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Scuole di danza: i contratti ci sono, applichiamoli. Ne abbiamo diritto e lo meritiamo

Da una quindicina d’anni il 90% delle scuole di danza in Italia ha scelto di configurarsi come Associazione Sportiva Dilettantistica o come Società Sportiva Dilettantistica, rinunciando alla propria identità artistica e culturale e travestendosi da attività sportiva, mentre la Danza rientra nell’alveo del Ministero della Attività Culturali e questa scelta ha messo in confusione anche la politica, non bastasse quella che c’era già prima. Questa scelta è stata dettata dalla mancanza di risorse e dall’esigenza di mantenere le rette dei corsi il più possibile accessibili alle famiglie. Il rimanente 10% è rimasto eroicamente Associazione Culturale o Ditta individuale.

L’emergenza del Corona Virus interrompendo le nostre attività ha fatto emergere tutta la fragilità del nostro settore in particolare ha messo in luce le fragilità di un intero comparto le cui lacune gestionali sono uniche, non hanno eguali negli altri ambiti. Infatti nessun lavoratore in Italia rinuncia ai propri diritti come contributi previdenziali, maternità, malattia TFR ecc. E oggi ci troviamo davanti alla povertà assoluta, insegnanti che non sono tutelati, affitti da pagare che non possono essere detratti dalle tasse perché le tasse non vengono pagate…

Ma come si è arrivati ad uno scempio del genere? Semplice ogni settore che vive dei conflitti all’interno del proprio ambito diventa preda dei lupi rapaci. Eh già … e quel qualcuno ha capito bene che poteva rappresentare una bella scorciatoia, che all’inizio ha rappresentato un’opportunità, meno tasse, meno burocrazia, possibilità di detrarre la retta dalla dichiarazione dei redditi per le famiglie. Ma poi è diventato una trappola, obbligo di corsi last minute che in 24 ore ti fanno diventare un insegnante di danza (anzi istruttore o tecnico), obbligo di partecipare a gare e chi più ne ha più ne metta, per arrivare fino all’abisso di oggi.

Purtroppo la paura, la debolezza e la non conoscenza hanno generato tanta confusione. Addirittura molti insegnanti hanno creduto che siccome lo Stato non riconosce la figura dell’insegnante di danza allora non avrebbero potuto avere dei contratti ed essere tutelati. Qui c’è da fare una precisazione, lo Stato per definizione non tutela nessun lavoratore. Lo Stato emana leggi che obbligano il datore di lavoro ad applicare dei contratti condivisi dai Sindacati che prevedono le tutele.

E io come ho fatto? Come ho fatto ad avere un contratto senza una legge? Come fanno tutte le professioni che non hanno una legge che riconosce la loro figura…non c’è una legge per i pizzaioli, non c’è una legge per i maestri di musica, anzi da notare che le scuole private di musica hanno gli stessi problemi del nostro settore sono veramente tante le professioni non riconosciute… Certo le leggi servono a chi non sa gestirsi da solo, servono a controllare e a punire chi non ha ben chiaro il proprio e altrui benessere…, ma io voglio sperare che la mia amata danza non abbia bisogno di una legge restrittiva o punitiva…io sogno delle scuole di danza che anche senza una legge dimostrano la consapevolezza della necessità della formazione e si formino anche rispetto alle varie possibilità di gestione.

Io ho lavorato inizialmente con un contratto Co.Co.Co, poi con il contratto del commercio che si applica in tutti quei casi in cui non ci sia un inquadramento preciso (e ne fanno largo uso proprio le associazioni), e infine sono approdata al contratto Federculture a cui mi sono affiliata con grande soddisfazione. Quindi ho potuto godere della maternità quando ho avuto i miei due figli, da 26 anni ho i contributi pagati, ogni anno percepisco il Trattamento di Fine Rapporto e oggi in piena emergenza Covid sono in cassa integrazione. Inoltre l’Associazione, il cui locale ha una destinazione d’uso C1, potrà detrarre il 60% dell’affitto dal prossimo F24.

E quindi quale potrà essere il futuro? Ritorneremo nel limbo Sport o Cultura? Ci affideremo allo Stato come se noi non conoscessimo le nostre esigenze? Le leggi italiane raramente sono state funzionali e spesso hanno creato ristrettezze e limitato il raggio d’azione delle imprese…e molte di esse poi si sono ritrovate a chiudere.

Non possiamo per una volta dimostrare allo Stato che siamo capaci di gestirci? Io vengo da una terra, il Trentino, che ha saputo fare della cooperazione e della collaborazione il suo cavallo di battaglia e che per questo riesce a reggere anche i brutti colpi. Io credo che ognuno debba fare la propria parte, lo Stato fa la sua e noi facciamo la nostra.

Alle numerose insegnanti che mi hanno chiamato in questi giorni ho spiegato la nostra realtà gestionale, che ci ha permesso di avere rilievo anche a livello provinciale perché abbiamo saputo mettere in risalto oltre all’attività artistica anche quella del welfare cioè quella della creazione di posti di lavoro, siamo entrati a far parte di un Sindacato a cui si è affiliato anche la nostra Provincia e quindi abbiamo creato delle sinergie a tre. Abbiamo dimostrato di essere a livello di Accademie, di Musei, Biblioteche, abbiamo provato di essere affidabili a livello gestionale partecipando a Bandi e cooperando con realtà culturali di tutta la Regione. Abbiamo dimostrato di voler fare la nostra parte con grande impegno e sacrificio. Se oggi 17.000 scuole di danza fossero affiliate ad un Sindacato non dovremmo avere preoccupazioni di nessun genere…ricordiamoci che in Italia sono stati i Sindacati a battersi per i diritti dei lavoratori.

Sicuramente le cose non potranno tornare quelle di prima come diceva Einstein: “Non puoi risolvere un problema con lo stesso pensiero che l’ha creato”.

Come vedo il futuro della danza? Con scuole che collaborano, che mantengono la loro identità dando vita ad una cooperativa di lavoro che si occupa delle assunzioni, che partecipa a bandi e gare d’appalto del comparto culturale per la produzioni di grandi eventi, che condivide l’acquisto dei costumi sgravando così le famiglie  e dimostrando di essere sensibili alle politiche per la famiglia, che concorda l’affitto dei teatri, che applica le stesse tariffe d’iscrizione (eliminando così la concorrenza sleale) e che poi divulga al mondo politico il suo operato e si presenta per quello che è ottenendo il giusto riconoscimento per quello che sa fare, non perché è scritto in una legge.

Come possiamo farci aiutare dallo Stato, dalle Province e dai Comuni? Aprendo un tavolo di trattative attraverso azioni e impegni ben definiti da entrambe le parti: le scuole si impegnano ad assumere e a regolarizzare i rapporti di lavoro come fanno altri colleghi del settore culturale (vedi le scuole musicali); lo Stato prevede incentivi per le assunzioni, sgravio dell’Iva sulle fatture dei fornitori (dato che noi non le scarichiamo e ci resta in carico completamente), permettendo alle famiglie di detrarre dalla dichiarazione dei redditi il costo dei corsi; le Province e i Comuni offrendo contributi alle scuole che collaborano nella gestione associata dei servizi come fanno i Municipi…un tavolo in cui diventiamo protagonisti con delle proposte concrete, dove non reagiamo ma agiamo e dimostriamo di essere maturi e all’altezza delle altre categorie.

Sabrina Borzaga

Docente Imperial Classical Ballet Faculty ISTD

Membro della Commissione Sindacale Federculture

Membro della Commissione Spettacolo dal Vivo- Federculture

Membro del Consiglio Internazionale della Danza – Unesco

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AIDA CONSIGLIA

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