Marco Batti ci racconta la vita di Čajkovskij, oltre la musica. Tra malinconia e bellezza

La recensione del nostro Direttore Francesco Borelli

di Francesco Borelli
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Ci vuole grazia per raccontare una vita, ci vuole la delicatezza di un’anima gentile che sappia, in punta di piedi, esprimere i tormenti e la bellezza, le passioni e l’amore, le gioie e le malinconie di qualunque essere umano.

Se l’essere umano in questione è poi Pëtr Il’ič Čajkovskij, la questione si complica.

Il Maestro Marco Batti, però, accetta la sfida e ci racconta col suo garbo e la sua intelligenza parte della vita di uno dei compositori e artisti più famosi di tutti i tempi.

Lo scorso 27 aprile presso il Teatro dei Rinnovati di Siena, il Balletto di Siena diretto da Batti ha infatti presentato “P.I. Čajkovskij, il mistero dietro la musica”, nuova creazione per la compagnia senese, in cui si racconta una parte della vita del compositore; quella più intima, quella meno nota al grande pubblico, forse la più tragica.

L’affetto per i fratelli, il mortificante matrimonio, il rapporto epistolare con la sua prima finanziatrice, l’ultimo amore segreto: sono questi gli elementi rappresentati nel balletto di Batti il quale compie un breve e intenso viaggio nell’anima di chi, nel tempo, è riuscito a regalare al mondo tra le opere più belle. Una sensibilità profonda che traspare in ogni singolo passo, in ogni danza, in tutta la drammaturgia che Batti ci restituisce chiara, leggera, fluttuante.

Il coreografo toscano, già Direttore dell’Ateneo della danza, esprime al meglio il proprio talento coreografico nei passi a due. Dinamici, fluidi: la pura accademia, qui ad alti livelli, lascia il posto a una leggerezza del movimento assolutamente non usuale. Ogni passaggio, anche quello più complesso o macchinoso, è restituito in maniera impalpabile, quasi inafferrabile. Ciascuna coreografia, soli, passi a due, ensemble, ha il dono di fluttuare leggera nello spazio indifferente alle insidie della tecnica, restituendo un’immagine ricca e piena di passioni. La regia è leggibile e i sottintesi, in una storia di per sé complessa, arrivano dritti al cuore.

Filippo Del Sal interpreta Čajkovskij, il compositore che ha regalato al mondo del teatro alcuni dei capolavori del balletto più straordinari di sempre. Non solo artista immenso però, ma anche uomo. Persona con le proprie debolezze, le proprie malinconie, i propri dolori. Del Sal vive il personaggio con la passione e l’intensità necessarie. Misurato nella manifestazione di ogni singola emozione, calibrato, elegante. Padroneggia la tecnica e ci regala l’immagine dell’uomo oltre la musica.

Matilde Campesi è Antonina Ivanovna miliukova, moglie del compositore. La Campesi ottima ballerina esprime quella triste consapevolezza che la donna prova e vive rispetto al matrimonio, solo un occasione per Čajkovskij di nascondere una vita distante dalla verità del proprio cuore.

Elena Badalassi è Aleksandra sorella del compositore e Ciro Napolitano Modest, il fratello. La Badalassi ha una tecnica brillante ed esprime ad ogni passo quell’energia giovanile che contrasta con la misteriosa malinconia di Petr. Ciro Napolitano dal canto suo è una meravigliosa scoperta. Giovanissimo danzatore dalle mille qualità si distingue per linee, salti, pulizia tecnica e freschezza del movimento. Napolitano è pura energia e a lui si augura un futuro radioso.

Chiara Gagliardo è Nadežda Filaretovna von Meck, celebre mecenate russa che fu tra i maggiori sostenitori di Čajkovskij. A legarli è un fitto rapporto epistolare, pienamente intellettuale, fatto di confidenze e celati sentimenti della vedova. Proprio in quelle lettere, moltissime, iniziano ad apparire la depressione e le dipendenze del compositore, sebbene ancora avvolte da una coltre di nebbia. La Gagliardo è una splendida danzatrice: bella, linee infinite, sicurezza e passione. Ormai è una certezza.

Come una certezza è Giuseppe Giacalone, qui nel doppio ruolo di Karl Von Meck, marito di Nadezda e Aleksey Aleksandrovich, il Maggiore di cui il compositore si innamora, e al quale purtroppo deve rinunciare. Un ultimo grande dolore, per cui Čajkovskij, spezzato da una vita a metà, straziato dal malessere e dalla depressione, sceglie di andare incontro al colera, contraendolo tramite una volontaria assunzione di acqua impura. Infine morendo.

Giacalone è un bellissimo ballerino, sempre nella parte e con una precisione tecnica che esprime sicurezza.

Un plauso all’ottimo corpo di ballo che spettacolo dopo spettacolo dimostra una crescita tecnica e una maturità che rendono l’ensemble sienese una bella realtà nazionale: Liliana Alonso T., Emma Castellani, Maria Beatriz Oliveira, Eleonora Satta, Alice Saviotti, Cristian Luce, Simone Riganello.

Splendidi i costumi di Jasha Atelier e Nataliia Dolyk, ottime le luci di Francesco Peruzzi e riuscita la collaborazione per le musiche con Daniela Di Nuzzo.

Uno spettacolo delicato e intenso, malinconico a tratti, tragico e bellissimo.

Da vedere.

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