Rubriche Setteotto

Lia Courrier ci parla dei concorsi: “And the winner is….”

Nelle pagine di questa rubrica ho sempre ribadito la mia idea della danza come sublime forma d'arte e non come attività sportiva, ma nonostante questo di certo non mancano occasioni per competere. Tutto lo stivale, infatti, pullula di ogni genere di concorso coreutico, rivolto ad allievi di qualsiasi età e preparazione, per ogni tipologia di danza esistente. Durante l'anno scolastico l'organizzazione che brulica dietro alla partecipazione ad un concorso impegna sia i danzatori che maestri e genitori, con grande dispendio di energie, tempo e denaro. Il più delle volte, infatti, oltre alla quota per iscriversi alla competizione, già cospicua, bisogna aggiungere le spese per gli spostamenti, pernottamenti e confezionamento di costumi. Nel caso della danza classica , in particolare, qualora ci si prepari per affrontare una una variazione di repertorio, il tutù da indossare deve essere pertinente al personaggio che si interpreta, e se non si ha la possibilità di farselo fare su misura, si renderà necessario noleggiarne uno.

Le strutture che si propongono l'obiettivo garantire una adeguata formazione coreutica, anche come avviamento alla professione, vedono i concorsi come un'occasione irrinunciabile per confrontarsi con altri danzatori, farsi un po' le ossa in scena e tirare fuori carattere e determinazione, senza farsi sopraffare dalle emozioni. Ma si va ai concorsi anche per vincere i premi in palio, ovviamente, che consistono in denaro o borse di studio, oltre ad una collezione di coppe e trofei da tenere con orgoglio alla reception della scuola.

Fatta eccezione per la cultura hip hop, in cui il concetto di sfida ha un significato intrinseco alla storia stessa di questo linguaggio, inseparabile dal movimento stesso, le competizioni di danza, con assegnazione di punteggi, votazioni e premiazioni, mi hanno sempre fatto uno strano effetto: qualcosa di dissonante, scomodo e lontano dal mio pensiero e dal mio sentire, persino nel caso di concorsi celebri come Parigi o Varna. Se esiste un aspetto positivo in questo genere di eventi, forse, è l'opportunità data a chi ha davvero talento di farsi vedere, per questo motivo credo che, nella scelta di una competizione a cui far partecipare i nostri allievi, bisognerebbe guardare prima di tutto all'onestà di intenti del direttivo artistico e organizzativo, che dovrebbe essere composto da persone davvero capaci di riconoscere il valore di un danzatore e che abbiano gli strumenti per aiutarlo ad emergere.

Se tra i vostri allievi avete un talento, che dimostra determinazione e forza di volontà, e volete dargli la possibilità di fare un importante passo avanti nella sua carriera formativa, potete  individuare dei criteri per la ricerca dell'occasione giusta, in modo che gli sforzi messi in atto per partecipare ad un concorso siano in qualche modo finalizzati, se non ad un premio a tutti i costi, almeno ad ottenere dei feedback che possano aiutare l'allievo ad orientarsi meglio nello studio. Potete cominciare, per esempio, dalla composizione della giuria, nella quale spesso compaiono nomi di richiamo, ma che effettivamente non sono proprio dentro al mondo della formazione coreutica, ossia non si tratta di direttori artistici di formazioni professionali o di insegnanti con grande esperienza alle spalle. Un altro dettaglio da valutare sono i premi: è importante che siano quantificati in ore di formazione, ammissioni a corsi professionali, borse di studio o, per i più grandi, apprendistato o possibilità di studiare in una compagnia. Conosciamo benissimo la situazione attuale della danza nel nostro paese, quindi potete selezionare, e preferire, occasioni in cui il pacchetto premio preveda anche esperienze all'estero, dando al vincitore la possibilità di confrontarsi con il livello di preparazione internazionale, sicuramente di più ampio respiro. Infine credo sia importante che, oltre alle esibizioni e alle prove strettamente legate alla competizione, siano previste anche delle masterclass, tenute dagli stessi membri della giuria, qualora possano farlo, per valutare ogni candidato da più punti di vista: non solo in sede di concorso, dove l'emozione o anche una scelta coreografica sbagliata possono non valorizzare, ma anche su un breve percorso di studio, osservando la reattività alla correzioni e la velocità di apprendimento.

In Italia questi concorsi sono rari, ma esistono e credo sia importante, per le scuole che vogliono affrontare questo genere di evento con serietà, andare alla ricerca di queste realtà che si muovono con grande rispetto, per la danza e per la persona, consentendo di vivere un'esperienza importante, per gli allievi e le loro famiglie, chiarendo non solo se si è in possesso della passione per la danza, ma anche se questa è accompagnata da un talento che possa motivare un percorso di un certo tipo. Quando una competizione è gestita con competenza, trasmetterà un' idea sana della danza, dove la cosa importante non è accumulare premi e coppe, o contare i punteggi, ma offrire una vera opportunità di crescita in un ambito professionale, in un Paese in cui lo studio della danza non è di certo un'attività per tutte le tasche. 

La danza è un'Arte, e come tale il suo apprezzamento è soggettivo, valutarla non è affatto facile, per questo si richiede che tutti coloro che partecipano all'organizzazione e allo svolgimento di questi eventi siano più che competenti, che agiscano nella totale trasparenza e senza interferenze esterne.

Questo dovrebbe, secondo me, essere l'unico obiettivo di una competizione coreutica. 

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