Un pubblico numeroso e applausi calorosi hanno accolto la prima serata del Ballet de l’Opéra National de Paris, messa a rischio fino a poche ore prima da un’agitazione sindacale dei lavoratori del Teatro Carlo Felice e infine andata in scena lo scorso 4 luglio presso i Parchi di Nervi nell’ambito del Nervi International Ballet Festival con la direzione artistica di Jacopo Bellussi.
La compagnia è tornata a calcare le scene genovesi dopo oltre 40 anni di assenza (l’ultima volta fu all’inizio degli anni Ottanta, con il Don Chisciotte di Rudolf Nureyev) e l’ha fatto con una serata-contenitore dal titolo Signature Pieces.
Le temperature da bollino rosso hanno purtroppo imposto alcuni significativi cambiamenti rispetto al programma originariamente previsto, sia nell’ordine delle coreografie rappresentate, sia nella scelta delle stesse. Non è stato infatti danzato il pezzo d’apertura In the night, di Jerome Robbins, sostituito, in posizione differente, dal sempreverde ma molto più breve La morte del cigno, che però, insieme all’eliminazione dell’intervallo fra i due tempi, ha tagliato di molto la durata complessiva della serata, ridottasi a un’ora scarsa. Decisione impopolare ma necessaria per tutelare la salute e la sicurezza dei danzatori.
In apertura Gran Pas Classique, grande pezzo di virtuosismo interpretato dall’étoile Bleuenn Battistoni, accompagnata da Francesco Mura, seguito da un estratto dall’atto III di Raymonda, con la coreografia di Rudolf Nureyev. Con le étoiles Sae Eun Park e Paul Marque e otto coppie del corpo di ballo, Raymonda è stato, nella nuova versione del programma (era originariamente previsto in chiusura), l’unico pezzo corale, di cui ci si sarebbe però aspettati di vedere anche pas de deux, variazioni e coda, e non soltanto la parte iniziale del divertissement.
Meravigliosa Dorothée Gilbert nella sua interpretazione de La morte del cigno, coreografia che, nonostante l’assenza di veri e proprio virtuosismi tecnici, richiede una grande maturità artistica e di cui l’étoile, con i suoi caratteristici tratti marcati, delinea alla perfezione tutta la drammaticità e l’intensità.
I pezzi forti e più attesi del programma sono stati senza dubbio Le Jeune Homme et la Mort e Le Parc.
Creato nel 1946 da Roland Petit, su libretto di Jean Cocteau e musiche di Bach, Le Jeune Homme et la Mort illumina una scena inquietante sulla quale si trovano in posizioni scomposte un letto, un tavolo e sedie rovesciate e, al centro, una forca, da cui pende un drappo rosso, e alla quale il destino, sotto le spoglie di una donna in abito giallo e guanti neri, costringerà il suo amante ad impiccarsi annodandovi un cappio. Il dramma è stato interpretato in maniera magistrale dalla coppia di étoiles Roxane Stojanov e Hugo Marchand, che hanno dato alla coreografia un’intensità quasi palpabile e a cui il pubblico ha tributato un lungo applauso.
Infine, in chiusura, il celeberrimo pas de deux dal capolavoro di Angelin Preljocaj Le Parc, creato nel 1994 proprio per il Ballet de l’Opéra National de Paris. Un pezzo che coniuga in un perfetto connubio di eleganza e modernità la musica di Mozart e il linguaggio coreografico contemporaneo. Sublimi, anche qui, gli interpreti: l’elegantissimo Mathieu Ganio, che di recente ha dato l’addio alle scene della maison parigina, e l’étoile Ludmila Pagliero hanno dato vita a un momento sospeso, che oscilla nel sottile equilibrio fra i giochi di seduzione e l’intimità dell’abbandono ad un lungo abbraccio.
Crediti fotografici: Marcello Orselli e Clarissa Lapolla







