Creato nel 1877 da Marius Petipa a San Pietroburgo, La Bayadère ha attraversato numerosi rimaneggiamenti, a partire dalla ripresa dello stesso autore nel 1900 -con Pavel Gerdt e Olga Preobrazhenskaya- fino alle celebri versioni firmate da Natalia Makarova (American Ballet Theatre, 1980) e da Rudolf Nureyev (Opéra di Parigi, 1992). Frutto del gusto per l’esotico diffusosi da fine Settecento, e pilastro della tradizione accademica tardo romantica, il balletto racconta l’amore contrastato tra la baiadera Nikiya e il nobile guerriero Solor, ostacolato dal Grande Bramino e dalla gelosia di Gamzatti, figlia del Rajah, che porterà alla tragica morte della protagonista.
Recentemente, il Teatro dell’Opera di Roma ha riproposto la produzione di Benjamin Pech, realizzata nel 2023 appositamente per il Costanzi: una versione chiara e teatrale, che accorpa i primi due atti per conferire maggiore organicità. Pech elimina inoltre la scena finale con la vendetta di Nikija e il crollo del tempio, focalizzandosi sulla responsabilità morale di Solor e privilegiando la danza pura rispetto alla pantomima.
Anche la partitura di Aloisius Ludwig Minkus, non certo enumerabile tra i capisaldi della musica tardo ottocentesca, è stata snellita, eliminando le ridondanze, e arricchita con inserimenti mirati: una variazione per Gamzatti (mutuata dal divertissement di Paquita) e un assolo di Solor all’inizio del terzo atto, firmato dalla musicista Renata Russo, a vantaggio di una narrazione più fluida, che giova senz’altro alla scorrevolezza dell’insieme.
L’allestimento brilla per la raffinatezza delle scene di Ignasi Monreal e dei costumi di Anna Biagiotti. Di forte impatto il terzo atto, dove maestosi papaveri richiamano l’oppio quale espediente narrativo per le visioni di Solor, mentre l’ingresso delle Ombre in silhouette sulla pedana ne sottolinea l’astratta evanescenza, caricando la scena di pathos.
Sul fronte interpretativo (recita del 5 febbraio), Paul Marque ha convinto nel ruolo di Solor per vigore ed eleganza, restituendo con intensità il tormento interiore tra ambizione e amore, al centro della visione di Pech; più sottotono invece e meno convincente la prova di Sae Eun Park, nei panni di Nikiya.
Nel complesso, più che buona la prestazione del corpo di ballo, particolarmente incisivo nei primi due atti. Sebbene nel terzo atto, il Regno delle Ombre, vetta stilistica del balletto tardo romantico, si siano riscontrate alcune incertezze, è encomiabile la volontà di affrontare sfide coreografiche tanto complesse. Tali scelte, a parere di chi scrive, sono indice dell’ormai evidente crescita tecnica e stilistica della compagnia, sotto la guida di Eleonora Abbagnato, recentemente riconfermata nel suo ruolo di direttrice del corpo di ballo per un altro triennio.

Sempre sul piano interpretativo, ha convinto Susanna Salvi nel ruolo di Gamzatti per espressività, autorevolezza e solidità tecnica. Molto buone anche le prove di Simone Agrò (Idolo d’Oro) e di Michele Satriano (Capo dei fachiri), quest’ultimo capace di entusiasmare il pubblico con impeto e vigore.
I copiosi applausi al termine della rappresentazione hanno decretato il successo dello spettacolo.
La Bayadère
Musica di Ludwig Minkus
Balletto in tre atti
Durata: 2 ore e 10 minuti circa. (I parte 70′; intervallo 25′; II parte 35’)
- Direttore Fayçal Karoui
- Coreografia Benjamin Pech
- Assistenti alla coreografia Hervé Courtain, Isabelle Guérin
- Scene Ignasi Monreal
- Costumi Anna Biagiotti
- Luci Vinicio Cheli
INTERPRETI PRINCIPALI
- SOLOR Paul Marque 3, 5 / Bakhtiyar Adamzhan 4, 6, 7 (ore 20) / Mattia Tortora 7 (ore 15), 8
- NIKIYA Sae Eun Park 3, 5 / Iana Salenko 4, 6, 7 (ore 20) / Marianna Suriano 7 (ore 15), 8
- IDOLO D’ORO Simone Agrò 3, 5, 7 (ore 20), 8 / Gabriele Consoli 4, 6, 7 (ore 15)
- GAMZATTI Susanna Salvi 3, 5, 7 (ore 15), 8 / Federica Maine 4, 6, 7 (ore 20)
Orchestra, Étoiles, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma
con la partecipazione degli Allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma
Foto Fabrizio Sansoni

