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DaCru in “Sakura Blues”: un viaggio innovativo

In prima nazionale, il 27 febbraio alle ore 21 presso il Teatro San Domenico di Crema, andrà in scena “Sakura Blues”, il terzo ed ultimo spettacolo di una trilogia che nasce come tributo innamorato alla cultura giapponese.

Un innamoramento artistico dell’incantato mondo del cinema e dell’animazione che con Kurosawa e Miyazaki entrano negli occhi e nei sensi di chi li guarda. Della letteratura contemporanea che Murakami, visionario e poetico, porge come un viaggio. Delle grandi contraddizioni, quietamente conviventi, dei mood metropolitani di estrema avanguardia e delle tradizioni, minimali e stupefacenti. Con un linguaggio artistico innovativo e singolare, la nuova produzione dei DaCru è un viaggio innamorato, dolente, ironico e liquido nell’anima segreta delle donne, profumate e lievi come fiocchi di neve.

 

Una lettera: il primo giugno del 1976, piove. Sakura Blues scrive una lettera a sé stessa, il diario di un giorno, l’anticipo predittivo di una vita che diventerà un ricordo. Una nostalgia. Su una scena candida, tinta del giallo di giugno, si alternano ricordi e pensieri, progetti e desideri di una donna bambina e le nuvole che li accompagnano, la struggente dolenza delle cose perse e dimenticate. Sakura Blues è una donna che chiama se stessa con il nome della nostalgia, che chiude tutto in una scatola faticosamente stipata in fondo al cuore.

La lettera, scritta nel pomeriggio piovoso del giugno ’76, fugge da un cassetto direttamente nelle mani di Sakura che, passati trent’anni, scopre il motivo della malinconia che l’accompagna da sempre, ricorda i colori e gli odori di quello che è stato e, chiudendo gli occhi, s’accorge che nulla è stato perso… né dimenticato.

La nuova produzione dei DaCru chiude una trilogia dedicata alla terra dei ciliegi. Iniziata con “Kafka Sulla Spiaggia”, traduzione danzata dell’omonima opera letteraria di Murakami Haruki e proseguita con “Kaze Mononoke”, viaggio nel vento, ispirato al grande maestro Miyazaki.

 

“Sakura Blues” nasce dalla reale urgenza di comunicare il senso poetico e struggente della nostalgia, della tenerezza legata ai ricordi, stato d’animo che lega e accomuna inesorabilmente ogni essere umano. L’incessante dialogo che avviene tra i danzatori e il pubblico diviene un legame, vissuto con gli occhi e l’anima. Sorprendentemente i coreografi scelgono un linguaggio tecnico estremamente metropolitano, lontano da qualsiasi manierismo o corrispondenza a linguaggi abitualmente utilizzati. Il forte senso di sperimentazione ed una singolare contaminazione di stili, rende all’opera una leggibilità immediata.

La potenza e il vigore culturale del gesto contemporaneo ha la capacità di creare un senso comune, di  appartenenza di luoghi e tempi. I danzatori sono gli uomini e le donne che attraversano le strade del mondo, veloci e taglienti come lame, concentrati su se stessi, guerrieri metropolitani che non possono perdere… ma le loro anime hanno tempi più lenti e restano un po’ indietro e come ombre dei corpi che le contengono, custodiscono i ricordi e quel senso lieve della malinconia che talvolta riesce a rallentarli. È come fermarsi nel mezzo dell’incrocio di Shibuya, girare lo sguardo intorno a se e schivati da centinaia di corpi in movimento, incontrare gli occhi di un altro essere vivente. Quasi un innamoramento, la necessità di riflettere, immaginare, ricordare…, tornare a quando, sdraiati con la schiena in terra, si guardavano le nuvole e si cercavano le somiglianze.

 

“Sakura Blues”, viene presentata al pubblico in una scena totalmente bianca, minimale e pulita, una scatola dall’architettura squadrata e luminosa, con una parete totalmente tinta di giallo. Così come i danzatori e alcuni oggetti che pendono dal soffitto. Sembreranno immersi nel colore, gli abiti, leggeri e dinamici, le scarpe e dal soffitto, due sedie, un abat jour, un tavolo, delle lampadine sorrette da fili a vista, libri, abiti….

Nella parte sinistra del palco, un box in plexiglass trasparente e dentro in perpetuo movimento, piccoli fiocchi di neve. Il ricordo divenuto enorme di quella piccola sfera di vetro ricevuta in dono da piccoli, che capovolta offriva visioni incantate.

 

È il giallo del mese di giugno, l’inizio d’una lunga estate e di tutte quelle che sono seguite, l’incessante scorrere del tempo, privato del senso tragico ed intristito d’una vecchiaia solitaria, Sakura ha gli occhi emozionati e umidi della dolcezza, non del rimorso. Anche la solitudine, compagna a volte non cercata, ha la consistenza delle nuvole. È bella. La casina della neve è abitata costantemente dai danzatori che a volte singolarmente a volte in gruppo sono all’interno ma è Sakura che sarà la prima ad aprirla, è il posto dei suoi ricordi, dei suoi desideri nascosti e per quanto tutto inizi con il caldo sole di giugno, ogni cosa è mescolata, i piccoli fiocchi di neve, il giallo di giugno, la pioggia di quella giornata del 1976, quando scrive la lettera.

 

Questi sono alcuni quadri di Sakura Blues, allegri, struggenti, commossi, ironici… ognuno espresso con un linguaggio veloce e con la spiccata ed estrema musicalità delle danze urbane. Al linguaggio tecnico dei danzatori, pulito ed estremamente virtuoso, frutto di molti anni di formazione con i coreografi stessi, si affianca una forza interpretativa e scenica, umana, comunicativa ed emozionante. È un racconto poetico, onirico e intenso… e blues. È un racconto teatrale. Le danze urbane difficilmente, per loro stessa natura, trovano una collocazione sul palcoscenico. Quest’opera, così come tutte le produzioni della Compagnia, tende a sottolineare e a dimostrare quanto oggi, il loro linguaggio sia in costante evoluzione e sperimentazione fino al punto di diventare comprensibile, fruibile, drammaturgico, emozionante e onirico, e quindi fortemente legato al teatro. La gestualità urban dei DaCru mescola coreograficamente il mood metropolitano e quello del teatro, creando una fusione attraente ed estremamente contemporanea che facilmente raggiunge e conquista il pubblico non avvezzo alla danza così come quello classico degli abbonati. Affascina inoltre le nuove generazioni per il contesto culturale e artistico, al quale esse sentono di appartenere.

Il lavoro quindi è potenzialmente indirizzato ad un pubblico fortemente eterogeneo, sia per quanto detto sia per la scelta musicale, estremamente eclettica, sofisticata e nello stesso tempo dotata di grande immediatezza comunicativa.  

www.dacrudancecompany.com

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