SCRIVERE DI DANZA – L’eredità di un mito: l’omaggio a Nureyev al Teatro dell’Aquila di Fermo

Recensione della serata del 9 maggio

di DANCE HALL NEWS
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La recensione che pubblichiamo oggi è a cura di Fabrizia Limone. Il contributo nasce nell’ambito del lab “Scrivere di danza”, il progetto formativo di Dance Hall News dedicato al racconto della scena coreutica.

Lo scorso 9 Maggio, lo storico palcoscenico del Teatro dell’Aquila di Fermo, ha acceso i suoi riflettori per celebrare Rudolf Nureyev, l’icona senza tempo che non ha semplicemente danzato e coreografato ma ha ridefinito i confini del corpo, trasformando la tecnica maschile in un atto di ribellione e assoluta liberazione.

Quel “salto verso la libertà” iniziato storicamente sulla pista dell’aeroporto di Le Bourget è proseguito gesto dopo gesto, passo dopo passo, in un estro coreografico che ha donato al Repertorio assoli pregni di urgenza comunicativa, sfida virtuosistica e espressività intensa. Diventare eredi di questo patrimonio risulta, ancora oggi, una sfida monumentale. Sfida che il Gala “Omaggio a Nureyev” in collaborazione con il Nuovo Balletto Classico è riuscita a cogliere soltanto in parte, oscillando tra vette di eccellenza e fragilità strutturali.

Danzare il Repertorio di Nureyev richiede massima consapevolezza e controllo assoluto, reso ancor più complesso, in questa occasione, dalle insidie tecniche dovute alla pendenza del palcoscenico fermano che ha visibilmente penalizzato gli interpreti del cast (alcuni dei quali molto giovani). Nonostante alcuni iconici Pas de Deux e assoli eseguiti durante la serata, abbiano in qualche modo scalfito il “sacro fuoco” nureyeviano, mancando talvolta di respiro (alcuni passaggi di Pas de Deux sono risultati macchinosi e poco fluidi), l’onestà intellettuale impone di guardare alle incertezze e agli errori tecnici con la dovuta comprensione, riconoscendo l’impegno di una nuova generazione che si confronta con un titano della danza.

In questo panorama di luci e ombre, la serata ha ritrovato la sua scossa elettrica in Clement Guillaume che ha dimostrato di possedere quella fame di spazio e quel dinamismo che incarnano parte dello spirito del grande “Rudy”. Il suo Atteone è stato eccellente, in un’alternanza di vigore e virtuosismo tecnico davvero magistrale che ritroviamo, seppur smorzato, anche nell’interpretazione del celebre Corsaro.

Meno intensa e graffiante, seppur corretta e misurata, la sua prova nel solo contemporaneo Le Bourgeois, degna comunque di esser menzionata tra i momenti più alti e apprezzati della serata.

Altro contrappunto di qualità del Gala è stato firmato dalla danzatrice Hristina Nakeveska che ha incantato il pubblico, eterogeneo e appassionato, con la sua versatilità stilistica e la sua classe innata.

La Nakeveska ha infatti saputo tratteggiare prima, una raffinatissima Aurora dalle linee classiche purissime, per poi trasformarsi in una magnetica Kitri spumeggiante e ricca di carisma.

Questo Gala ci ha ricordato, ancora una volta, quanto Omaggiare Rudolf Nureyev non significhi replicare le sue creazioni ma affrontare con rispetto, rigore e consapevolezza un’eredità coreografica intensa e complessa che non ammette mezze misure.

Al netto dell’eterogeneità del cast, resta ancora adesso viva la gratitudine per aver visto accendersi e brillare, nei corpi di Guillaume e Nakeveska, quel fuoco che la danza smetterà mai di trasmettere e donare.

 

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1 commenti

Flavia Varchetta 21 Maggio 2026 - 21:50

Precisa e attenta questa recensione. Complimenti a Fabrizia Limone che ci ha fatto “rivedere” Nureyev e ciò che questo grande artista ci ha lasciato in eredità.

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