Impressioni dalla Camera Obscura: Michele Pogliani al Teatro Vascello

di Emanuele Burrafato
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Le note accattivanti e maliziose di un jingle di Barbara Moore che risuonano sui titoli di testa dello spettacolo, proiettati con una grafica in rosso e nero su di un velo che, trasparente, fa già intravedere l’allestimento della scena. È così che inizia Camera Obscura, l’ultimo lavoro di Michele Pogliani, presentato in anteprima al Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano il 30 luglio e riproposto in questi giorni a Roma al Teatro Vascello.

L’introduzione di gusto cinematografico, che richiama le produzioni degli anni Sessanta-Settanta, sembra immergerci in una vicenda reale e concreta, forse un dramma, con un’elaborata psicologia di fondo; e invece non appena quel velo che separa dalla scena scompare, ci troviamo catapultati all’interno di una visione onirica: un ambiente spoglio, a tratti crudo, abitato da quattro personaggi. In questo spazio delimitato solo da fasci di luce si animano desideri e speranze, ricordi e pulsioni erotiche feticiste; visioni che emergono lentamente, quasi in forma di sogno, nei gesti dilatati dei tre interpreti e del loro regista-demiurgo. È lui che definisce le azioni-relazioni che si instaurano in scena, interagendo con gli altri danzatori o estraniandosi in una marcata e consapevole solitudine, che conferisce agli altri personaggi un carattere di pura astrazione.

Un tempo sospeso e indefinito, frammentato più volte dal jingle iniziale e da proiezioni video, che ritornano per riportarci questa volta a una realtà fatta di gesti quotidiani e concreti, ma non per questo oggettivi e reali. La riflessione da cui prende vita lo spettacolo, a parole dell’autore, è tratta infatti da La camera chiara di Roland Barths il quale, come già Walter Benjamin in Piccola storia della fotografia e L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, si era interrogato sulla veridicità dell’immagine fotografica e sulla sua insondabile, soggettiva interiorità.

Sono memorie del corpo quelle rievocate da Camera Obscura, in questo sottile confine tra “ciò che sembra e ciò che è”; memorie del corpo che si riverberano dall’autore agli altri personaggi, tutti sfaccettature di una unica personalità.

La raffinata cifra stilistica dello spettacolo, che combina danza, apparati visivi e tecnologia digitale, fa emergere infine l’esigenza coraggiosa di un percorso chiarificatore e consapevole, vissuto in prima persona.

In scena, assieme a Pogliani, si muovono in maniera convincente Agnese Trippa, Giovanni Marino e Riccardo Ciarpella, tre giovani interessanti danzatori di MP3 Project, recentemente riconosciuto Organismo di Produzione della Danza dal Ministero della cultura – Direzione Generale Spettacolo.

Visto al Teatro Vascello di Roma il 12 novembre 2022

CAMERA OBSCURA Compagnia di danza MP3 Dance Project®
in collaborazione con Change Performing Arts
Ideazione, coreografia e regia: Michele Pogliani
Interpreti: Michele Pogliani, Agnese Trippa, Giovanni Marino, Riccardo Ciarpella
Musiche: Walter Bergmann
Costumi Tiziana Barbanelli
Spazio scenico: Marta Dellabona e Martina Galbiati Video Daniele Lazzara, Lorenzo De Marziani Luci Stefano Pirandello
Coordinamento di produzione Fabrizio De Angelis

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