A distanza di due anni dal suo ultimo spettacolo romano, Akram Khan ha presentato al Teatro Brancaccio, il 5 e 6 novembre, la sua recente produzione Thikra: Night of Remembering, opera che si propone come una “riflessione personale e spirituale sulla memoria”, concepita insieme all’artista visiva saudita Manal AlDowayan.
Tra i più acclamati autori di danza a livello internazionale, Khan è presenza ricorrente sulle scene del Roma Europa Festival dove ha esordito con Fix, venticinque anni fa nell’ambito della rassegna UK Today organizzata con il British Council, mentre nel 2006 il Roma Europa Festival ha coprodotto Sacred Monsters, un duo su musica di Philip Sheppard, ideato e danzato con Sylvie Guillem.
Il coreografo si è questa volta ispirato alle tradizioni e agli scenari di Al-‘Ula, in Arabia Saudita: il patrimonio culturale di questa terra e le sue impressionanti formazioni rocciose in arenaria, attraversate dalla “Strada dell’incenso”, rete di rotte che facilitava il commercio di spezie e seta tra l’Arabia, l’Egitto e l’India, costituiscono il pretesto per una suggestiva riflessione sui legami tra identità, memoria e redenzione. La parola Thikra in arabo significa appunto “memoria”, “ricordo” e Akram Khan la traduce attraverso le memorie corporee evocate dalle dieci danzatrici sul palco.

In uno scenario notturno, attraversato da squarci di luce verticali, la matriarca di una tribù, che simboleggia il passato, evoca lo spirito della Conoscenza, una figura ancestrale che abita una delle formazioni rocciose: prende così vita un rituale attraverso cui, esplorando il confine tra la vita e la morte, tra il dolore collettivo del passato coloniale e la liberazione, l’intera comunità riesce a rinnovarsi e ritrovare motivazioni profonde per il cammino futuro.

L’impatto visivo iniziale è toccante, i gesti sono forti e decisi, ma estremamente poetici; lo spirito risvegliato, una straordinaria Ching-Ying Chien, si unisce alle donne che danzano intrecciando i loro capelli sciolti, come fossero veicolo di connessione con una conoscenza profonda, atavica.
Il linguaggio di Khan, caratterizzato dall’abilità nel fondere culture e tradizioni diverse si rivolge in questa occasione al Bharatanatyam, una delle più antiche danze classiche indiane, originaria della parte meridionale del subcontinente, contaminato con le pratiche della danza contemporanea.
Sono impulsi che si liberano dal corpo, fremiti e abbandoni dinamici e vorticosi, come nel duetto delle due sorelle, in cui l’eccezionale Samantha Hines prende il controllo di Nikita Goile, manipolandola come se fosse un burattino. La coreografia esprime sacralità sia in queste scene concitate, sia in quelle più mistiche e a sostenerla, anche nei momenti in cui la tensione dello spettacolo sembra perdere un po’ di tono, come nella seconda parte, è la partitura musicale del compositore Aditya Prakash, che attinge a varie fonti tra cui la musica araba, quella corale bulgara, fino ad arrivare alla Didone di Purcell.
È la rappresentazione della necessità dell’uomo di riconnettersi con il proprio passato quella concepita da Khan e AlDowayan, unico modo, secondo gli autori, attraverso cui è possibile “rinascere”.
L’impianto visivo, così come i costumi e la scena (trasposizione forse un po’ troppo banalizzata dei paesaggi evocati), sono di AlDowayan, una delle più influenti artiste contemporanee (autrice dell’installazione che ha riempito il Padiglione saudita alla Biennale Arte 2024 di Venezia), il cui campo d’indagine, oltre a temi come memoria e oblio, è soprattutto la condizione della donna.
Si è trattato di una delle ultime occasioni per assistere agli spettacoli della Akram Khan Company, la cui attività si concluderà, come annunciato, nel 2027 per dare vita a nuove progettualità. “Portare ora questa produzione nel mondo intero”, ha dichiarato il coreografo “è per me una conclusione significativa dell’attuale capitolo della compagnia: una celebrazione delle storie, delle idee e delle relazioni che ci hanno plasmato negli ultimi venticinque anni”.
Un ulteriore merito di Roma Europa Festival: averci dato la possibilità di assistere a questo spettacolo anche in Italia.
Thikra: Night of Remembering
Regista e coreografo Akram Khan
Direttore visivo / Costumi e scenografia Manal AlDowayan
Ideazione narrativa Manal AlDowayan e Akram Khan
Compositore musicale e soundscape designer Aditya Prakash
Sound designer Gareth Fry
Lighting designer Zeynep Kepekli
Creative associate e coach Mavin Khoo
Drammaturgo Blue Pieta
Direttori delle prove Charlotte Pook, Angela Towler e Chris Tudor
Ballerine Pallavi Anand, Ching-Ying Chien, Kavya Ganesh, Samantha Hines, Jyotsna Jagannathan, Mythili Prakash, Divya Ravi, Azusa Seyama Prioville, Elpida Skourou, Mei Fei Soo, Shreema Upadhyaya, Kimberly Yap e Hsin-Hsuan Yu.
Photograph: Camilla Greenwell

