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“Letter to a man”. Nella mente di Vaslav

È stato un lunghissimo applauso quello con cui il pubblico del CRT Teatro dell'Arte ha voluto abbracciare Mikhail Baryshnikov, in conclusione della première di  'Letter to a Man', lo spettacolo ispirato ai Diari di Vaslav Nijinsky, diretto da Bob Wilson e da lui magistralmente interpretato. Un riconoscimento all'artista, alla sua insaziabile voglia di sperimentare e di sfidarsi ogni volta, sempre con rinnovata curiosità, ma anche un omaggio a ciò che la sua persona rappresenta per la danza e la sua storia. Un vero privilegio trovarsi dinnanzi alla sua presenza in scena: la grazia di una piuma che lentamente si posa sull'acqua e la forza di una montagna, maestosa, che non ha bisogno di altra dimostrazione se non il fatto stesso di starsene lì a dominare lo spazio circostante, risuonando della sua propria stessa essenza.

Mr. Robert Wilson è un signore che sa molto bene cos'è una macchina teatrale, quante storie si possono raccontare attraverso di lei, e come è possibile creare un mondo altro usando sapientemente le luci, gli ambienti sonori e gli elementi scenografici. La sua firma è riconoscibile in ogni singola parte di questo spettacolo, dai cambi scenici con i macchinisti che si muovono a vista, al gusto estetico minimale e pulito, a quella ironia sottile e colta che nasce dal contrasto.

A questi due giganti del teatro bisogna aggiungerne un terzo, presente solo come entità evocata: Vaslav Nijinsky, che si palesa attraverso le parole dei quaderni da lui scritti nel 1919, muovendosi sul filo dell'inchiostro come un funambolo, in equilibrio sul sottile crinale che separa la lucidità assoluta dalla follia. Un suo ritratto degli anni giovanili ci accoglie in platea, tenendoci compagnia fino all'apertura del sipario,  concedendo l'opportunità di indugiare nel suo sguardo dolcissimo.

Vaslav/Mikhail si muove in un ambiente onirico, surreale, interrotto. Una dimensione in cui l'elemento temporale viene deformato e gli accadimenti si susseguono senza un apparente ordine logico. In certi momenti sembra che ci si possa muovere a proprio agio in assenza di certezze, sospesi nella rarefazione, immersi nella nebbia di una mente frammentata; mentre in altri  si è totalmente sopraffatti dalle parole, reiterate ossessivamente, disturbate da rumori improvvisi come strappi, lacerazioni, urla, colpi sordi, come di qualcosa che cade pesantemente in un luogo lontano. Progressivamente veniamo invitati a penetrare nella mente di quest'uomo diviso, trasportati dai suoi pensieri, attraverso i quali svela sé stesso e la sua visione del mondo. Si passa fluidamente da frasi estatiche che parlano di amore universale verso tutti gli uomini e il Creato, concetti che rivelano il suo continuo interrogarsi sulla figura di Dio, a racconti di fornicazioni selvagge con le cocottes, o sull'identità celata del suo rapporto con Diaghilev, che  qui compare solo come fantoccio impellicciato in una vasca da bagno semovente. Ma non sorprende questo caleidoscopio emotivo, perché Nijinsky è tutto questo, in lui sono racchiuse tutte queste persone, presenti in eguale misura, per riempire di vita e di morte il sangue stesso che gli scorre nelle vene.

Wilson non poteva scegliere interprete migliore per questa elegante opera visionaria, senza cui l'atmosfera sarebbe risultata un po' fredda e distaccata, forse troppo sbilanciata verso una ricerca più che altro estetica. Mikhail Baryshnikov ha dato generosamente accesso allo spazio del cuore per donarci la sua visione di questo romantico folle, mettendosi al servizio del personaggio con grande umiltà e una nota di tenerezza: una leggenda che interpreta un'altra leggenda. Si ha quasi la sensazione che abbia scelto di svanire fino a diventare trasparente, per non oscurare con la sua presenza l'oggetto di questa esplorazione sottile,  lasciandosi attraversare dalle parole che per tutto il tempo hanno risuonato, trafiggendo lo spazio come lame, in russo e in inglese, pronunciate dalla sua stessa voce e da quella di Lucinda Childs, che ha anche collaborato ai movimenti. Letter to a Man ridisegna i contorni di questa figura mitica, così amata ma anche così tormentata, come un'ombra che lentamente emerge dall'oscurità e prende forma, rivelando la sua identità di colomba bianca.

Lo spettacolo rimane in scena fino al 20 di settembre, non posso che consigliare a tutti di andare a vederlo, poiché si tratta di un'occasione imperdibile per conoscere meglio la persona di Vaslav Nijinsky, dal momento che alla danza che lo ha reso famoso, in questo spettacolo, è stato lasciato uno spazio marginale nel quale si è deliberatamente scelto di non indugiare.

MIKHAIL BARYSHNIKOV E ROBERT WILSON AL TEATRO DELL’ARTE

LETTER TO A MAN

dai Diari di Vaslav Nijinski

Teatro dell’Arte, viale Alemagna, 6 – 20121 Milano

tram 1, 19, 27 – autobus 57, 61, 94 MM 1 e 2 Cadorna Triennale, BikeMi 33

la sede è accessibile alle persone con disabilità

11 – 20 settembre 2015 da martedì a venerdì ore 20.30, sabato ore 19.30, domenica ore 16

ideato e diretto da Robert Wilson con Mikhail Baryshnikov tratto dai Diari di Vaslav Nijinsky
spettacolo in lingua inglese e russa con sottotitoli in italiano

un progetto di Change Performing Arts e Baryshnikov Productions

produzione esecutiva CRT Milano

commissionato da Spoleto Festival dei 2Mondi, BAM for the 2016 Next Wave Festival, Cal Performances University of California Berkeley,Center for the Art of Performance at UCLA in collaborazione con Teatros del Canal Madrid,Les Ballets de Monte-Carlo/ Monaco Dance Forum

biglietti

€ 35,00 / € 32,00 intero, € 32,00 / € 30,00 convenzionati, € 24,50 / € 22,50 / € 17,50

Oggi è il 28 Ottobre 2020

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