Biagio Tambone: l’insegnante di danza alle prese con la creazione coreografica

Per la nostra rubrica AIDA CONSIGLIA, Alice Molinari ha incontrato il Maestro Biagio Tambone

di Alice Molinari
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Oggi mi trovo davanti ad una vera e propria icona della danza classica ed è un onore, oltre che una grande soddisfazione, poter fare quattro chiacchiere di qualità con lui: uno straordinario ballerino, un eccezionale coreografo, un incomparabile Maestro… Un personaggio dal carisma assoluto, la cui conoscenza del mondo coreutico è un bagaglio preziosissimo, oggi al servizio delle future generazioni di danzatori.

Dopo la straordinaria carriera di danzatore (Primo ballerino al Teatro alla Scala), il Maestro Tambone è diventato Docente della Scuola di Ballo, nonché Maître de Ballet del Corpo di Ballo Scaligero, collaborando alle produzioni dei maggiori coreografi internazionali, quali Kylian, Forsythe, Petit, ecc.

Oggi alterna il suo impegno come coreografo (Balletto di Milano), alla grande passione per l’insegnamento, che lo ha portato ad essere docente stabile e coreografo residente del Centro Formazione AIDA.

Nella sua grande esperienza di coreografo, quali sono le differenze nel lavorare con un corpo di ballo e con una compagnia di giovani allievi?

Le differenze stanno nella materia prima: il professionista ha già tutto il materiale tecnico, mentre con un allievo occorre seguire e rispettare il bagaglio acquisito nel suo percorso didattico fino a quel momento.

Mi piace lavorare con i giovani allievi poiché riescono a stupirmi, riescono ad essere puri e di conseguenza sono loro quasi a guidarmi nella creazione della coreografia. Il corpo di ballo è composto da persone più mature, con emozioni più profonde e radicate e questo mi dà la possibilità di giocare con la creazione coreografica, sperimentando sulla base di sentimenti più consolidati.

Quali sono gli elementi fondamentali che un insegnante deve valutare per creare una buona coreografia?

L’insegnante deve avere una forte creatività e deve saperla adattare agli allievi e alle loro reali capacità. Una coreografia ben riuscita deve prima di tutto entusiasmarli, far venir loro voglia di ballare, di provare e migliorarsi, di esprimere le loro emozioni; la gratificazione derivata dalla performance concorre a incanalare in modo proficuo l’energia dei giovani ballerini, nutrendo il loro percorso didattico degli stimoli necessari a non fermarsi mai.

La scelta della musica può aiutare a creare una giusta sinergia tra creazione coreografica e motivazione degli allievi; come per un esercizio ben costruito, la musica è fondamentale per spingerli a dare il massimo durante la performance, emozionandoli e aiutandoli ad esprimere a loro volta le emozioni percepite.

La creazione coreografica, nelle scuole private, si scontra spesso con l’impossibilità di avere un bagaglio tecnico omogeneo, a supporto della creatività del maestro. Quali consigli si sente di dare per riuscire ad ottenere una coreografia dignitosa, che rispetti le diverse individualità tecniche che possono coesistere all’interno di un corso?

Il coreografo deve capire esattamente quali sono le capacità degli allievi e deve avere la sensibilità per comprendere quanto si può spingere nella parte tecnico artistica della coreografia. Il momento coreografico non deve essere fine a sé stesso, ma deve essere a tutti gli effetti parte del percorso didattico ed educativo: creare una coreografia inadatta ai propri allievi diventa controproducente per la loro formazione.

A livello tecnico cerco di insegnare ai miei allievi di rispettarsi e prendere coscienza delle loro potenzialità e dei loro limiti, facendo capire che solo con il lavoro e la costanza si possono raggiungere risultati.

Questo principio vale anche per i maestri alle prese con una coreografia: capire effettivamente le potenzialità e i limiti propri e di chi si ha di fronte aiuta a creare una coreografia rispettosa di sé stessi e degli allievi.

In qualità di Maestro di una accademia professionale, lei insegna anche repertorio classico ad allievi selezionati, che studiano quotidianamente per prepararsi alla carriera del danzatore. Nelle scuole amatoriali il repertorio classico è talvolta utilizzato per l’ideazione dei saggi di fine anno; nella sua esperienza, ritiene sia corretto osare, o è più opportuno evitare di cimentarsi con i grandi titoli del repertorio, preferendo creazioni coreografiche meno complesse?

Assolutamente no, è auspicabile montare per gli allievi delle scuole amatoriali delle creazioni su misura, in linea con le loro capacità tecnico artistiche. Questo non significa che una coreografia debba essere povera o noiosa; si possono trovare molteplici soluzioni per rendere una creazione emozionante, indipendentemente dal livello tecnico. Sono proprio le emozioni che devono guidare la creazione coreografica: a livello artistico cerco sempre di consigliare ai miei allievi di lasciarsi andare, di essere sé stessi, mostrando le loro emozioni, che sono poi le stesse che il pubblico percepirà.

Troppe volte mi è capitato di assistere a spettacoli in cui gli allievi erano costretti a cimentarsi con pezzi di repertorio per loro eccessivamente complicati, tanto da rasentare il limite del ridicolo.

Mi ricollego a quanto detto prima: creare una coreografia in linea con le caratteristiche di un corso rappresenta prima di tutto una forma di rispetto nei confronti degli allievi e dimostra che un insegnante ha realmente a cuore il loro percorso didattico e umano, dimostra che un insegnante ha osservato, analizzato, valutato uno ad uno i propri allievi, senza offrire loro un “pacchetto” preconfezionato, ma cucendo la coreografia esattamente su di loro.

Assistere al momento creativo di Biagio Tambone è straordinario; la sua capacità di creare e trasmettere agli allievi quanto da lui immaginato è inarrivabile e dimostra quanto talento e quanto lavoro ci sia dietro ad ogni gesto di una coreografia. Ogni volta è un’esperienza sorprendente ed entusiasmante.

La genialità passa anche da questo: vedere cose che altri non hanno visto e realizzarle proprio come le si è immaginate.

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