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Lo Schiaccianoci, il magico balletto di Natale

Prima rappresentazione assoluta: San Pietroburgo, Teatro Marinskji, 18 dicembre 1892
Balletto in due atti
Coreografia di Lev Ivanov dal racconto Schiaccianoci e il Re dei Topi di E.T.A Hoffmann (1816, titolo originale Nüssknaker und Mäusekönig)
Libretto di Marius Petipa
Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij

Lo Schiaccianoci è un balletto con musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij (op. 71) commissionato dal direttore dei Teatri Imperiali Russi, Ivan Aleksandrovič Vsevoložskij.

Čajkovskij compose le musiche del balletto tra il 1891 e il 1892.
La suite, estremamente popolare in sede concertistica, fu realizzata nell’agosto 1892 dal musicista stesso, quale anteprima per la promozione della successiva realizzazione, quando ancora non era iniziata l’orchestrazione integrale del balletto. Čajkovskij la diresse personalmente a San Pietroburgo il 7 marzo 1892, con un esito trionfale. La suite dura una ventina di minuti e utilizza lo stesso organico strumentale dell’opera ballettistica.

Una novità in questa composizione è la presenza di uno strumento che il compositore vide a Parigi: si tratta della celesta, uno strumento idiofono a percussione, il cui aspetto è simile a quello di un pianoforte verticale di piccole dimensioni. Čajkovskij lo volle assolutamente inserire nell’organico strumentale e lo aggiunse in alcuni passaggi del secondo atto: Scene iniziali, Passo a due (Danza della Fata Confetto) e Apoteosi, con associazione al personaggio della Fata.

La prima rappresentazione, che ebbe luogo il 18 dicembre 1892 presso il Teatro Marinskji di San Pietroburgo, fu diretta interamente dal compositore italiano Riccardo Drigo e coreografata dal ballerino russo Lev Ivanov; il successo fu piuttosto scarso.
Fra gli interpreti l’italiana Antonietta Dell’Era, nel ruolo della Fata Confetto, il russo Pavel Gerdt, Olga Preobrajenska e il giovane Nicolaj Legat. Il ruolo di Clara era interpretato da una bambina della scuola di ballo del Teatro Marinskji.
Soltanto al 1934 risale il debutto europeo del balletto, al Sadler’s Wells di Londra, che riprende la coreografia di Ivanov. In Italia bisognerà attendere il 1938, presso il Teatro alla Scala di Milano, con la coreografia di Margherita Froman.

La drammaturgia del balletto Schiaccianoci ha come fonte letteraria il racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann dal titolo Nüssknaker und Mäusekönig (Schiaccianoci e il Re dei Topi), tuttavia non nella versione originale dello scrittore prussiano, ma in quella francese, Histoire d’un Casse-Noisette, di Alexandre Dumas padre. Questa seconda è la proposta letta dal principe Ivan Alexandrovic Vsevolojskij, direttore dei Teatri Imperiali russi, e trovata così intrigante da convincerlo a suggerirne la vicenda a Marius Petipa e a Čajkovskij come soggetto di un balletto per la stagione 1892 del Marijinsky di San Pietroburgo. Mentre lo scritto stringato di Hoffmann è disseminato di elementi diabolici, che fanno la loro intrusione inaspettata nella realtà quotidiana, la narrazione di Dumas stempera gli aspetti più inquietanti, diluendoli in una stesura di maggior respiro, condotta con linguaggio quasi salottiero, maggiormente consono alla magica atmosfera di fiaba veicolata da Petipa nel suo libretto e da Ivanov nella relativa coreografia. La revisione di Dumas appare nel 1844, elaborata dal racconto di Hoffmann, scritto nel 1816 per la collana di fiabe per ragazzi Kindermarken.

Gli elementi sinistri, sovente interpretabili in termini analitici, sono espunti da Petipa nella stesura del libretto per il balletto ma riaffiorano in qualche misura in alcune versioni (cfr. Lo Schiaccianoci di Amodio/Luzzati) che lo interpretano come una metafora dei sentimenti conflittuali degli adolescenti, allorché il desiderio di acquisire uno stato adulto si alterna alla paura, crescendo, di perdere una condizione di sicurezza e di innocenza.

La trama
Atto I
La storia si ambienta all’inizio del XIX secolo, in Germania. È la vigilia di Natale e il signor Stahlbaum organizza una festa per i suoi amici e per i loro bambini.
Questi, in attesa dei regali e pieni di entusiasmo, stanno danzando quando arriva il signor Drosselmeyer, lo zio di Clara e Fritz, che porta regali per tutti loro, intrattenendoli con giochi di prestigio, nonostante all’inizio incuta paura per la sua figura un po’ particolare. Drosselmeyer comincia a mostrare i suoi regali: Arlecchina, il soldatino e uno Schiaccianoci, automi meccanici, così perfetti da sembrare veri. Lo Schiaccianoci attira l’attenzione dei fratellini, che litigano e se lo strappano di mano fino a che Fritz, indispettito, lo rompe. Dopo averlo riparato lo zio lo affida alle cure di Clara. Stanca per le danze della serata la bambina, dopo che gli invitati si sono ritirati, si addormenta sul letto e inizia a sognare. È mezzanotte e tutto intorno a lei inizia a crescere: la sala, l’albero di Natale, i giocattoli. All’improvviso si sentono insoliti fruscii e squittii, strane presenze si aggirano per la stanza: sono topi che cercano di rubarle lo Schiaccianoci. Clara tenta di cacciarli quando lo Schiaccianoci si anima e partecipa alla battaglia con i soldatini di Fritz. Alla fine dello scontro rimangono lui e il Re dei Topi, che lo mette in difficoltà. Per salvare lo Schiaccianoci Clara afferra la sua scarpetta e la lancia addosso al Re dei Topi, permettendo allo Schiaccianoci di colpirlo a morte. Questi si trasforma allora in un Principe e Clara lo segue, entrando in una foresta incantata mentre la neve inizia a cadere. L’atto si chiude con uno splendido Valzer dei fiocchi di neve.

Atto II
I due giovani entrano nel Regno dei Dolci, dove al Palazzo Reale li riceve la Fata Confetto, che si fa raccontare dallo Schiaccianoci tutte le sue avventure, e di come ha vinto la battaglia contro il Re dei Topi.
Subito dopo tutti i cortigiani si esibiscono in una serie di danze che compongono il divertissement più famoso e conosciuto delle musiche di Čajkovskij e che rendono famoso il balletto, culminando nel conosciutissimo Valzer dei fiori.
Infine, la Fata Confetto e il Principe si esibiscono in un delicatissimo Pas de deux.  Il balletto si conclude con il celeberrimo Valzer dei fiori e il sogno finisce: una volta risvegliatasi, mentre si fa giorno, Clara ripensa al suo magico sogno, con lo Schiaccianoci stretto fra le braccia.

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