Rubriche Setteotto

Lia Courrier: “Le mie avventure estive con la danza”

L’estate appena trascorsa è stata per me un periodo di lavoro molto intenso. Zero vacanze.

Non ho avuto la possibilità di raccontare in tempo reale le avventure vissute perché il giornale era già in ferie, ma credo sia importante parlare della bellezza che ancora esiste nel mondo, e non sempre solo di quello che non va. Sebbene possa sembrare una goccia in un oceano di bruttezze e difficoltà, la luce che questi piccoli semi emanano è talmente forte da scaldare i cuori e dissipare l’oscurità, dando forza e speranza al nostro guardare avanti. Sono doni che non capita tutti i giorni di ricevere e non voglio tenermeli tutti per me. Eccomi quindi a condividerli con voi.

Negli ultimi anni ho cominciato a girare per seminari estivi, una cosa che non avevo mai fatto prima. All’inizio ho colto tutte le occasioni che mi si sono presentate, perché era un mondo che non conoscevo, se non nelle occasioni in cui da piccola vi ho partecipato come allieva, ma sono passati tanti anni da allora. In seguito si è attuata una selezione reciproca e senza dolore: alcuni organizzatori non mi hanno riconfermata, mentre per altre richieste ho gentilmente declinato, perché per qualche motivo non coincidevano con le mie necessità logistiche, culturali o etiche.

Mi sono così ritrovata a reiterare solo le esperienze in cui sono stata accolta dalle persone con cui esiste uno scambio affettivo oltre che professionale, condizione per me fondamentale per affrontare un seminario estivo residenziale, ovvero un’esperienza totalizzante che richiede molta energia a disposizione ed una presenza costante e continua, in situazioni in cui si vive a stretto contatto con gli studenti. Purtroppo queste occasioni arrivano sempre a conclusione di un anno scolastico, quando la vitalità non è mai al massimo, bisogna proprio strizzarsi come un limone per andare a cercare le ultime risorse disponibili. Se aggiungiamo anche la mia già dichiarata idiosincrasia per il clima estivo, che mi fa sembrare un gigantesco pachiderma che si muove lentamente con passo pesante, spruzzandosi acqua sulla schiena con la proboscide ogni cinque minuti, potete immaginare. Infine, a completare il quadro, se già non mi reputo una persona mondana, avvezza allo stare in compagnia, in questi contesti divento ancora più taciturna e solitaria, quindi è una benedizione sapere che le persone con cui lavoro mi accettano esattamente così come sono, senza mai forzarmi a fare cose che vanno contro la mia indole e rispettando le personali necessità del momento.

Ma c’è dell’altro. Le situazioni in cui scelgo di tornare rappresentano sempre un’occasione di scambio non solo con gli studenti che hanno popolato le classi, quest’anno in modo particolarmente deciso, ma soprattutto con i colleghi. Penso proprio che i nostri campi energetici siano come dei magneti, ci si attrae per qualche motivo, e infatti in ognuna di queste occasioni lavorative ho incontrato insegnanti davvero dediti, curiosi, aperti e generosi. Ho spesso assistito alle lezioni degli altri, osservando il gruppo dall’esterno, così come alcuni colleghi hanno seguito la mia classe partecipando attivamente insieme agli allievi o prendendo appunti. Questo per me non è un atteggiamento da dare per scontato, è straordinario (nel senso di fuori dall’ordinario) vedere una tale armonia tra persone che magari si incontrano per la prima volta, ed è sempre stato fatto con sincero interesse e con una chiara intenzione di condivisione. Ci è capitato spesso di discutere di questo o di quell’allievo anche a sera, alla fine di una lunga giornata di lavoro, per aiutarli a fare chiarezza sul proprio progetto formativo, cercando risposte utili a dissipare i loro dubbi. Si sono fronteggiate ovviamente visioni e pareri diversi, ognuno di noi proviene da un percorso unico e differente, con una personale visione sulla danza, ma nessuno si è mai posto con la convinzione di avere chissà quale verità in mano. Si è sempre trattato di uno scambio di qualità e nel puro e unico interesse nei confronti dei ragazzi e del loro futuro.

Poi…la grande bellezza: gli studenti. Ho avuto gruppi di tutte le età e aspirazioni. Dai ragazzi, più o meno giovani, che studiano danza classica, che mi hanno davvero incantata per talento e preparazione tecnica, seguendo lezioni di ben due ore per una settimana intera, dimostrando grande concentrazione e una passione così sincera da farmi tornare indietro nel tempo, quando anche io vivevo solo per mettere piede in una sala danza. Poi un gruppo di veri sperimentatori che si sono posti con grande apertura nei confronti di un lavoro tutt’altro che semplice, in cui elasticità e prontezza erano qualità richieste non solo al corpo ma anche alla mente e al cuore. E’ stato emozionante vedere come le indicazioni date da noi docenti venivano immediatamente assimilate per trasformare la loro danza, istante dopo istante, ed è stato commovente osservare come il gruppo di lavoro si sia velocemente trasformato in una famiglia, tanto che alla fine eravamo tutti dispiaciuti nel doverci separare. Non si è trattato di una condivisione limitata alle faccende di danza, ma una comprensione reciproca profonda, un’evento che difficilmente ho mai sentito accadere in uno stage estivo, non in modo così coinvolgente e vero, almeno.

Le cose belle accadono, e anche se alla partenza per questo viaggio mi sentivo stremata nel corpo e nella mente, al mio ritorno ero piena di energia e di storie, immensamente arricchita, con il cuore gonfio d’amore per la danza e per questi fantastici, matti, sorprendenti ragazzi a cui auguro il meglio per qualunque progetto realizzeranno mai nella loro vita futura.

Oggi è il 23 Febbraio 2019

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