solo per sbaglio una donna mostrava una caviglia in pubblico, chissà cosa si diceva già di lei il giorno dopo. Lasciamo perdere che in Francia poi – almeno stando alle cronache- erano dei lascivi erotomani, almeno all’epoca di Versailles, in cui la promiscua situazione in cui vivevano di certo era galeotta, ma l’apparenza, l’etichetta…una posa così sfrontata sarebbe considerata volgare, esagerata persino per dei parrucconi barocchi con le facce incipriate e il neo finto sul seno.

Balanchine, che anche amava le gambe lunghe e le grandi estensioni, come si evince dalle sue coreografie virtuosistiche, permetteva l’apertura del fianco per migliorare la linea, ma non le spalle, a mantenere quella tridimensionalità che è poi la bellezza dell’arabesque, perché la danza non è un quadro, ma una scultura in movimento.

Io dico NO alla pratica dello spalancamento del fianco, e voi?

Oggi è il 4 Dicembre 2020

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