Un’epoca d’oro del cinema e del teatro si avvia ufficialmente alla conclusione. A novant’anni, l’indimenticabile icona di Hollywood Julie Andrews (nata Julia Elizabeth Wells) ha annunciato il suo ritiro definitivo dalle grandi produzioni, chiudendo un percorso artistico durato quasi otto decenni.
La notizia, condivisa da milioni di fan in tutto il mondo, è arrivata a seguito della rinuncia ufficiale dell’attrice a riprendere il ruolo della Regina Clarisse Renaldi in The Princess Diaries 3, il nuovo capitolo della saga cinematografica che l’aveva vista protagonista insieme ad Anne Hathaway dei primi due film. Nonostante i mesi di trattative con la produzione, Andrews ha preferito fare un passo indietro spiegando che è arrivato il momento di fermarsi e di voler essere considerata ormai in pensione.
Con una carriera da sogno che dai palcoscenici dei teatri di Londra e Broadway l’ha portata al grande schermo, Julie Andrews ha segnato la storia dello spettacolo con talento, eleganza e una voce inconfondibile. Impossibile non citare capolavori intramontabili che hanno fatto sognare generazioni intere, come Mary Poppins del 1964, il film Disney che l’ha resa celebre regalandole un meritatissimo premio Oscar, e Tutti insieme appassionatamente del 1965, dove nei panni della dolcissima Maria ha interpretato alcune delle canzoni più famose della storia del cinema. A questi si aggiunge la brillantezza di Victor Victoria nel 1982, con cui ha dato prova della sua straordinaria versatilità comica e drammatica. Questi due titoli hanno portato nuovamente a Andrews la nomination come miglior attrice ai premi Oscar.
La danza ha avuto un ruolo importante nella formazione artistica di Julie Andrews fin da quando era bambina. Prima di diventare una celebrità internazionale del canto e della recitazione, ha studiato danza frequentando sia una scuola professionale che la scuola di danza gestita da sua zia, dove si è cimentata in diverse discipline tra cui il balletto classico, il ballo da sala e il tip-tap.
Questa solida preparazione le ha permesso di sviluppare una grande coordinazione e un’ottima scioltezza nei movimenti sul palcoscenico, doti che ha ampiamente sfruttato nei celebri musical cinematografici e teatrali. Inoltre, nel corso della sua carriera televisiva, ha dimostrato la sua passione per quest’arte anche conducendo speciali televisivi dedicati al mondo del ballo, come il famoso programma del 1980 Julie Andrews’ Invitation to the Dance, in cui ha affiancato grandi icone della danza come Rudolf Nureyev.
Anche quando un intervento chirurgico alle corde vocali, negli anni novanta, ha modificato la sua estensione canora, la Andrews non ha mai smesso di lavorare, reinventandosi con successo. Ha prestato la sua classe al doppiaggio di grandi successi d’animazione come Shrek e Cattivissimo Me, fino a diventare la raffinata e ironica voce narrante della serie di successo Bridgerton su Netflix.
Con il suo ritiro, il mondo dello spettacolo perde una delle sue ultime regine e icone d’altri tempi. Sebbene le sue apparizioni pubbliche siano ormai rarissime e dedicate soprattutto al sostegno di cause benefiche e culturali, l’impatto di Julie Andrews sulla cultura pop rimane del tutto indelebile. Ciò che resta è la magia di un talento cristallino e di una classe senza tempo, capaci di rendere il mondo un posto decisamente più bello.

