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Giacomo De Luca: “Credo che sia arrivato il momento di ricevere dallo Stato soluzioni concrete: è a rischio il futuro di tutti noi”

“La libertà non è mai una conquista definitiva, la libertà è un bene prezioso che bisogna difendere giorno per giorno”: queste le parole pronunciate da Sandro Pertini, considerato da molti italiani il più amato presidente della nostra repubblica.

Scrivo oggi un mio pensiero perché ritengo sia importante dare sempre più valore alla parola “libertà”. Oggi più che mai. Nonostante si sia festeggiata la liberazione lo scorso 25 aprile, credo sia un nostro dovere morale, celebrare questo diritto di giorno in giorno, e ricordare chi in passato ha lottato per dar forma ad una realtà differente: democratica, liberale e federalista, e che ha agito per poter lasciarci una realtà migliore.

Quella libertà – ottenuta dopo vent’anni di dittatura fascista, di leggi razziali e di nazismo-  di cui oggi continuiamo a godere e che, alla luce di tutti gli accadimenti degli ultimi mesi, assume un significato ancora più profondo.

Fin dall’inizio del cosiddetto lockdown, abbiamo assistito ad un incredibile cambiamento sociale ed economico che ha sconvolto le nostre abitudini mettendoci duramente alla prova. Più che mai abbiamo sentito la necessità di parlare, farci sentire, raccontarci, aiutare ed essere di sostegno.

Una delle cose positive che devo ammettere, non mi ha stupito, è l’incredibile solidarietà che in primis il mondo della danza, dello spettacolo e della cultura italiana in generale, ha avuto la capacità creativa e resiliente di affrontare una situazione difficile, portando in scena le sue arti: musica, poesia e naturalmente il balletto, le lezioni e le tante attività online per continuare a nutrirsi di danza e affrontare con meno difficoltà la quarantena, anche se  virtualmente – (tramite un mezzo: il “social”, oggi rivalutato e riconosciuto come giusto che sia, come grande potere di condivisione e di libertà, a disposizione di ognuno di noi) –  capace di aprire al pubblico il sipario, facendo conoscere quella che è la nostra arte quotidiana, pur sempre restando con i piedi sul palco e mai lasciandoci trascinare dall’esibizione virtuale (poiché evidente è la differenza suggestiva ed emotiva che il palcoscenico e lo spettacolo regalano dal vivo, rispetto ad uno schermo), strumento nel quale in questo periodo ognuno di noi trova rifugio – anche per non lasciarsi inondare dalle tristi notizie che si presentano di giorno in giorno – intrattenendo e appassionando così un pubblico distante ma partecipe e attivo a sua volta.

Il mondo della cultura e dell’arte italiana, attualmente, sta subendo più di tutti le conseguenze procurate da questo grave periodo d’emergenza.

Come giusto che sia, mi sento anch’io in dovere – come precedentemente fatto da miei colleghi – di esporre un mio pensiero su questo difficile periodo. Essendo un ballerino professionista, e in quanto parte del settore Danza, scrivo per lanciare un ulteriore appello pubblico, poiché la nostra situazione possa arrivare ad un pubblico più vasto.

Credo che sia arrivato il momento di ricevere dalla Stato risposte e soluzioni concrete, poiché è a rischio il futuro di tutti gli operatori del grande settore danza, delicato e da molto tempo precario già prima dell’epidemia. Lo Stato, che è già a conoscenza da tempo della realtà in cui versano i teatri e corpi di ballo italiani, deve aiutare le migliaia scuole di danza professionali e private – fondamentali non solo per la loro importanza sociale, ma anche per la crescita formativa dei ragazzi e la diffusione e lo sviluppo dell’arte e della cultura. Per “settore danza” si intende non solo insegnanti, direttori, coreografi e maestri accompagnatori ma anche sartorie, impresari, critici, scrittori e tutti i lavoratori del palcoscenico, dai macchinisti, light designer, fonici, ai scenografi, fotografi e registi e molti altri che si occupano della realizzazione e presentazione di produzioni culturali.

Un riferimento non banale né scontato, dato che da decenni questo ensemble deve sopravvivere all’interno di un sistema a sé, tra contratti a chiamata, lavoro nero, co.co.co, interinali e cooperative del mondo dello spettacolo, che oggi rischiano seriamente di sparire (essendo un’arte non regolamentata e non tutelala come dovrebbe).

Mi domando come sia possibile non salvaguardare l’arte della danza e soprattutto il motivo per cui, si continui a porla in secondo piano; un settore, quello della danza, pieno di talenti, costretti, come il sottoscritto, ad emigrare all’estero. Sicuramente ci sono settori che necessitano maggiore assistenza al momento, ma fare della cultura l’ultima ruota del carro, significa confermare la fatidica frase “con la cultura non si mangia”.

L’economia, credo, non sarà mai all’altezza del nostro paese: questo finché non si darà alla cultura il giusto valore e riconoscimento. D’altronde, come lessi una volta in un libro, “Una civiltà cade per corruzione di costumi”.

Malgrado tutto, quest’arte sublime che unisce tanti di noi, ha rafforzato l’idea di coesione sociale nella lotta comune contro il virus.

Non sarà facile. E nonostante io sia un inguaribile ottimista, e un sognatore, vedo il futuro del nostro settore, incerto e complicato. Ma guardo oltre, poiché dalle ceneri non si può che rinascere; ce lo insegna la storia. Il ritorno alla nostra normalità sarà impegnativo, ma spero in aiuti concreti che ci consentano di vivere della nostra passione con dignità e libertà.

Buona danza!

Giacomo De Luca

Oggi è il 21 Gennaio 2021

AIDA CONSIGLIA

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