La danza nel cinema Rubriche

La danza nel cinema: Pina di Wim Wenders

Pina Bausch (1940-2009), madre del teatrodanza (tanztheater, in tedesco) è stata perfettamente raccontata da Wim Wenders nel documentario PINA uscito nel 2011. Si tratta di un film in 3D (disponibile anche in 2D) considerata dal regista la tecnica migliore per trasportare il teatrodanza sullo schermo.
E’ il 1985 quando il regista tedesco, già noto a livello internazionale, assiste per la prima volta ad una rappresentazione di “Café Müller” e ne rimane affascinato. A colpirlo è soprattutto la vicinanza tra il suo modo di vedere ed esprimere le cose ed il linguaggio di Pina Bausch. E’ l’inizio di un’amicizia che dura 20 anni e che culmina nel progetto di un film insieme concretizzato nel 2008 con l’inizio delle riprese di alcuni danzatori che intepretano il repertorio di Pina. La morte di quest’ultima spinge Wim Wenders a rivedere e portare a termine il film che diventa un omaggio alla danzatrice e coreografa tedesca ed al suo grande talento.
“For Pina from all of us who made this film together” si legge all’inizio.
Nella pellicola Wim Wenders mostra una grande capacità di trasportare sul grande schermo la profondità del lavoro bauschiano mostrando estratti di opere e immagini di repertorio in cui appare in scena la stessa Pina Bausch, bellissima, magnetica, onirica. Non è la prima volta che la coreografa compare in un film (Die Generalprobe di Werner Schroeter – 1980; E la nave va di Federico Fellini – 1983).
Wenders ci illustra anche la fase che precede la costruzione degli spettacoli. Spesso si inizia con l’ideazione, da parte dei danzatori, di brevi partiture gestuali o verbali. Pina Bausch seleziona del materiale tra le sequenze proposte e a volte chiede ai danzatori di interagire tra loro. Si possono combinare più partiture e svilupparle in altro. Quello che è chiaro è il cambiamento del ruolo del danzatore che non è più esecutore o interprete di indicazioni prestabilite ma è attivo, è autore.
Pina Bausch è simbolo di una rivoluzione che ha influenzato non solo la danza ma anche le arti vicine ad essa. Oltre le regole, oltre la forma, oltre la parola e persino oltre la musica; a livello emozionale un suo spettacolo è sempre un’esperienza estrema, di vita, di amore, di sofferenza, di gioco, di dolcezza, di ricerca, di speranza…è una riflessione sulle relazioni (uomo-donna, fragilità-forza…) e tanto altro.
Il film è confezionato molto bene e presenta una equilibrata alternanza di sequenze in interni ed esterni (la danza entra nel quotidiano e le location in cui si balla sono le più disparate, dal teatro allo spazio ubrano, passando per aereoporti e boschi…) e testimonianze e omaggi dei danzatori del Tannztheater Wuppertal diretto da lei dal 1973 che cercano di trasmettere cosa significhi per loro aver incontrato questa grande artista.
Non occorre essere esperti di danza per vedere questo film né sapere tutto su Pina Bausch per amarlo. Vedere certe performance vuol dire partecipare a un’idea e a un’insieme di emozioni vibranti compensibili a tutti (infatti la regia non prevede spiegazioni o didascalie per la danza che mostra) Pensiamo, per esempio, a “Café Müller”, “Le Sacre du printemps”, Kontakthof,  “Vollmond”…
Il film è stato presentato fuori concorso alla 61ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino il 13 febbraio 2011. In Italia è stato presentato nella sezione Eventi speciali della 6ª edizione del Festival Internazionale del Film di Roma.
Al termine del lungometraggio, a congedare il pubblico è la stessa Pina Bausch che appare in bianco e nero in una brevissima e commovente frase coreografica. Ci saluta con la magia delle sue braccia e il gesto inconfondibile delle sue mani; ci lascia con la consapevolezza che si possa danzare ovunque e su tutto.

“Danziamo, danziamo altrimenti siamo perduti.”

Genere: documentario
Anno: 2011
Regia: Wim Wenders
Sceneggiatura: Wim Wenders
Attori: Pina Bausch; ensemble del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch.
Fotografia: Hélène Louvart
Montaggio: Toni Froschhammer
Musiche: Varie
Scenografie: Péter Pabst
Costumi:Rolf Börzik, Marion Cito
Produzione: Neue Road Movies, Eurowide Filmproduction, ZDF, Arteò
Distribuzione: Bim Distribuzione
Paese: Germania, Francia, Gran Bretagna
Colore: B/N e colore.
Lingua: Varie
Durata: 106 min

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