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Chi ha mai parlato di addio? Pompea Santoro rassicura il pubblico della danza: Mats Ek non abbandona

La notizia dell’addio alle scene di Mats Ek, e soprattutto quella del ritiro delle sue coreografie, di cui, stando a quanto affermato dal quotidiano francese Le Figaro in occasione della rappresentazione parigina dello spettacolo From Black to Blue, presso il Théâtre des Champs Elysées, dal 6 al 10 gennaio scorsi, non saranno rinnovati i diritti di rappresentazione una volta scaduti, sono state un vero e proprio shock per il mondo della danza. La “bomba” è immediatamente rimbalzata sul web, riferita da molte altre testate, e sui social sono stati lanciati appelli accorati, subito sottoscritti da migliaia di appassionati, affinché il coreografo ritorni sulle sue decisioni per non privare il mondo della danza di cotanta eredità. Com’è possibile che un uomo di così grande lungimiranza e genialità come Mats Ek decida, di punto in bianco, di buttare alle ortiche anni di lavoro e di impegno assidui per relegarli nel simulacro della storia della danza? L’abbiamo chiesto a Pompea Santoro, una delle sue assistenti più preziose, che collabora con questo artista da trentasette anni.

È vero che Mats ha detto che si prenderà un periodo di pausa, in cui non vuole avere impegni, io lo so da molto tempo: lui mi ha sempre detto che al raggiungimento dei settant’anni si sarebbe voluto riposare un po’, viaggiare, fare qualcosa di diverso dalla danza; è quello che sta facendo ma questa dichiarazione evidentemente è stata male interpretata.

Quindi lo spettacolo di Parigi non è stato un addio ufficiale?

Assolutamente no! Semplicemente il desiderio di Mats è quello di allontanarsi un po’ dal lavoro. Lui ha settant’anni e si è sempre dedicato con grande passione e impegno alla danza, per cinquanta lunghi anni: in fin dei conti non è solo un genio, è un uomo come tutti gli altri, con una famiglia, moglie e figli.

La reazione a questo presunto addio è stata molto intensa e immediata da parte del pubblico della danza.

Sì, anche perché è stato pubblicato l’articolo su Le Figaro. I francesi hanno diffuso per primi questa notizia e la gente si è preoccupata. Io non ho voluto subito smentire perché sapevo di vederlo a Parigi, dunque ho preferito aspettare e parlare con lui personalmente. Penso comunque che questa reazione di massa gli abbia fatto molto piacere: a chi non lo farebbe? E poi a volte anche i geni hanno bisogno di sentirsi desiderati.

Ci sono anche state quasi delle accuse, il pubblico si è forse sentito un po’ tradito e sono stati fatti nomi importanti, come quello di Forsythe, che ha chiuso la compagnia ma le cui coreografie sono vive e vegete.

Ripeto, non è, per ora, intenzione di Mats Ek ritirarsi dal mondo della danza. Non so cosa succederà in futuro, ma per adesso non è così, lui vuole soltanto vedere la sua agenda bianca, vuota, semplicemente per avere la libertà di fare ciò che vuole per un periodo. 

Quanto è impegnativo un lavoro come quello che svolge Mats Ek da così tanto tempo?

È difficile svolgere un’attività come la sua. Io, nel mio piccolo, ho avuto anni in cui davvero non riuscivo a fare ciò che volevo perché c’erano sempre degli impegni programmati a lungo termine. Mats inoltre è estremamente leale, è un grande professionista, se si prende un incarico lo porta a termine. Io sono cresciuta sotto la sua guida, sono come lui, per questo lo capisco: vuole semplicemente lasciarsi la libertà di fare finalmente quello che desidera. Mats riceve tantissime richieste da ogni parte del mondo ed è una persona molto generosa, quindi si ritrova sempre con tanto lavoro. A lui piace tantissimo occuparsi del suo balletto, portarlo in scena, ed è questo che lo differenzia da molti altri coreografi, che spesso non vanno personalmente a montare i loro balletti nelle compagnie che li richiedono. Kylián o Forsythe solitamente affidano l’incarico agli assistenti, che sono tanti; Mats ne ha pochissimi, siamo in cinque, e anche per questo ci tiene a essere presente, perché sente che è una sua responsabilità. Dopo che noi abbiamo fatto il lavoro di montaggio lui arriva e lo porta in scena. Io trovo che questa sia una cosa bellissima per i ballerini ma anche per noi assistenti perché così continuiamo a crescere insieme a lui.

È anche stato scritto che allo scadere dei diritti sui balletti questi non saranno rinnovati.

Bisogna sapere che quando una compagnia chiede di rappresentare i balletti di Mats c’è un contratto che di solito dura due anni, anche se talvolta può essere di un anno solo o addirittura soltanto per la produzione. Nel caso di Lione semplicemente la compagnia voleva riprendere Giselle e Mats ha detto di no, per concedersi un periodo di riposo, non gliel’ha tolto per sempre. Questo è già avvenuto in passato, nel corso degli anni Mats ha rinunciato a diverse riprese, anche in questo caso magari avrebbe comunque negato il suo consenso, indipendentemente dal fatto che adesso voglia prendersi una pausa. Un coreografo può sempre decidere di riprendere oppure no un balletto.

Ciò che è stato recepito e diffuso è invece un addio definitivo ai balletti di Mats Ek dal vivo, poiché i contratti non si rinnoveranno più una volta scaduti.

Non è vero, si rappresenteranno nuovamente, anche se forse non nell’immediato.

Non credi che ci sia il pericolo che, dopo un periodo di assenza non ben definito, l’interesse nei confronti del lavoro di Mats Ek possa calare nel pubblico?

Non sarà così perché ad esempio l’Opera di Dresda avrà She Was Black da luglio, mentre il Balletto di Stoccolma ha in repertorio Il Lago dei cigni e Romeo e Giulietta, che saranno rappresentati per i prossimi due anni: Inoltre probabilmente Mats e Ana (Laguna, ndr) si esibiranno ancora: hanno un passo a due insieme, forse li vedremo in questo lavoro, non è un ritiro, e questo non è stato capito. Lui non si sta ritirando, solo non si impegnerà in cose nuove per il momento. La programmazione delle attività è a lungo termine, funziona così per tutti i coreografi e non solo nel mondo della danza, anche se, soprattutto qui in Italia, questo si vede sempre meno e le cose avvengono sempre più spesso un po’ all’ultimo. Nulla impedisce che, nel momento in cui sarà più libero, deciderà di accettare altre cose. È sicuro comunque che continueremo a vederlo.

Ci sono progetti anche per l’Italia?

Sì, ci sono progetti anche in Italia, dove magari ritroveremo Mats e Ana in altre forme e in altre vesti. Ci tengo a precisare che Mats Ek continueremo a vederlo, anche perché non è leale nei confronti del pubblico dire addio e poi essere in scena più di prima.

Come mai lo spettacolo di Parigi è stato indicato come l’addio ufficiale alle scene?

Non è mai stato così nelle intenzioni di Mats: la tournée era in programma e lui ha creato questo passo a due, Hâche, per due persone che sono state molto importanti nella sua vita: Ana Laguna, sua moglie, e Yvan Auzely. Io lo considero un omaggio, un ringraziamento per loro due che hanno sempre significato così tanto per lui. Potrebbe essere in effetti l’ultima volta che Mats li “usa” perché entrambi hanno una certa età e iniziano a essere stanchi. Lui ha dunque voluto omaggiarli con questo passo a due molto bello e forse Parigi era il posto più adatto per poterlo presentare in Europa: questa coreografia è stata eseguita per la prima volta a Stoccolma e anche dalla Martha Graham Company. È stato necessario costruire un programma composito perché il passo a due è breve e così, in collaborazione con l’Opera di Dresda, che in questo momento è l’unica ad avere un pezzo corto, She was black, che da solo non riempie una serata, e un altro passo a due, Solo for two, danzato in questa occasione da una ballerina di Lione, Dorothée Delabie, che è stata l’ultima ad averlo ballato, e da un danzatore che Mats stesso ha scelto, Oscar Salomonsson, dell’Opera di Stoccolma, è stato messo insieme questo trittico coreografico.

Hâche è comunque stato accolto come l’ultima opera del maestro e forse anche questo, in seguito al polverone mediatico che si è creato, ha contribuito a registrare il tutto esaurito in teatro.

Sì, il teatro era gremito ma probabilmente lo sarebbe stato comunque perché un nome come quello di Mats riempie sempre, e anche Ana è molto amata a Parigi: in passato tutti gli anni il Cullberg Ballet andava a Parigi in tournée per dieci recite consecutive e praticamente tutte registravano il sold out. Adesso sarebbe impensabile.

In ogni caso, nonostante il periodo sabbatico di Mats Ek, tu continuerai a portare avanti il lavoro che stai facendo ormai da quattro anni con i tuoi ragazzi dell’Eko Dance International Project?

Ne ho parlato molto con lui perché per me questo progetto è estremamente importante ma nello stesso tempo se non avessi il suo appoggio io non lo potrei portare avanti perché non potrei mai utilizzare il suo nome per avere visibilità, non è quello l’obiettivo. L’obiettivo è quello di usare il lavoro di Mats Ek per far crescere i ragazzi ma soprattutto perché il pubblico veda una danza contemporanea con un altro significato, in un’altra dimensione.

Puoi spiegare meglio cosa intendi?

Secondo me oggi ci sono molti coreografi giovani che sono un po’ persi, che non hanno un punto di riferimento. Per i ballerini forse è più facile: si guarda al modello dei grandi, per cercare un aiuto o un’ispirazione. Credo che a  molti coreografi questo manchi, mi sembra che siano un po’ troppo concentrati su sé stessi e che quindi non vadano a cercare e ad analizzare quello che ha funzionato in passato. Per questo porto avanti questo mio progetto: perché il pubblico e i giovani coreografi vedano che cos’è la genialità creativa: per creare cose nuove è necessario avere un punto di riferimento.

Tu stai offrendo anche uno spazio creativo, oltre che i ballerini, ad alcuni giovani coreografi.

Sì, sto aprendo le porte a giovani coreografi, ne presenterò quattro nel prossimo programma. Tutto ciò è bellissimo ma, anche se il mio obiettivo è avere sempre meno Mats nei miei spettacoli e sempre più nuovi talenti,  vorrei cercare di mantenere una “chicca” di Mats Ek come presenza costante perché per i ragazzi e per il pubblico è importante. Con il lavoro fatto attraverso le coreografie di Mats riesco a tirare fuori dai ragazzi delle cose straordinarie, non è da tutti avere un lato artistico spontaneo, spesso bisogna imparare a tirarlo fuori, e Mats ti permette proprio di fare questo. Inoltre lui è sempre informato di tutto ciò che io faccio, la sua approvazione è fondamentale per me.

Facciamo un passo indietro: hai detto che in passato il Cullberg faceva tutti gli anni una lunga tournée a Parigi: ballavate sempre al Théâtre des Champs Elysées?

No, ballavamo al Théâtre de la Ville. Ricordo di aver ballato per la prima volta in quel teatro La casa di Bernarda Alba, quando avevo diciassette anni. Trascorrevamo a Parigi due settimane all’anno e credo davvero che Parigi sia la città in cui ho ballato di più.

Tra i molti che sicuramente conservi qual è il ricordo più bello che hai dei tuoi anni di lavoro con Mats Ek?

Senza dubbio la tournée in Sudamerica, che abbiamo fatto alla fine degli anni Ottanta, credo fosse il 1989; siamo stati in Brasile e in Argentina. A questo devo fare una premessa: io ho sempre ballato i ruoli di Ana per tanti anni e questo mi ha fatta  crescere tantissimo, sia come artista, sia come ballerina: sono stata molto fortunata ad avere una grande come lei davanti a me. Tutto ciò naturalmente non ha però solo lati positivi perché spesso tendi a sminuirti e a non sentirti mai all’altezza: avendo come termine di paragone una ballerina così fantastica ti senti sempre un po’ meno di lei, quasi un secondo cast a vita. 

Perché quella tournée fu particolarmente importante per te?

In quell’occasione Ana non partecipò alla tournée perché aveva avuto il suo primo figlio e io mi trovai ad essere all’improvviso primo cast…e anche unico. Mats venne a parlarmi e mi chiese se pensavo di farcela da sola a sostenere le diverse repliche di Giselle, La casa di Bernarda Alba e Romeo e Giulietta. In quel momento io ero l’unica a poter danzare tutti i ruoli principali di quei balletti, ruoli veramente impegnativi. Gli risposi che pensavo di poterci riuscire, anche se poi si trovò comunque un secondo cast in grado di sostituirmi almeno in alcune recite de La casa di Bernarda Alba. Dunque partii per la tournée con questa grandissima responsabilità e Mats mi riservò in quell’occasione ancora più riguardi del solito, facendomi sentire davvero utile per il suo lavoro. Il fatto di sentirmi investita di una responsabilità così grande mi rendeva felicissima, anche se poi mangiavo solo patate bollite e riso per non ammalarmi e barattoli di miele che mi dava energia. 

Come ti sostenne Mats Ek in questo incarico tanto importante e impegnativo?

La cosa interessante è che Mats mi correggeva ad ogni spettacolo. Potrà sembrare assurdo ma lui mi correggeva anche tra una replica e l’altra e per me questo era un grande stimolo: il fatto di avere continuamente delle correzioni faceva sì che ogni volta diventasse quasi una prima volta: il personaggio e il balletto avevano ad ogni replica qualcosa di nuovo, di diverso. Questo rendeva lo spettacolo sempre vivo, in continuo divenire. Questa tournée è stata per me un’esperienza bellissima: del Sudamerica non ho visto nulla, anche perché le brevi pause mi servivano per riprendere le energie, ma in quell’occasione ho ballato come una pazza e Mats è stato sempre vicino a me, supportandomi e facendomi sentire importante più di quanto non facesse normalmente. 

Che effetto fa raccontare queste esperienze così intense ad anni di distanza?

Le vedo con occhi diversi e le vivo in un modo differente da come le ho vissute allora, nel corso del tempo tutto cambia. Ad esempio, ho smesso di ballare perché l’ho scelto io, e con questa scelta si è concluso un capitolo della mia vita. Non ho mai rimpianto questa mia decisione, anzi, ne sono felicissima. Ci sono dei video in cui io danzo e li trovo meravigliosi, ma non sono più io, adesso sono un’altra persona: quella era la Pompea ballerina, che io guardo e che adesso, dopo tanti anni, ammiro e stimo, proprio perché attualmente io non sono più quella Pompea, e dunque posso osservarmi da lontano. Anche Mats questo lo sa e lo condivide: è perfettamente consapevole che il Cullberg che esisteva quando ballavo io non potrà mai più esserci e sa altrettanto bene che non potrà fare masterpieces per sempre, è proprio per questo che preferisce prendersi una pausa, è una questione di intelligenza. A un certo punto della vita si chiudono delle parentesi e se ne aprono altre, è una sorta di evoluzione, di crescita. Quello che dobbiamo fare è cercare ininterrottamente delle novità, con l’intenzione rinnovarci e di lasciare qualcosa, perché il nostro modo di vivere e di pensare si evolverà negli altri e prenderà una forma diversa. Questo non vuol dire che scomparirà, così come non scompariranno i lavori di Mats.

Dunque, come scrisse Shakespeare, Much ado about nothing, Molto rumore per nulla?

Sì, Mats Ek non ha detto addio alla danza, che è sempre stata parte della sua vita. Lui cambierà forse, perché l’apertura al mutamento e alle novità ha sempre fatto parte della sua personalità, ma continuerà ad esserci, e le sue coreografie esisteranno sempre, non c’è nulla di cui preoccuparsi

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