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Vivaldi Works della MM Contemporary Dance Company: la forza vitale dell’umanità

La MM Contemporary Dance Company ha dato un valente saggio di se stessa il 9 febbraio scorso. Il Teatro Asioli di Correggio ha fatto cornice, come oramai di consueto, alla presentazione della nuova produzione della compagnia reggiana firmata da Michele Merola a cui si sono degnamente accompagnati due pezzi coreografici in prima nazionale che hanno tratteggiato le coordinate per una serata di grande danza che ha favorevolmente impressionato il pubblico presente.

Il filo conduttore è stato la musica di Vivaldi, un corpus di emozione e vivacità che non smette di ispirare e coinvolgere e che ha fornito più che un mero tappeto sonoro; si è prestata piuttosto come vivo termine di dialogo, protagonista assieme ai danzatori, suggeritore continuamente presente, che crediamo abbia conferito all’interpretazione dell’ensemble un continuo riferimento in atto.

Una grande forza vitale ha pervaso le tre coreografie presenti in cartellone, e ha segnato i confini di una ricerca diremmo umanistica attraverso il frasario della danza, il suo atletico idioma, il suo “visibile parlare”.

Grande forza, vigore, pathos ha trasmesso la coreografia firmata da Eugenio Scigliano. No Man’s Land si fa emblema di una lotta ininterrotta dell’uomo contro il destino, personale o collettivo che sia. Un emblema e una lotta rappresentata dall’eterno dramma del movimento di uomini, della migrazione che strappa e rinvia nel continuo fluire dell’universo. Un linguaggio chiaro e leggibile quello di Scigliano che i danzatori hanno sposato con una grande vis interpretativa.

Daniele Ninarello ha declinato la sua riflessione sull’umanità con un disegno coreografico giocato sul moto perpetuo. Con grande efficacia ha reso il Bloom universale, dove Bloom sta per fioritura. Un’esplosione di vita, un fremito sotterraneo di cui si coglie solo l’esito ma di cui sfugge spesso l’energia, forse anche la rabbia o l’ostinazione alla vita, all’emergere, al fiorire. Grazie anche alla musica di Steve Reich l’idea sottesa alla piece è emersa pienamente. Sulla scena i danzatori hanno accolto e trasmesso un meccanismo naturale e sofisticato al contempo.

Il clou della serata è stato Vivaldi Umane Passioni. Michele Merola ha firmato un pezzo in cui emerge il costante dialogo con diversi registri espressivi. Alla trama sonora del “Prete rosso” veneziano si sono intrecciate pennellate e richiami alla grande arte visiva, onirica e delicata di Marc Chagall. Qui l’umanesimo inteso come attenzione all’umano in tutte le sue declinazioni raggiunge momenti lirici e suggestivi, ma anche molto intensi. Le dinamiche disegnate da Michele Merola hanno coniugato mirabilmente, con il linguaggio leggibile e chiaro del coreografo salernitano, da un lato le “umane passioni” nel loro sorgere, drammatico dipanarsi e poi risolversi, dall’altro un anelito costante alla ricerca di ali che possano permettere il “folle volo”, direbbe Dante, verso un Altrove dove, e qui citiamo Montale,” delle divertite passioni tace la guerra”. Sulla scena abbiamo visto un armonioso intreccio di rincorse, in assolo, in passi a due, in corale afflato, che puntano a quello spiccarsi da terra, l’aspirazione di chi delle umane passioni è protagonista.

Massimiliano Calafatello

Crediti fotografici; Riccardo Panozzo e Tiziano Ghidorsi

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