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“Mayerling” alla Royal Opera House di Londra: un balletto a tinte fosche

Alla Royal Opera House di Londra va in scena dal 28 Aprile al 13 Maggio, un dramma in danza: ”Mayerling” di Kenneth MacMillan, balletto ispirato alla vera infelice storia d’amore tra Rodolfo, erede al trono Austro Ungarico costretto alle nozze con  la principessa Stefania, e la sua giovane amante Maria che ebbe come finale un tragico doppio suicidio nel 1889.

Mayerling è infatti il nome della tenuta di caccia in cui i due sfortunati amanti consumarono la loro passione, e dove vennero ritrovati i corpi di Maria e Rodolfo, entrambi instabili mentalmente e fatalmente attratti dalla morte, a tal punto da compiere l’insano gesto di togliersi la vita insieme.

Un balletto dalle tinte oscure, cupo, ma che ricevette al suo debutto nel 1978, una standing ovation e che viene considerato uno dei capolavori,se non il più grande, dell’amatissimo coreografo inglese Kenneth MacMillan che ha messo la firma su tante sublimi coreografie tra cui Manon e Romeo e Giulietta.

L’impegno richiesto ai danzatori protagonisti di Mayerling è elevatissimo. Questa è innanzitutto una prova di drammaticità e profonda espressività in primis per il danzatore che veste i panni di Rodolfo, il vero fulcro della trama del balletto. Il coinvolgimento emozionale unito ad una tecnica decisa che si sviluppa essenzialmente nei passi a due che Rodolfo danza con le tre donne della sua vita (la madre, la sposa e la sfortunata amante) e che sono talmente complessi da spingersi in molti punti ai limiti della tecnica classica.

Il genio creativo di MacMillan si evidenzia poi nella capacità di rendere estrema la differenza tra la pomposità delle scene che ruotano intorno alla famiglia reale, (tra cui la scena dello sposalizio), che incarna l’ipocrisia del perbenismo di facciata e la freddezza della ragion di stato, e la dolce, raccolta intimità dei due amanti che trovano l’uno nelle braccia dell’altra, la consolazione.

Grandi i nomi chiamati per danzare in questo Mayerling: Osipova, Nunez, Borelli, Watson e prime rappresentazioni già sold out da mesi per un balletto letteralmente pervaso per tre ore, dall’ossessione della morte (non a caso, in cartellone si  raccomanda  di non portare a teatro in occasione di questi spettacoli, bambini sotto i 12 anni di età), ma che non smette mai di suscitare profondissime emozioni.

Crediti fotografici: Bill Cooper

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