Tempo di Farewell: Dorothée Gilbert, James Whiteside, Herman Cornejo. Tre stelle verso l’addio

di Mattia Guerrini
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Si sa: la carriera di un danzatore è una parabola destinata, prima o poi, a concludersi. Per tutti c’è un inizio e, inevitabilmente, arriva il momento in cui il corpo impone una pausa, una scelta, una fine. Ma l’addio alle scene non è mai uguale per tutti.

C’è chi lascia il palcoscenico nel silenzio, quasi lontano dai riflettori, e chi trasforma l’ultima recita in un grande evento celebrativo. I cosiddetti farewell, celebrati in pompa magna sui più prestigiosi palcoscenici del mondo — da New York a Parigi, da Milano a Londra — sono un privilegio riservato alle grandissime star del balletto. E anche tra loro non tutti scelgono di congedarsi nello stesso modo.

C’è chi preferisce scomparire gradualmente dalla scena, chi annuncia con largo anticipo il proprio ritiro e chi, invece, sembra non riuscire mai a dire davvero addio: artisti che si sono ritirati più volte, su palcoscenici diversi, tra ripensamenti, ritorni e nuove uscite di scena.

La stagione 2026-2027 si annuncia, però, particolarmente significativa per gli appassionati di danza. Sono infatti tre le grandi personalità del balletto internazionale che si preparano a salutare definitivamente il palcoscenico: l’étoile dell’Opéra di Parigi Dorothée Gilbert e i due Principal dell’American Ballet Theatre, James Whiteside e Herman Cornejo.

Tre artisti diversissimi per formazione, personalità e percorso artistico, ma accomunati dall’aver lasciato un segno nella storia più recente.

Per prima sarà Dorothée Gilbert. Étoile dell’Opéra national de Paris dal 2007, l’artista francese darà il suo addio alle scene il 15 ottobre 2026, interpretando la protagonista ne L’Histoire de Manon di Kenneth MacMillan al fianco di Hugo Marchand.

La scelta del titolo non è casuale. Con Manon si chiude infatti un cerchio particolarmente suggestivo nella storia ultima dell’Opéra. Proprio con questo balletto nel 2015, ma al fianco di Roberto Bolle, aveva salutato le scene anche Aurélie Dupont, allora étoile e successivamente direttrice della compagnia parigina.

La serata del 15 ottobre si preannuncia dunque come uno degli appuntamenti più attesi dell’autunno: il tutto esaurito è arrivato praticamente fin dall’apertura delle vendite e la recita sarà trasmessa in diretta dall’Opéra Garnier sulla piattaforma POP (Paris Opera Play).

Per Gilbert, arrivata all’età di 43 anni, non si tratta semplicemente dell’ultima recita di una lunga carriera. L’artista ha infatti già raggiunto l’età pensionabile prevista per le danzatrici dell’Opéra, fissata a 42 anni, e torna dunque sul palcoscenico appositamente come ospite per questo ultimo, simbolico appuntamento.

È difficile racchiudere in poche parole ciò che Dorothée Gilbert ha rappresentato per il balletto francese. Fin dai primi anni della sua carriera si è imposta per un’eleganza naturale, una tecnica formidabile e una qualità interpretativa che sembravano appartenere a una tradizione quasi d’altri tempi.

Una danzatrice di quella che si potrebbe definire un’ultima fiammata della grande haute école. Mancherà al pubblico più affezionato.

Dall’altra parte dell’Atlantico, il secondo grande addio sarà quello di James Whiteside, Principal dell’American Ballet Theatre dal 2013, oggi quarantatreenne.

La sua è una figura difficilmente riconducibile ai tradizionali schemi del ballerino classico. Dopo un brillante inizio al Boston Ballet, Whiteside si è imposto sulla scena internazionale non soltanto per le sue straordinarie qualità tecniche e interpretative, ma anche per una personalità artistica libera, ironica e fuori dagli schemi.

Ballerino, coreografo, performer, dj e drag queen: Whiteside ha sempre rivendicato la possibilità di essere molte cose contemporaneamente, senza accettare le rigide categorie che spesso accompagnano il mondo della danza classica.

Eppure, dietro questa immagine provocatoria e anticonvenzionale, c’è un interprete di primissimo livello, capace di misurarsi con i grandi ruoli del repertorio classico e di affrontarli con una personalità inconfondibile.

Il suo farewell è fissato per il 30 giugno 2027, quando interpreterà Albrecht in Giselle al fianco di Isabella Boylston, sua partner prediletta.

Poche settimane dopo sarà la volta di un altro gigante dell’American Ballet Theatre: Herman Cornejo.

Il 22 luglio 2027, a 45 anni, il ballerino argentino saluterà il pubblico danzando il ruolo di Siegfried ne Il lago dei cigni al fianco di Skylar Brandt.

Principal dell’ABT dal 2003, Cornejo è unanimemente considerato uno dei talenti più straordinari emersi sulla scena agli albori del nuovo millennio.

La sua è stata una carriera costruita sulla potenza di una tecnica fuori dal comune. Ma ridurre Cornejo al virtuosismo sarebbe ingiusto. Nel corso degli anni il ballerino ha saputo costruire una vetrina di personaggi e collaborazioni che hanno ampliato considerevolmente il suo percorso artistico.

Tra le partner che hanno elevato la sua carriera figura sicuramente Alessandra Ferri, con la quale ha condiviso alcuni momenti particolarmente importanti sulla scena internazionale. Cornejo è stato inoltre protagonista di numerose apparizioni come ospite, danzando anche in Italia sul palcoscenico del Teatro alla Scala.

Tre sipari che caleranno su tre carriere notevoli, dando spazio al naturale ricambio generazionale, in attesa di scovare le star di domani.

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