Interviste

Intervista a Fabrizio Angelini: studiare ed essere “affamati e folli” è la ricetta del successo.

Impegnato recentemente con le prove di West Side Story in scena dal 19 ottobre 2017 al Teatro Carlo Felice, Fabrizio Angelini è uno dei nomi noti del musical italiano. La sua grande esperienza è garanzia di qualità. Dance Hall News l’ha incontrato per voi:

Lei è ormai un pilastro del teatro musicale italiano, ma come è iniziata la sua carriera?
Grazie per il “pilastro” 🙂 Allora, dopo una serie di esperienze che più o meno tutti abbiamo fatto (spettacoli con la parrocchia, complesso musicale con gli amici, compagnie amatoriali) decisi di fare sul serio. Inizialmente mi indirizzai verso la recitazione e fui ammesso al Laboratorio di Esercitazioni Sceniche diretto da Gigi Proietti, che purtroppo non esiste più, e che abbandonai in quanto impegnato con il servizio militare, allora obbligatorio. Continuai nel frattempo a studiare privatamente, in particolare con Alba Maria Setaccioli, che era stata una gloriosa insegnante dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica, e due anni dopo mi presentai nuovamente alle ammissioni per il Laboratorio. Però anziché prendermi nella scuola mi offrirono un contratto: il mio debutto dunque è stato con il grande Gigi nazionale in Cirano, nelle vesti di un cadetto e di un moschettiere. Nel frattempo avevo cominciato a studiare danza, ed ero stato ammesso all’Accademia Nazionale, dove poi mi sono diplomato e successivamente specializzato nell’insegnamento, e dove durante il corso di studi ho comunque lavorato nel Corpo di Ballo dell’Opera di Roma e del San Carlo di Napoli. A questi studi ho affiancato quelli del canto, così quando è arrivato il musical in Italia, con A Chorus Line prodotto dalla Compagnia della Rancia nel 1990, io ero pronto: sono stato preso nel cast e da allora non ho più abbandonato questo genere.

Da interprete, quali sono i ruoli a cui è più affezionato e perché?
Ce ne sono molti… Paul in “A Chorus Line”, Carmen Ghia in “The Producers”, la Signora Lapide in “Di nuovo buonasera”con Gigi Proietti (con il quale ho lavorato nuovamente dal 2007 al 2011), il sindaco Crispino in “Aggiungi un posto a tavola” (prodotto dalla Compagnia dell’Alba, da me diretta insieme a Gabriele de Guglielmo, prima edizione professionale autorizzata da autori ed eredi al di fuori del Teatro Sistina di Roma), Max Detweiler in “Tutti insieme appassionatamente”, prodotto anch’esso dalla Compagnia dell’Alba, in tour lo scorso anno e quest’anno. Inoltre ho sostituito moltissime volte i protagonisti degli spettacoli ai quali partecipavo, poiché sapevo sempre tutto ed ero sempre pronto… Dunque sono stato Adamo in Sette Spose per Sette Fratelli in sostituzione prima di Raffaele Paganini e poi di Michele Carfora, Cosmo Brown in Cantando sotto la pioggia in sostituzione di Manuel Frattini, Max Bialistock in The Producers in sostituzione di Enzo Iacchetti… E molti altri…

In questi giorni è a Genova per le prove di West Side Story. Ci può raccontare qualcosa sullo spettacolo e sulla compagnia che lo porta in scena?
Lo spettacolo è una meraviglia. Io ho avuto la fortuna di interpretarlo con la Compagnia della Rancia nel 1995-’96, con le coreografie rimontate dal coreografo americano Tim Connell, che aveva lavorato direttamente con un assistente di Jerome Robbins. Io ero uno dei portoricani, ma nel corso del tour ho interpretato in sostituzione anche Riff, Bernardo, Chino e Diesel, oltre ad essere assistente alle coreografie e capo balletto. Dunque dello spettacolo ho assimilato tantissimo, e sono stato ben felice, quando il regista Federico Bellone e la produzione WEC mi hanno proposto di rimontare le coreografie originali, di poter mettere la mia esperienza di allora, ma ben viva nella mia mente e direi nei miei muscoli, al servizio degli interpreti di oggi. Senza falsa modestia, credo di essere l’unico italiano in Italia in grado di riprodurre le coreografie senza copiarle da un video, ma conoscendo esattamente tutto quello che c’è dietro i singoli passi e il significato di essi, drammaturgicamente parlando. E’ uno spettacolo molto impegnativo e faticoso, anche perché lo stile, oltre ad essere anni ’50, prevede l’uso massiccio del “plié”, proprio per il contatto, simbolico, con il terreno e il territorio che le due band di WSS si contendono. La compagnia si è costituita appositamente per le repliche di Genova, anche se diversi artisti hanno già interpretato un’altra edizione dello spettacolo, e comprende alcuni tra i migliori performer del panorama musicale italiano.

Qual’è la situazione del musical in Italia?
In quasi 30 anni sono stati fatti molti passi avanti e prodotti molti spettacoli, alcuni dei quali di altissimo livello tecnico e artistico. Purtroppo da un po’ di anni c’è anche una sorta di inflazione, e si sono visti in giro anche spettacoli di bassa qualità. Il problema è sempre il solito, noi siamo principalmente un Teatro di giro, cosa che i grandi musical non possono affrontare. Di conseguenza negli ultimi anni sono nati anche spettacoli che sono stanziali su Roma, e soprattutto su Milano, per riuscire ad avere un certo tipo di spettacolo che il tour non permette. Il grosso problema rimane comunque l’essere sempre considerati un teatro di serie B da parte della prosa o ad esempio della lirica nonostante l’indotto, quando io da anni combatto per “nobilitare” il genere, soprattutto personalmente con lo studio, che tuttora affronto regolarmente, impegni permettendo. E poi c’è l’eterno discorso del poco aiuto da parte dello Stato e della scarsa considerazione che ha la cultura in Italia, e all’interno della cultura il Teatro, e all’interno del Teatro quello musicale…

Si sente spesso dire che in America, dove questo genere è nato, il livello sia molto alto e che gli artisti siano in grado di ballare, cantare e recitare ottimamente mentre in Italia si tende ad avere una specialità e solo una conoscenza di base delle altre discipline…è ancora così o le cose stanno cambiando?
Diciamo che è così, nel senso che in America sono molti di più, dunque c’è più scelta, e che l’abitudine al canto e al movimento avviene fin da bambini. Qui spesso i performer iniziano a studiare danza quando entrano in una scuola di musical, dunque da grandi, quando è troppo tardi. Le cose un po’ sono cambiate rispetto a quando ho iniziato io (noi eravamo dei pionieri, ma forse il fatto di non avere scuole in fondo ha anche giovato, perché dovevamo arrangiarci e studiavamo ovunque e con chiunque). Di sicuro adesso è cresciuto il livello del canto. Per la recitazione direi alti e bassi, mentre con la danza siamo andati decisamente indietro.

Recentemente lei ha curato le coreografie dell’opera musical “La Congiura, Firenze 1478”, una nuova produzione andata in scena al Teatro del Maggio. Che esperienza è stata?
Un’esperienza splendida, intanto perché ho vissuto per un mese a Firenze. Inoltre l’Opera di Firenze, così come il Carlo Felice di Genova, sono strutture dove si lavora benissimo. Il fatto che a Firenze non esista più il corpo di ballo (purtroppo) ha fatto si che io abbia potuto scegliere dei danzatori con un’audizione, e mi sono trovato a lavorare con un gruppo eccellente e molto molto affiatato. Gli uomini erano più eterogenei, mentre le donne avevano una base molto classica. Il regista Sandro Querci è stato molto contento del mio lavoro, così come Katina Ranieri, moglie di Riz Ortolani, autore delle musiche dello spettacolo.

Quanto spazio c’è nel mondo del teatro musicale per i lavori inediti e qual’è la risposta del  pubblico?
Pochissimo spazio, purtroppo. I distributori, i circuiti e i direttori dei Teatri in questo senso non aiutano, perché si preferisce andare sempre sul sicuro, riproponendo a volte titoli già andati in scena magari solo due anni prima… Io e Gianfranco Vergoni, che collabora con me da 25 anni, abbiamo spesso fatto dei tentativi con testi scritti da lui, ma difficilmente siamo riusciti a far avere loro un seguito. Il pubblico risponde bene se il prodotto è buono, ma purtroppo è ancora difficile portare gente a Teatro se non hai il grande titolo e ancor di più il grande nome…

Lei ha costruito una carriera da sogno cominciando dalla gavetta. Cosa ne pensa dei tanti talent show che spopolano in televisione e che hanno grande seguito specie tra i più giovani?
Li detesto, e penso siano stati la rovina della nostra categoria. Nostra signora Maria della TV ha fatto e fa credere che si possa diventare bravi e famosi in pochi mesi, e dunque si studia molto meno… Io ai miei tempi facevo anche tre o quattro lezioni al giorno, a volte. Questo credo che ora avvenga sempre meno. I performer e gli aspiranti performer ad esempio non ballano, nella maggior parte dei casi… Mentre invece dovrebbero studiare, studiare, studiare!… E non solo la danza, ovvio…

Con una carriera così lunga, bella, ricca di soddisfazioni e premi, Fabrizio Angelini ha ancora qualche sogno nel cassetto?
Uh! Più che un cassetto direi un armadio… 🙂  Ci sono spettacoli mai arrivati in Italia come Les Miserables, che è uno dei miei preferiti, o 42nd Street, portato in Italia solo da cast stranieri… E poi mi piacerebbe fare prosa, interpretare dei bei ruoli corposi, dirigere dei bei lavori impegnativi drammaturgicamente… Insomma tante cose… E poi proseguire l’attività con le persone con le quali collaboro, appunto i già nominati Vergoni e de Guglielmo, e molti altri…

Quali sono i suoi prossimi impegni?
Il 19 debutta appunto West Side Story; ho montato tutta la coreografia, poi ho lasciato il lavoro in mano ad un’assistente, Marta Melchiorre, che nello spettacolo interpreta Graziella, perché io avevo già preso un impegno con il Teatro dell’Aquila di Fermo per riprodurre la regia di Saverio Marconi (a sua volta impegnato) di un’edizione de “L’Elisir d’Amore”, che debutterà il 21. Inoltre in contemporanea siamo in prova con la Compagnia dell’Alba con “Tutti insieme appassionatamente”, che debutterà a Pescara il 23, e nel quale oltre a firmare regia e coreografie sono anche in scena, e con il quale poi saremo in tour fino a marzo. Questo periodo è un vero tour de force…

Un consiglio per i giovani che sognano di lavorare nel mondo dello spettacolo, che si tratti di Musical o degli altri generi.
Studiare, studiare, studiare!!! Non credere alle facili promesse false della televisione… Inoltre informarsi, essere curiosi, andare a vedere tutto quello che si può e quello che non si può cercarlo in Internet. Noi non avevamo questa fortuna, io ho dovuto aspettare anni prima di andare a New York per vedere qualcosa… Ora sul proprio PC, e sul telefono, si può vedere la qualunque, dunque non ci sono scuse. Bisogna essere “affamati e folli”, come disse Steve Jobs…

Grazie per il tempo che ci ha dedicato e arrivederci a Teatro!
Grazie a voi e a presto!

Crediti fotografici: Vincenzo Fedecostante; Luca Pdi veronese; Gianluca Inzirillo

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