Rubriche Setteotto

Lia Courrier: “Questo è il momento di agire per sostenere la causa della legge delega sullo spettacolo dal vivo”

In questi mesi sono nati spontaneamente diversi tavoli di discussione per procedere con l’elaborazione dei decreti attuativi che renderanno la legge delega sullo spettacolo dal vivo (di cui ho parlato qualche settimana fa) una realtà a tutti gli effetti.

Nella bellissima cornice del Teatro Carcano di Milano ho incontrato Amalia Salzano per l’ennesima conferenza attraverso cui AIDAF sta svolgendo un preziosissimo lavoro divulgativo. Credo sia importante comprendere a fondo la portata di questo cambiamento, che viene giustamente presentato come “epocale”, poiché questa legge giunge dopo 40 anni di vuoto legislativo a dare dignità e pieno riconoscimento alla categoria, in barba all’articolo della Costituzione che dice “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.

Se si riuscisse a rimanere uniti nella causa, questa potrebbe essere l’unica occasione per porre fine alla deriva di mediocrità dilagante che l’insegnamento della danza ha preso negli ultimi decenni, proprio a causa della totale assenza di regolamentazione che ha afflitto la categoria. In virtù di questa, chiunque può aprire una scuola di danza o insegnare, anche senza nessuna esperienza pregressa, spesso non solo nella docenza ma anche come danzatore: molti avviano la propria attività legata all’insegnamento della danza non appena finita la formazione, in una delle tante “accademie” private che nascono ogni giorno come funghi sul nostro territorio, senza avere nessuno strumento didattico o pedagogico, nessuna conoscenza in ambito anatomico e fisiologico e neanche un cospicuo bagaglio lavorativo che possa in qualche modo compensare tali lacune. Per non parlare di chi insegna da anni senza aver continuato non dico a formarsi ma almeno a seguire regolari lezioni, e purtroppo basta andare ai concorsi per rendersi conto di quanto basso sia il livello generale della cultura della danza e del suo insegnamento, proprio tra gli addetti ai lavori. Questo lo dico davvero senza alcun giudizio ma solo come constatazione di un dato di fatto che è sotto gli occhi di tutti e sarebbe ipocrita negare.
Ovviamente ci sono le eccezioni, ne conosco diverse, di persone che fanno il proprio lavoro con competenza, conoscenza e voglia di migliorarsi giorno dopo giorno, ma purtroppo lo sforzo di questi pochi viene fagocitato dalla massa, e spesso ci si ritrova davanti al paradosso secondo cui l’insegnante meno competente è proprio quello che ha più successo. Un esempio su tutti è il genitore che decide di cambiare scuola di danza perché sa che troverà una sedicente maestra disposta a far mettere le punte alla bambina settenne, oppure le scuole che hanno come principale interesse non la trasmissione di un’arte, ma partecipare a tutti i concorsi per fare incetta di trofei da mettere sul bancone della reception. Per rimanere nello stile, non appena i canali di AIDAF hanno cominciato a diffondere i contenuti di questa legge  hanno cominciato a fioccare in rete pubblicità ingannevoli millantanti il rilascio di titoli per l’insegnamento, a seguito di corsi riconosciuti da non so chi, quando non abbiamo neanche un governo insediato che abbia avuto ancora modo di prendere in mano questa faccenda. Giusto per non smentire la nostra fama internazionale di furbetti e smaneggioni.

Da qui vorrei partire per ribadire l’importanza e la grandezza dell’opportunità di cui disponiamo oggi per riportare dignità non solo ai lavoratori ma al lavoro stesso. Sono consapevole che un simile cambiamento, così profondo e radicale, possa provocare paura e sgomento, perché siamo stati abituati finora al paradigma che modificare la situazione voglia sempre dire in peggio, ma AIDAF ci sta tendendo la mano non solo per fare in modo che questo non accada, ma anche per darci la possibilità di essere parte attiva del processo: partecipazione è la parola magica. In Italia tutti vogliono un cambiamento ma nessuno poi lo vuole fare, nessuno vuole sporcarsi le mani, si attende sempre che qualcun altro faccia il primo passo. Questa invece sarebbe proprio l’occasione per impegnarsi in prima linea, divenendo parte di questo processo, per fare in modo che si sviluppi rispondendo ai nostri bisogni. Arrivati al punto in cui siamo attuare questa trasformazione non è solo necessario, ma inevitabile, poiché l’inquadramento offertoci dal CONI, nella situazione attuale, è destinato a saltare presto in quanto non sostenibile. A mio avviso dovremmo avere più paura all’idea di restare dove siamo, che non accogliere la sfida che AIDAF ha deciso di affrontare già da diversi anni, sostenendo il loro lavoro con la nostra partecipazione e la nostra esperienza di docenti.

AIDAF ha organizzato un team di consulenti: tecnici, prof universitari, giuristi, proprio per elaborare qualcosa di articolato e definitivo da presentare al governo, quando finalmente ne avremo uno, come una proposta che abbia già la sua completezza. Ma i tempi sono stretti e quindi questo è il momento di agire per alimentare la spinta, portando energia e idee alla causa. Come fare? Un’idea per esempio potrebbe essere quella di iscriversi ad AIDAF (possibile solo come associazione e non come persona fisica), oppure organizzare dei momenti di condivisione tra le scuole presenti sul territorio e interessate a fare qualcosa per difendere e preservare il nostro lavoro, condividendo poi i contenuti emersi, facendo rete.

Già solo mettersi attorno ad un tavolo a parlare di insegnamento della danza secondo me rappresenterebbe un enorme passo avanti rispetto al vuoto in cui ci troviamo.

Oggi è il 4 Giugno 2020

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