Finchè c'è tango c'è vita Rubriche

Vittoria Maggio: “Ti piace il Vals?”

Durante una notte di tango spesso ricorrono un paio di domande che vengono formulate quasi  con una punta di sogghigno indagatorio da chi osa intavolare la questione.

Una di queste è “Ti piace il vals?”, l’altra è la sua variante di genere “Ti piace la milonga?”  che più di frequente viene però formulata in maniera funzionale allo scopo e cioè “Balli la milonga?”. Certo nessuno chiederebbe mai “Ti piace il tango?” oppure “Balli il tango?”, siamo tutti lì per quello, la domanda sortirebbe come minimo incredule espressioni.

Per vals e milonga le cose cambiano: un po’ come quando in sala danza si chiede di eseguire la diagonale di passi anche a sinistra. In effetti la stessa insegnante di danza tende a proporre la diagonale di sinistra con un sogghigno o con una punta di tono luciferino nella voce. Sadicamente appare in quel momento  agli occhi alzati al cielo degli allievi che iniziano a entrare in panico e ansia di prestazione!

Che cosa cambia in realtà?

Cambia l’abitudine in valore assoluto.

Tutti sono abituati a “lavorare” con la destra poiché la maggior parte delle persone nasce destrorsa e perché la stessa lezione lascia un po’ in secondo piano la parte sinistra (a volte non tutto si riesce a fare per questioni di tempo); tutti sono abituati a ballare il tango, poiché scelgono di imparare a ballare il tango, mentre vals e milonga sono due generi o due varianti di esso cui non si pensa iscrivendosi a un corso, banalmente non se ne conosce l’esistenza e quindi il loro apprendimento è un qualcosa che non si cerca ma che forse un po’ si subisce.

Ma, ammetiamolo, è anche meno semplice ballare vals o milonga: se in un tango puoi ripetere ad oltranza una sequenza di cui ti sei impadronito e fare comunque una discreta performance, negli altri due generi viene richiesta assoluta creatività, capacità di improvvisazione e soprattutto ritmica e musicalità.

È davvero difficile andare fuori tempo ballando un tango, c’è chi ci riesce ben inteso, ma grossomodo tutti sentono all’orecchio un due quarti/ quattro quarti ben marcato e regolare, senza controtempi o sincopi, dove gli accenti forti o deboli sono ben chiari.

Ma così come abbiamo il lato sinistro del corpo, così nel tango argentino, oltre al tango, che è il riferimento base, ci sono il tango vals e la milonga.

Il tango vals, o semplicemente vals, alcune volte chiamato anche valsecito, come dice il nome è una variante del tango ballata con il tempo del valzer: tre quarti, invece del tempo classico del tango. Un-due-tre dove l’accento forte e sull’un e gli accenti deboli sul due e tre.

Il vals come la milonga porta un senso di imprevisto e ansia di prestazione se pur si è tutti ben consapevoli delle sequenze delle tande proposte nella serata.

Ricordiamo che una tanda è una sequenza di brani:  solitamente quattro brani  di tango, oppure tre di vals o di milonga con un ordine ben preciso.

Imprevisto e ansia di prestazione dunque per la oggettiva maggiore difficoltà o minor abitudine e consuetudine nel ballo. Sulla pista cominciano a serpeggiare frasi del tipo “ ah no, io non lo ballo, non mi piace”… oppure “dopo c’è vals o milonga, vado a farmi una sigaretta”….

Ecco dunque che l’invito su questi due generi viene fatto per lo più a un partner che già conosci molto bene o nel caso di uno sconosciuto con intento indagatorio unito a una sorta di accertamento diagnostico.

Quando la risposta dello sconosciuto  è “sì” scatta un doppio meccanismo reattivo: fiducia con ascolto e aiuto reciproco, come dovrebbe sempre essere,  oppure sottile sfida con messa alla prova dell’audace e coraggiosa consapevole vittima da parte del più esperto carnefice che, per il primo brano, fa di tutto per mettere in difficoltà provando sottile divertimento e sadico gusto, fino a quando ritiene che la prova sia stata superata e allora finalmente si lascia andare alla più sana e doverosa complicità!

Il Vals è il romanticismo leggero e sognante della notte in milonga durante il quale il vertiginoso spacco della gonna della ballerina metaforicamente si chiude trasformandosi in un elegante abito lungo, largo, a ruota, dal delicato colore  che fluttua libero sulle note musicali.

E’ infatti una derivazione del tipico valzer viennese che, già nel 1810,  si danzava a Buenos Aires e a Montevideo fra le classi sociali più elevate sostituendosi alle danze più antiche e mescolandosi con polca e habanera.

Ma la  danza scende sempre in strada, tra il popolo,  e così è stato anche per il valzer che tra le braccia degli immigrati ha assunto  morbidezza e voglia di leggerezza, trasformandosi così in vals.

Le caratteristiche principali di questo ballo sono la continuità e la fluidità dei movimenti, la leggerezza e la soavità:  i ballerini danno l’impressione di scivolare sulla pista come se non volessero mai fermarsi, seguendo i rallentamenti e le accelerazioni del brano.

Non è facile ballarlo come abbiamo detto, bisogna essere molto padroni del proprio “asse” che viene messo a dura prova dai tanti e infiniti giri che la coppia fa su se stessa!

Conosciamo tutti il meraviglioso vals intitolato Desde el alma, forse è il più famoso e amato; forse non sappiamo  però che questo eccezionale classico è stato composto da una donna, anzi da una ragazzina: Rosita Melo, pianista-compositrice e concertista uruguaiana, aveva appena 14 anni.

Il testo é meno leggero della sua melodia: parla di un “alma”, un’anima ferita per amore che non vuole consegnare all’oblio i ricordi  e che preferisce continuare a piangere l’amore perduto. Lo cerca fra le ferite, vivendo inutilmente triste e pagando col dolore la sua  unica colpa di essere stata un’anima bella! Un’esortazione finale a tornare all’antica illusione e ad aspettare  il nuovo amore che porterà la vita, sembra attenuare  le ferite della “notte amara del cuore!”.

Romanticismo, dolcezza e tanto immenso  sentimento dunque sono presenti  non solo nella musica ma soprattutto nel testo di un Vals: e dunque tangueri perché approcciare l’invito con un sogghigno fuori contesto?

Come sempre buon Tango a tutti, anzi buon Vals a tutti, a chi lo balla, a chi inizierà a ballarlo, a chi lo ascolterà oppure lo guarderà, a chi lo ama e a chi lo rifiuterà e male ne parlerà … A chi vive insomma perché Finché c’è tango c’è vita!

Un abbraccio!

Oggi è il 30 Ottobre 2020

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