Finché c'è vita c'è tango Rubriche

Tango Sonos: l’esilio di Antonio e Nicola ippolito
"L'esilio di questi mesi è un prezioso tempo per recuperare se stessi"

“L’esilio di questi mesi è un prezioso tempo per recuperare se stessi. Se si sa stare in ascolto, si ha il tempo di vedere le cose dall’esterno, con la mente libera. Si fa strada riflessione e consapevolezza.”

I due fratelli lucani, musicisti da sempre, Antonio Ippolito al bandoneón e Nicola Ippolito al pianoforte, conosciuti al pubblico con il nome Tango Sonos”, saranno protagonisti del concerto live streaming dal Palazzo delle Arti “Beltrani” della bella cittadina di Trani il 2 gennaio alle ore 21.

Il mondo del tango li conosce bene, li ama molto per gli arrangiamenti classici per orchestra tipica, per i brani e gli arrangiamenti originali, per la creatività e l’improvvisazione che mettono ogni volta che suonano. Sono in due e sembrano un’intera orchestra!

Ironici, taglienti con garbo, non nascondono di preferire, tra gli arrangiamenti classici, quelli di più alto livello musicale come Troilo, Salgan, Pugliese, Piazzolla… oltre ai loro ovviamente!

Il programma del concerto? La musica che piace a loro, improvvisata, arrangiata alla Tango Sonos.

Antonio e Nicola sono due performer, rendono al massimo nei concerti dal vivo, non amano apparire sulle varie piattaforme, nemmeno in questo esilio dalle scene.

Il concerto del 2 gennaio inaugura la speranza, il voler credere nel nuovo e sincero impegno da parte di ciascuno di noi per recuperare il meglio dell’uomo, imparando dagli errori e dalla storia; perché non sia ancora una volta che “da tempo e mare non s’ impara niente”, ma che in modo consapevole ognuno sia artefice del destino, conscio di essere inevitabilmente connesso a quello degli altri.

“È difficile avere fiducia, l’umanità non ha mai imparato dalla propria storia, né dalle cose belle né dai disastri più grandi, il tarlo dell’ego è stato sempre dominante, noi ci speriamo, ognuno nel suo piccolo può portare avanti bellezza e, se siamo in tanti a farlo, forse ce la faremo a rendere migliore questo mondo.

L’esilio di questi mesi è un prezioso tempo per recuperare se stessi; se si sa stare in ascolto, si ha il tempo di vedere le cose dall’esterno, con la mente libera. Per noi, dobbiamo essere onesti, l’esilio era già in corso prima di marzo; avevamo iniziato a diminuire i nostri concerti in milonga e a recuperare il tango più strettamente dal punto di vista musicale, slegato dal ballo, valorizzandone la cultura.

Anche nel tango è successo purtroppo lo stesso fenomeno accaduto in molti ambiti: si è iniziato a guardare solo al mercato, al guadagno, al soldo, semplificando e banalizzando i contenuti e conformando il gusto artistico, quello più facile all’ascolto, quello senza sforzo di erudizione, quello commerciale.

Chissà perché si tende a vedere come negativa la complessità, la difficoltà nel comprendere e apprezzare un brano non scontato, differente, quando invece il bello della mente umana è crescere, senza arrestare la propria evoluzione.

L’appiattimento del mondo della milonga si distanziava sempre di più dal nostro mondo di intendere la cultura del tango, anche se è sempre stato complementare al teatro, al mondo concerto, abbiamo comunque preferito prenderne le distanze.

L’arte non va penalizzata. Va slegata dal dominio del soldo, altrimenti peggiora. L’artista può fare molto in tal senso. È abituato all’esilio, è asociale se per socialità si intende, come sempre più spesso succede, il livellamento al basso. Noi stiamo sfruttando questo esilio per arricchirci di sapere, per studiare, per creare, per leggere, per approfondire la teoria, stiamo recuperando noi stessi e ci auguriamo di poter essere in tanti a dire la stessa cosa.

Come sarà il tango che verrà?

Sarà come sarà il mondo, Faber est suae quisque fortunae, “ciascuno è artefice della propria sorte”.

Siamo a un grande bivio, con l’opportunità di tornare a fare bene, con coscienza, con altruismo, mettendo da parte i piccoli mondi dei tanti io, abbiamo bisogno di una congiuntura favorevole che urli da più parti, abbiamo bisogno di tornare a fare cultura, faremo meno soldi, pazienza, saremo più ricchi dentro!”

Non è la prima volta che ho l’occasione di fare quattro chiacchiere, o meglio sei chiacchiere, con i due fratelli del tango e con loro ci si pone sempre su un piano con intento filosofico, di pensiero profondo, schietto, mai retorico. Non amo distinguere quello che dice Antonio da quello che racconta Nicola, nella loro diversità, là dove presente, c’è rispetto e armonia.

Al termine dell’intervista, attraverso la video-chiamata, ci siamo guardati, per un attimo alla ricerca del loro tango preferito e poi insieme, quasi all’unisono, abbiamo pronunciato Faber Vals.

L’omaggio a Fabrizio De Andrè che i Tango Sonos hanno creato qualche anno fa, è un regalo bellissimo che mette insieme lo spirito del tango-vals con quello di Faber, in perfetta armonia con uno dei più intimi artisti musicali. Faber, fabbro, artefice.

C’è bisogno di poeti cantautori, c’è bisogno di pensiero, c’è bisogno di ripensarsi e ognuno di noi può fare la sua parte.

Buon ascolto e siate felici!

https://www.youtube.com/watch?v=kMAth1GKxMA

Foto: Nicola Ippolito

Oggi è il 15 Gennaio 2021

AIDA CONSIGLIA

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