Assistere alla trasposizione contemporanea di un balletto classico è operazione che, solitamente, mi spaventa un po’.
In particolar modo se il balletto in questione è uno dei capisaldi del grande repertorio, uno dei maggiormente rappresentati e forse, aggiungerei, anche uno dei più amati.
Con questo scetticismo di fondo assisto lo scorso 24 gennaio al Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia a una nuova produzione di Schiaccianoci; niente Petipà, nessun tutù e coroncina, nessun virtuosismo classico. Riconosco da sempre a Mauro Bigonzetti, coreografo del suddetto Schiaccianoci, grandi abilità coreografiche e ho sempre amato il suo stile dinamico e pieno di leggerezza. Ma, mi dico, Schiaccianoci è Schiaccianoci.
Eppure bastano pochi minuti e lo scetticismo scompare. Rimane, però, il sogno.
Bigonzetti, ancora una volta, ci regala un balletto che è prima di tutto emozione coreografica, qualità dell’insieme, linearità di movimento, immagini di tale bellezza da rapire e incantare lo spettatore. La musica di Cajkovskij rimane prepotente e bellissima. Ma ogni singola nota, anche la più celebre, viaggia verso un mondo diverso da quello cui il repertorio ci ha abituati; quasi ci accompagna, per mano, verso suggestioni sconosciute. Più fisiche, più carnali. Infine, nuove.
La narrazione rimane, seppure collocata in una dimensione storica senza spazio e senza tempo. È la sera di Natale, una giovane ragazza, Clara riceve in regalo da un misterioso e magico signore, Drosselmeyer, un bellissimo burattino dal volto principesco. Arriva la notte, quel dono prende vita in un luogo immaginario che si popola di figure che si agitano come fossero vive: il reale si fonde e si confonde con il fantastico.
Clara, qui interpretata da Giorgia Raffetto, è più donna che bambina. La Raffetto è danzatrice e interprete di indubbio talento. Ogni momento coreografico è eseguito con precisione; leggera nei passi a due, lirica negli assoli: La nostra Clara danza con le gambe e con il volto. Prima più ragazza, poi femmina innamorata. Insomma, una promossissima Clara.
Nicola Stasi è il Principe Schiaccianoci. Danzatore versatile brilla negli insiemi e nel passo a due. E nella variazione del secondo atto è strepitoso. Al servizio di una coreografia eccellente di grande impatto coreografico, strappa applausi a scena aperta.
Nei panni di Drosselmeyer, una donna: Fabiana Lonardo. Da subito è lei a dominare la scena. Dirige la storia e si impone per eleganza e incisività del personaggio. Ottima tecnica e stile da vendere in un mix di successo.
Giuseppe Villarosa interpreta Fritz. Divertente, ironico, Villarosa rende bene il personaggio e lo si ama da subito. Ottimo ballerino ci regala una performance vivace in cui spiccano precisione tecnica, controllo e ottima musicalità.
Mario Genovese, protagonista della danza spagnola, ha carisma e fascino. La coreografia è perfettamente costruita sulla sua fisicità e rende tutti i colori e le suggestioni tipiche del divertissement.
Da segnalare tutti gli interpreti: Paolo Giovanni Grosso e Aurora Lattanzi, protagonisti impeccabili della Danza araba, Anna Dal Maso e Luca Marchi, eccellenti nella danza cinese, Filippo Begnozzi, Giulia Lusetti e Sara Manzini magnifico trio della Danza russa, Lorenzo Molinaro e Alice Ruspaggiari incarnano perfettamente il ruolo dei Mirlitons, e poi Matilde Abbati, Jacopo Bellani, Elisa Bocconi, Sara Ferrentino, Federico Musumeci, Andrea Palmieri, Diletta Savini e Maxime Schiavon.
L’estetica è moderna e tecnologica e le scene di Carlo Cerri hanno contribuito notevolmente al successo dell’operazione. Seppure non ci sia l’opulenza tipica dell’allestimento classico, non se n’è sentita la mancanza. Ogni quadro è stato rappresentato con ingegno e bellezza: i fiocchi di neve, candidi, il valzer dei fiori, il divertissement del secondo atto proposto come cartoline dal mondo fino al pas de deux finale di Clara e il Principe. Insomma la resa è magnifica.
I costumi, firmati da Kristopher Millar e Lois Swandale, sono senza tempo e nella loro semplicità definiscono le atmosfere del balletto con precisione e linearità.
Ne risulta, in definitiva, uno Schiaccianoci all’altezza. Bigonzetti con il suo sguardo assolutamente personale, destruttura il balletto classico per regalarci uno spettacolo gradevolissimo e di grande impatto. Forse, però, in una coreografia così riuscita, in cui ogni istante brilla, il momento meno interessante è proprio il grand pas de deux del secondo atto. Normalmente, insieme al valzer dei fiocchi di neve, il valzer dei fiori e le variazioni dei protagonisti è il momento più atteso. In questo caso, seppure eseguito benissimo, non ha donato particolari emozioni. La coreografia non rende la grandiosità della musica.
Da segnalare infine la compagnia di Michele Merola. L’ensemble brilla e l’intero corpo di ballo dimostra un’omogeneità tecnica e stilistica che rende ogni esibizione assolutamente perfetta.
DA VEDERE.
Crediti fotografici: Luca Del Pia

