“Lili Elbe Show”: uno spettacolo potente che arriva dritto all’anima e la scuote

Sasha Riva e Simone Repele ci raccontano un viaggio nelle emozioni umane

di Francesco Borelli
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Lili Elbe Show è uno spettacolo potente, uno spettacolo che arriva dritto all’anima e la scuote, uno spettacolo che ci insegna che cos’è l’amore, verso gli altri, certo, ma soprattutto verso se stessi.

Lili Elbe Show è una lunga poesia in cui la danza prende il posto della parola, una poesia che racconta una storia e ci conduce, al di là di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, verso una riflessione importante.

Lo spettacolo, tratto dal celebre film “The Danish Girl” di Tom Hooper, racconta la storia del primo transgender, il pittore paesaggista Einar Wegener e della moglie la ritrattista Gerda Wegener: un viaggio d’amore ma anche di metamorfosi e trasformazione. Einar diventa Lili, e per farlo si sottoporrà a un intervento chirurgico che lo condurrà, infine, alla morte.

L’impatto dello spettacolo è il medesimo del film e del libro del 2000 scritto da David Ebershoff: un pugno nello stomaco, forte e inaspettato come una tempesta di fine estate.

Ogni elemento all’interno del balletto trova un perfetto balance col racconto e mai, neppure per un istante la narrazione scade ad un livello scontato e banale. Sasha Riva e Simone Repele, con una grazia e una poesia non di tutti, narrano la vicenda di Einar e della moglie Gerda su un piano che è prima di tutto emotivo e che consente un viaggio nella loro storia privata e nelle loro più profonde emozioni. Da qui un duplice livello di lettura. Il primo si lega alla vita vera, il secondo a una dimensione più lontana fatta di spiriti e fantasmi. E sulla scena una cornice senza specchio ci conduce dritti verso questa dimensione altra in cui Einar è già Lili.

Sasha Riva è un Einar perfetto: intenso, rende toccante ogni gesto. Nulla sembra lasciato al caso, gli sguardi, le inclinazioni del capo, oltre ad una danza dinamica e narrativa. Riva rende ogni sfumatura del personaggio: il desiderio di cambiare e la paura, il mascolino e il femminino, e la volontà di sentirsi, infine liberi. Simone Repele, narratore della vicenda, incarna l’estro artistico di Einar e Gerda: forte e carismatico, Repele rappresenta un destino che già è scritto e non conosce vie d’uscita. Lui già sa che Einar morirà e che la morte sarà non la fine ma l’inizio, la metamorfosi, il cambiamento, e il futuro.

Simone Repele è protagonista di una danza sempre impeccabile mostrandoci, insieme a Sasha Riva uno stile inconfondibile che rende ogni passo bello, indiscutibilmente legato ad una matrice classica che traspare nella pulizia del movimento, nella tecnica trasparente e fluida resa contemporanea da una ampia ricchezza di idee.

Nadika Mohn è Gerda: un ruolo complesso che si divide tra l’amore per Einar e quello verso se stessa. Sostiene le scelte del marito, gioca con lui e la sua Lili, contribuisce a rendere forti le di lui decisioni. Un personaggio difficile, fatto di mille aspetti e tante sfaccettature. Nadika, nonostante la giovanissima età, è brava a regalare alla sua Gerda una personalità complessa e la sua danza è sicura e piena di cura.

Jamal Callender è una misteriosa figura senza nome. Dalla forte connotazione maschile è lo stereotipo del sesso forte e incarna il desiderio sessuale, motivo ulteriore che spinge Einar verso quella transizione che lo condurrà alla morte. Imponente e bellissimo Callender rende il personaggio e ammalia con un movimento e un’intensità sempre di alto livello.

Christine Ceconello è la “petite femme fatale”, definizione tratta da un quadro di Gerda, e rappresenta la parte femminile di Einar, quella cui lui si avvicina lentamente fino a diventare lui stesso Lili. La Ceconello si muove consapevole e assolutamente nel ruolo: tecnica pulita, sicura e fiera esprime se stessa e il personaggio in maniera sempre leggibile.

La danza non è solo descrittiva, non ci racconta la storia in una modalità esclusivamente narrativa, ma è un mezzo più sottile, evoca ogni emozione, ogni tratto dell’anima dei protagonisti, è racconto e cuore, sa essere intima e spudorata, e sempre elegante. Lo spettacolo, di cui è andata in scena l’ultima replica del tour italiano lo scorso 4 marzo al Teatro Verdi di Padova, merita di essere visto. Non è solo uno spettacolo di danza, è un viaggio dell’anima e del cuore, ci porta a riflettere e metterci in discussione, e ci regala, laddove ancora ce ne fosse bisogno, la consapevolezza che l’amore tutto può.

Sulle note di J. S. Bach, Max Richter, musiche folk danesi e una canzone di Antony and the Johnsons, e con i costumi di Francesco Murano e luci di Alessandro Caso, Lili Elbe Show è una coproduzione Riva & Repele, Daniele Cipriani Entertainment e Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano.

A questo link un trailer di Lili Elbe Show: https://www.youtube.com/watch?v=hrYyO8FHIVg&feature=youtu.be

Crediti fotografici: Paolo Laudicina

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