(La recensione si riferisce allo spettacolo andato in scena mercoledì 10 giugno 2026)
«A otto anni facevo l’insetto al Teatro Michajlovskij. Ricordo il profumo del palcoscenico, la musica… Mendhelssohn è sempre stato nella mia testa. Non ho avuto bisogno di rileggere Shakespeare per coreografarlo: dovevo solo ricordare quel bambino che ero».
George Balanchine
Il primo incontro con il capolavoro shakespeariano avvenne, per il giovane Balanchine, sul palco del teatro di San Pietroburgo, dove, giovanissimo allievo della scuola di ballo, vestiva i panni di un elfo, ma quando, nel 1962, ritornò all’opera di Shakespeare, dichiarò che la sua fonte di ispirazione principale non fu la pièce teatrale bensì la partitura di Mendelssohn, che venne arricchita inserendo altri brani dello stesso compositore così da portare il lavoro a due atti.
La scena del balletto si apre sulla cornice di un bosco popolato da elfi ed esseri fatati interpretati con la giusta leggerezza e giocosità dagli allievi della Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma.
Fin da subito colpiscono i costumi di Gianluca Falaschi, che firma anche le scene, nel primo atto e alla fine del secondo molto colorati e aerei per rendere la magia e il surrealismo dell’atmosfera fiabesca del bosco, eleganti e distinti all’inizio del secondo atto, che vede invece la celebrazione dei matrimoni nel palazzo del duca, sulle note della celeberrima Marcia nuziale.
Pur essendo un balletto narrativo, genere raro nel catalogo balanchiniano, Sogno di una notte di mezza estate non delinea dei personaggi ben definiti, non ne conosciamo il carattere e non hanno una vera e propria evoluzione, e restano dunque tratteggiati e dai contorni nebulosi, quasi fossero anch’essi delle misteriose apparizioni, data anche la complessità del ben noto intreccio. Il differente colore dei costumi (blu e rosso) aiuta notevolmente lo spettatore a riconoscere le due coppie formate da Elena e Demetrio (Alessandra Amato e Valerio Marisca) e da Ermia e Lisandro (Marta Marigliani e Walter Maimone), che sarebbero altrimenti poco identificabili.
Piacevole l’interpretazione data dai solisti, fra cui spiccavano in modo particolare le linee lunghe ed eleganti di Marianna Suriano, nel ruolo di Titania, e la verve giocosa e spensierata di Puck (Gabriele Consoli). Completano il cast Federica Azzone nel ruolo di Ippolita e Antonello Mastrangelo in quello di Bottom.
Purtroppo nei pezzi d’assieme, soprattutto nel secondo atto, la pulizia e la cura dei dettagli non sono stati il punto forte, con diverse sbavature e imprecisioni che hanno un po’ sporcato la restituzione generale.
Impeccabile invece l’ospite Sae Eun Park, danzatrice étoile dell’Opéra di Parigi, che torna al Costanzi dopo il suo debutto nel ruolo della baiadera Nikyia, qui interprete principale del divertissement del secondo atto, che ha deliziato il pubblico con la bellezza e fluidità del suo movimento, con la precisione e la facilità della sua esecuzione e con la sicurezza e piena padronanza dei movimenti che trasmette sul palcoscenico.
Il balletto firmato da Balanchine viene rappresentato per la prima volta all’Opera di Roma e vede impegnati i tre complessi artistici del Teatro dell’Opera di Roma: il Corpo di Ballo, l’Orchestra e il Coro. Sul podio Karen Durgaryan, Maestro del Coro Ciro Visco. A interpretare le voci soliste le allieve di Fabbrica Young Artist Program Jessica Ricci e Maria Elena Pepi.
Sogno di una notte di mezza estate sarà in scena al Teatro Costanzi di Roma fino al prossimo 14 giugno.
Crediti fotografici: Teatro dell’Opera di Roma

