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Apre a Torino il primo liceo statale della danza. Spunti critici per una scelta consapevole

Si è molto parlato, negli scorsi giorni, con tanto di articoli sulle principali testate italiane, dell’attivazione, per l’anno scolastico 2019/20, di un nuovo percorso formativo dedicato alla danza, e nello specifico di un Liceo Coreutico statale, risultato che fa parte di una serie di importanti modifiche inserite all’interno del Piano per l’offerta formativa 2019-20, approvato dalla Regione Piemonte. La fortunata città che ospiterà questo nuovo indirizzo di specializzazione sarà Torino, presso il Primo Liceo Artistico, diretto da Elisabetta Oggero. Simili indirizzi, a livello pubblico, non esistono attualmente in città. Un percorso di studi comparabile è quello proposto dal liceo paritario Germana Erba. A livello pubblico occorre invece spostarsi dalla città di Torino e rivolgersi al Liceo Felice Casorati di Novara.

L’open day di presentazione è stato fatto lo scorso 19 gennaio, mentre le prime selezioni di idoneità si sono svolte giovedì 21 febbraio, presso la scuola di danza La Pirouette.

Fin qui tutto bene, una notizia che apre uno spiraglio, finalmente! Hai visto mai che si schiuda qualche speranza per la nostra danza, un’eccellenza, sempre bistrattata e relegata troppe volte a fanalino di coda, la prima cosa che si taglia quando bisogna rivedere il budget di una produzione, in un’Italia che chiude i corpi di ballo e in cui o sei Bolle (and Friends) o non puoi fare nulla, con tutto il rispetto.

Ma andiamo avanti, leggiamo quali sono i requisiti per accedere a questo corso di studi.
“[…] Riguardo alla tecnica lo studente deve dimostrare di possedere un allineamento posturale bilanciato e una corretta impostazione delle gambe, dei piedi, delle braccia, delle mani, della testa. Deve avere una buona capacità di orientamento nello spazio e uno spiccato senso ritmico. Le conoscenze tecniche devono includere gli elementi di base della sbarra e del centro, la costruzione corretta di tutte le piccole e grandi pose e dei relativi passaggi in equilibrio su una sola gamba. Nel salto, nel giro e nel lavoro sulle punte l’allievo deve dare prova di possedere un’impostazione di base e la conoscenza dei passi principali“.

A questo punto chi minimamente un po’ di danza la mastica e bazzica nell’ambiente si ferma un attimo e si pone qualche domanda.
La prima che io mi chiedo è la seguente: ma questo Liceo preparerà dei ragazzi per accedere alla professione, ovvero per diventare dei ballerini professionisti in una vera compagnia, oppure servirà per dare una conoscenza più estesa di quello che è la danza a livello di pratica e di cultura generale? No, perché secondo il nostro sistema scolastico chi accede ad un’istruzione di secondo livello all’età giusta ha 13-14 anni ma, tanto per citare un concorso che si è concluso da pochi giorni, a 15 c’è gente che vince il Prix de Lausanne, e questo non quadra con la volontà di formare dei professionisti veri.
La questione viene chiarita dal Dirigente del Primo Liceo Artistico, che spiega al quotidiano La Stampa: «L’obiettivo della scuola è formare allievi per l’Accademia Nazionale (quella di Roma, ndr). Costituiamo, quindi, una sorta di percorso propedeutico». Benissimo, tutto chiaro, ma a questo punto mi sorge spontanea un’altra domanda: il percorso liceale italiano dura 5 anni, quindi se la matematica non è un’opinione gli studenti danno l’esame di maturità a 18-19 anni, a seconda del mese in cui li compiono. Ma chi ha istituito questo nuovo indirizzo di studi lo sa che a 19 anni nelle compagnie dei grandi teatri del mondo – parlo dell’Opéra di Parigi, del Royal Ballet, della Berliner Staatsoper, NDT e via dicendo, solo per citarne alcuni – i ballerini sono sotto contratto per il corpo di ballo da almeno un anno e alcuni di loro sono già anche solisti? E nelle junior companies i ragazzi hanno al massimo 23 anni. Non è per fare discorsi filosofici alla Schopenhauer sul tempo che scorre inesorabile, ma la verità nuda e cruda è proprio questa: la vita di un ballerino è abbastanza breve, adesso siamo forse anche più longevi di qualche anno fa (come categoria intendo) ma comunque dopo gli “anta” il chiodo alla parete per appenderci le scarpette più o meno ce lo mettono tutti. E non sbandieriamo all’infinito nomi come Carla Fracci, Luciana Savignano, Alessandra Ferri o Sylvie Guillem perché quelle sono eccezioni ed eccellenze come ce ne sono poche.

Altro punto: leggiamo sul sito del liceo Felice Casorati di Novara (i programmi di quello di Torino non saranno molto diversi) la tabella relativa alle ore di formazione. Le ore di tecnica della danza sono 264 all’anno, il che equivale a circa otto ore e mezza alla settimana. Molto bene se parliamo di fare attività fisica, non altrettanto se vogliamo preparare dei ballerini, perché equivalgono a poco più di un’ora e mezza al giorno. Per intenderci, la sola lezione di danza classica, ovvero il riscaldamento quotidiano dei danzatori, dura un’ora e mezza, e a maggior ragione se si parla di scuola non ci sono sconti. Oltre alla lezione ci sarebbero poi le ore di studio del repertorio classico e contemporaneo e le prove per gli spettacoli. Dove le inseriamo?

A favore del programma didattico vediamo qualche ora di teoria e pratica musicale per la danza, pochine perché sono 2 alla settimana ma certo, non possiamo fare un piano di studi di 70 ore settimanali, e diciamo che è già meglio di niente, sperando che in quelle ore il prof possa fare miracoli e dare anche una minima formazione musicale che vada oltre al conteggio ritmico che fa usualmente un ballerino e che farebbe accapponare la pelle a qualunque musicista. Non che sia per forza necessario contare la musica come fanno i musicisti, noi dobbiamo formare dei danzatori no? Ma vediamola così: se questo danzatore diventerà, in futuro, un’insegnante, e vorrà trasmettere la sua esperienza (che ci auguriamo tutti sia di rilievo) ai suoi allievi e avrà la fortuna e il privilegio di avere un pianista che accompagnerà le sue lezioni come la mettiamo? Certo, il pianista di suo dovrà essere bravo nell’esecuzione per la danza ma anche il docente ne dovrà pur capire qualcosa di musica per essere in grado di dare gli esercizi giusti, oppure succederà come mi è capitato di vedere in uno stage un paio di anni fa, in cui i pianisti, fortuna loro, si sono praticamente fatti una vacanza pagata perché alcuni insegnanti preferivano utilizzare il cd nelle loro lezioni.
Leggiamola come più ci piace.

Oggi è il 22 Agosto 2019

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