Finchè c'è tango c'è vita Rubriche

Vittoria Maggio: “Kuroneko No Tango”

Questa settimana la nostra rubrica avrebbe voluto parlare di  “No Tango”, di quella musica che per molti non é nemmeno da annoverare o da paragonare al genere e invece il destino ci porta a parlare del nostro più amato e puro tango, di un gatto nero e del Giappone! Si sa il tango é improvvisazione e per essere tale deve sorprenderti! 

Sembra l’inizio di una fiaba, un po’ infatti lo è: l’articolo  di oggi comincia nel lontano 1969 ricordando una delle più famose canzoni dello Zecchino d’Oro, presentata all’undicesima edizione  della popolare trasmissione con la quale molti di noi sono cresciuti. E chi di noi non ha mai cantato o non ha presente “Volevo un gatto nero”? 

Testo di Franco Maresca e musica di Framario e Armando Soricillo, cantata dalla piccola Vincenza Pastorelli, si classificò decima, ma divenne una delle canzoni più popolari grazie al  brillante testo che racconta di una ripicca fra due bambine che non riescono a trovare un accordo per giocare e che ha come oggetto proprio un gatto nero.  

Sorge una domanda: senza quella musica, quel ritmo, così scandito, cadenzato, regolare, quei due tempi ammiccanti, la canzone sarebbe stata ugualmente un successo?  

Non sarà un tango questa canzoncina per bambini?  

Si, lo é infatti, lo è molto, ed è anche legato alla tradizione degli anni venti. Volevo un gatto nero é assimilabile infatti a uno dei tanghi più conosciuti al mondo datato 1918: la Cumparsita! 

La storia da raccontare, già abbastanza intrigante, non finisce peró qui, continua e arriva in Giappone. 

In questo luogo cosi lontano dalla nostra cultura e dal nostro quotidiano,  è molto famoso un coro di voci bianche, Otowa Yurikago Kai, che ama inserire nel proprio repertorio anche brani di successo  dello Zecchino d’Oro.  

Così Volevo un gatto nero arriva  in Giappone dove mantiene la sua melodia e il suo ritmo di tango! Il testo viene invece cambiato e il gatto nero diviene il simbolo di un cuore innamorato un po’ malandrino, un po’ tanguero, e il grazioso felino prende proprio il nome di Tango. 

Kuroneko in giapponese significa gatto nero e la nota canzoncina per bambini, con un testo decisamente più passionale, assume cosi le caratteristiche di un vero tango della seconda decade del ‘900! 

Kuroneko no tango é stata una cover ripresa molte volte dopo il 1969  e fino ai nostri giorni. L’ultima versione di cui abbiamo conoscenza é quella del 2014 tratta dall’album Dream a little dream di Pink Martini, una piccola orchestra americana famosa per lo stile vintage che la caratterizza nei testi cantati in inglese, spagnolo, francese, giapponese, arabo, greco, italiano, romeno che la rendono senza frontiere, senza muri, limiti e discriminazioni.  

Ecco il link del famoso brano giapponese, valorizzato con  pianoforte e violini che sanno sapientemente ricreare  l’atmosfera dell’immaginario mondo del tango e l’attesa di una coppia di ballerini che con sacadas e boleos ne segni e marchi il tempo!  

 https://www.youtube.com/watch?v=z4OGo36f8tY 

E come sempre Buon Tango a tutti, a chi già lo balla, a chi inizierà a ballarlo, a chi solo lo ascolterà oppure lo guarderà, a chi lo ama e  a chi lo rifiuterà e male ne parlerà … A chi vive insomma perché Finché c’è tango c’è vita! 

Un abbraccio, 

Oggi è il 19 Marzo 2019

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