Playbill focus Rubriche

PLAYBILL FOCUS: Doris dietro Doris Day e la sua “immagine” di vergine d’America

Doris Day, una delle più grandi stelle del cinema degli anni ’50 e ’60, è morta lo scorso lunedì 13 maggio all’età di 97 anni a causa di una grave polmonite.

Protagonista dei musical di Hollywood e delle commedie romantiche, la Day ha realizzato 39 film nel giro di due decenni prima di abbandonare la recitazione, all’inizio degli anni ‘70, per concentrarsi sui diritti degli animali.

Alcuni dei suoi lavori più importanti includono “Non sparare, baciami!” (1953), “L’uomo che sapeva troppo” (Alfred Hitchcock, 1956), “Il letto racconta…” (1959), “Fammi posto tesoro” (1963) e molti altri. Dopo il suo ultimo film nel 1968, ha recitato nella sitcom della CBS “The Doris Day Show” (1968-1973).

Nata a Evanston, sobborgo di Cincinnati (Ohio), terzogenita di genitori figli di immigrati tedeschi, Doris ricevette il nome in ricordo di Doris Kenyon, un’attrice del cinema muto, di cui la madre era una grande ammiratrice.
All’età di 12 anni, dopo la separazione dei genitori, Doris iniziò a prendere lezioni di danza e a esibirsi in manifestazioni amatoriali in coppia con un giovanissimo ballerino di tip-tap, Jerry Doherty. Dopo un breve e sfortunato trasferimento in California, il 13 ottobre 1937 rimase seriamente ferita alla gamba destra in un grave incidente stradale, che pose termine alla prospettiva di una carriera da ballerina professionista.
Durante la convalescenza, Doris iniziò a prendere lezioni di canto e a esibirsi nelle radio locali. Nel periodo tra il 1939 e il 1940 fu ingaggiata nell’orchestra di Barney Rapp, che prese spunto dalla canzone “Day by Day”, cantata spesso da Doris, per suggerirle il definitivo nome d’arte di Doris Day, in sostituzione del cognome Kappelhoff, da lui ritenuto troppo lungo e non adatto dal punto di vista pubblicitario.
Dopo aver lavorato con Rapp, Doris collaborò con altre orchestre, tra le quali quelle di Jimmy James, di Bob Crosby e di Les Brown. Durante il suo periodo nell’orchestra di Brown, la cantante interpretò il suo primo hit, “Sentimental Journey”: uscito nei primi mesi del 1945, raggiunse la prima posizione negli Stati Uniti nella Billboard Hot 100 per 9 settimane e vinse il Grammy Hall of Fame 1998.

Già nota per la sua registrazione di “Sentimental Journey” con la band di Les Brown, Doris Day ha iniziato la sua carriera da attrice con ruoli di primo piano nel musical, a partire da “Amore sotto coperta” nel 1948, “Chimere” (1950), “Tè per due” (1952), “Non sparare, baciami!” (1953) e l’adattamento cinematografico de “Il gioco del pigiama” (1958) di Broadway. In “Non sparare, baciami!”, la Day ha cantato la canzone “Secret Love”, che avrebbe valso l’Oscar a Sammy Fain e Paul Francis Webster.

Quando esplose il genere dei film musicali verso la fine degli anni ’50, la Day continuò a recitare in una serie di successi romantici, portando intelligenza e comicità all’interno di a farse sessuali come “Il letto racconta…” (1959), “Amore, ritorna!” (1961), e “Non mandarmi fiori!” (1964, basato sull’opera omonima). In ciascuno di essi recita insieme a Rock Hudson, con il quale ha mantenuto un rapporto di amicizia nonostante la diagnosi di AIDS, in un clima di paura e abbandono.

Il regista Alfred Hitchcock la ingaggiò per il suo thriller del 1956, “L’uomo che sapeva troppo”, che ha anche vinto l’Oscar come miglior canzone originale con “Que Sera, Sera”.

Negli anni l’attrice è diventata più di un nome sopra un titolo. A partire dal suo allegro e allettante nome d’arte, che rappresentava l’ideale dell’innocenza dell’epoca e dell’amore ideale, un mondo parallelo alla sua contemporanea Marilyn Monroe. La stessa Doris non era Doris Day, per scelta e per sfortuna. Il suo libro del 1976, “Doris Day: Her Own Story”, racconta dei suoi problemi di soldi e dei tre matrimoni falliti.

“Il susseguirsi degli allegri musical d’epoca che ho realizzato, oltre al commento molto famoso di Oscar Levant sulla mia verginità (“Conoscevo Doris Day prima che diventasse vergine”), ha contribuito a quella che è stata definita la mia “immagine”, che è una parola che mi sconcerta. Non c’è mai stato alcun tentativo da parte mia né nella mia recitazione né nella mia vita privata di creare qualcosa come un’immagine”.

E proprio la sua “immagine” è stata citata, ad esempio, nella canzone “I’m Sandra Dee” del musical “Grease”:

“Watch it, hey, I’m Doris Day/ I was not brought up that way/ Won’t come across/ Even Rock Hudson lost/ His heart to Doris Day.”

Ma la sua ascesa di popolarità coincise con la seconda guerra mondiale e la guerra di Corea, e divenne rapidamente una delle preferite dai militari. La Day finì sotto i riflettori nel 1945 con l’uscita della sua hit “Sentimental Journey”; la canzone divenne simbolica per soldati vittoriosi di ritorno dalla seconda guerra mondiale alle loro famiglie.

Oggi è il 19 Giugno 2019

EVENTI

Archivio

X