Interviste

Miguel Angel Zotto: Il ballerino che ha fatto del mondo una milonga

Miguel, noi siamo qui perché tu renderai il Teatro degli Arcimboldi di Milano, sabato 6 giugno, la più grande Milonga europea con il tuo spettacolo che si intitola “Tiempo de Tango”. Parlaci di questo grande evento.

Questo è uno spettacolo inedito: ho convocato diverse scuole d’Italia che arrivano a rendere omaggio al Maestro Copes con una grande coreografia finale. siamo quasi 40 coppie di ballerini. Non si è mai visto su un palcoscenico, non è mai stato fatto, lo spettacolo parla del tempo che passa, Copes ha 84 anni e io 56.

Avete cominciato molto giovani entrambi: attorno ai 17 anni più o meno e lui è stato il tuo grande maestro.

Sì. Lui ha fatto una delle cose più importanti nella mia vita. Quando io l’ho visto ballare, prima che lui fosse il mio maestro, ho detto “io voglio stare qui”, per scoprire la danza attraverso di lui, attraverso la sua grande immagine che cercherò di raccontare a Milano.

Possiamo dire che è stato quasi il tuo “faro” del tango, così come le barche devono andare verso il faro, tu dovevi andare verso Copes?

Si, era quello che volevo diventare. Lui ha creato tantissime cose nel tango. La mia prima compagna di ballo era del balletto di Copes, si chiamava Marinel. Fu lei a portarmi da lui…fu molto emozionante quando Copes mi disse “ti voglio vedere ballare”! Vedere Copes è come vedere il Dio del Tango. Quella sera fu meravigliosa.

Te la ricordi ancora, lo vedo nei tuoi occhi, come se fosse ieri, vero?

Sì, é così. Trentacinque anni fa.

Che emozione provi quindi adesso, tu che sei stato il suo discepolo, a rendergli questo omaggio, fare qualcosa tu per il tuo grande maestro che saluta per l’ultima volta il pubblico Europeo?

A parte un’emozione enorme, sento una grande responsabilità. Questo è un grande spettacolo, però fondamentalmente è un addio alle scene, ad una professione dopo quasi 65 anni. È un momento solenne. Come quando Gene Kelly lasciò la scena. Mi ricordo che Gene Kelly venne a Los Angeles a vedere il nostro spettacolo di tango argentino e ci invitò a casa. Quella fu un’emozione!

In Tiempo de Tango tu e la tua compagna Daiana Guspero fate anche un regalo ai vostri allievi perché li portate in scena con voi, credo che non tutti i maestri siano così generosi da fare questo!

Sì la nostra Accademia sarà con noi sul palcoscenico, siamo molto fieri dei nostri allievi che ci seguono con tanta passione e impegno. Balleranno anche i nostri Maestri: Stefano Fava e Alessandro Parascandalo. Poi ci saranno diverse scuole da tutta Italia: da Padova, da Brescia, da Bologna, da Reggio Emilia, da Mestre, da Roma e la nuova generazione dei grandi ballerini e maestri di tango: Alejandro Aquino e Natalia Hills, Roberto Reis e Natalia Lavandeira, Sebastian Arce e Mariana Montes, Pablo Moyano e Roberta Beccarini. Loro sono il futuro di questa disciplina.

Una grandissima milonga…. Allora aiutami a definire, per i nostri lettori, che cosa sia la milonga. Qual è il suo significato più profondo, al di là di essere la sala dove vai a ballare il tango?

La Milonga è un luogo di riunione sociale, un fenomeno meraviglioso: si riunisce gente di ogni classe sociale e di diverse provenienze. È uno dei pochi luoghi dove per arrivare non è necessaria un’età né una professione giusta, né un colore di pelle giusto, né essere magro o grasso, è bellissimo. C’è un codice di rispetto per la donna e per le persone che ballano con te. Si balla in senso antiorario, rispettando lo spazio dell’altra persona e delle altre coppie, ci sono diversi stili, il tango, il valz cruzado, la milonga. C’è una “cortina” musicale ogni 4 tanghi, è un brano musicale diverso dove la gente non balla e torna al tavolo, intorno alla pista di ballo; un DJ anima la serata ed è una scelta determinante. La gente mai si deve sentire male in una milonga, deve divertirsi, ballare, giocare con l’altra persona… e innamorarsi.

Miguel, stiamo dicendo che la milonga è la vita come dovrebbe essere oggi, senza tante differenze culturali, di colore di pelle e di religione. Forse tutto il mondo dovrebbe ballare, e forse non ci sarebbero guerre.

Esatto. Perché il corpo, la comunicazione del corpo, senza l’utilizzo della parola è importantissima, è vera, istintiva, si può comunicare con l’altra persona senza la barriera della lingua.

Senza la barriera del linguaggio che a volte ci trincera dietro parole brutte, parole che magari non pensiamo e non sentiamo davvero. Mentre con il corpo noi sentiamo e non possiamo mai mentire.

Questo è il segreto del tango!

Quindi Miguel non ci sarà mai un ultimo tango?

No, non finirà mai. Si può finire una vita, ma il tango continua. Io morirei ballando il tango. Mi devono portare al cimitero perché smetta di ballare…il tango non finirà mai.

Grazie a Miguel per le sue parole.

Oggi è il 25 Ottobre 2020

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