Insegnanti di danza provenienti da formazioni super blasonate, con profili Instagram da milioni di followers, condividono video di quando erano bambini comparandoli a come sono oggi, accompagnati da messaggi come: “quando ho iniziato a danzare il mio arabesque era molto basso, adesso invece ho il piede che mi fa tre giri attorno alla testa!”, oppure “quando ero piccola non avevo en dehors ma guardami adesso, riesco a mantenere in equilibrio un albero di natale con tutte le palline sul tallone della gamba sollevata alla seconda!”.
Compaiono mentre si posizionano supini in spaccata frontale, con l’elastico da un piede all’altro, mostrando femori talmente ruotati e mobili che sembrano montati al contrario, oppure con un piede appoggiato sul divano e l’altro a terra, in spaccata sagittale, per andare oltre l’angolo piatto.
Poi ancora l’annosa questione della posizione della gamba alla seconda, che secondo molti deve rigorosamente essere posizionata a lato del corpo, come tutti i manuali trasmettono da secoli, bisogna ammettere per onestà, ma il problema è che per alcune tipologie di corpo è impossibile portare la gamba perfettamente a lato senza perdere la rotazione esterna di entrambe le gambe o l’allineamento del bacino. Non si tratta di forza di volontà o scarso comprendonio, è che proprio in alcuni casi è impossibile compiere quel gesto tecnico senza rinunciare a stabilità, allineamento e controllo.
Questi contenuti sono solitamente accompagnati dalla dimostrazione degli esercizi che hanno reso possibile questo presunto miracoloso cambiamento, sollecitando i giovani danzatori e danzatrici a provare per credere, ad impegnarsi per ottenere gli stessi risultati.
Quello che sfugge, ancora una volta, è che chiunque si sia formato in una Accademia di Ballo è stato selezionato proprio per quelle caratteristiche fisiche che queste persone sostengono di non avere avuto da piccoli, come se si potesse modificare la genetica con l’esercizio fisico, idea di pura fantascienza. È ovvio che anche nelle Accademie ci sono allievi che mostrano più ampiezza di movimento rispetto ad altri, ma senza adeguati en dehors o arabesque oltre i 90 gradi è impossibile accedere a quei programmi formativi, su questo possiamo starne certi.
Gli esercizi proposti possono quindi rivelarsi impossibili e anche dannosi per la stragrande maggioranza delle persone, perché in mancanza di quella particolare morfologia della struttura scheletrica, il rischio di farsi male, forzando la disponibilità delle articolazioni è alto.
Il fatto che queste persone da bambine non riuscissero a mantenere stabilmente la rotazione esterna delle gambe o l’arabesque a grande altezza, è dovuto a diversi fattori, tra cui la crescita, fase in cui le proporzioni del corpo cambiano continuamente e l’intero sistema di muscoli e tendini deve ricalibrarsi in adattamento alle ossa che si allungano. È solo questione di tempo, però, perché quando verrà incrementata la forza muscolare si potrà sfruttare a pieno il range di movimento che quel corpo possiede geneticamente, quando si possiede, appunto. In caso contrario le articolazioni mostreranno limitazioni a livello osseo e non sarà possibile far salire la gamba oltre una certa altezza.
Forse chi si è formato in una di queste Accademie di Ballo internazionali dovrebbe ricordarsi che al mondo ci sono un’infinità di persone che danzano senza avere quelle caratteristiche fisiche, amatori e professionisti, perché – sono sempre qui a ricordarlo – “Danza” è una parola-cappello sotto alla quale possiamo mettere la danza rituale, folcloristica, etnica, sacra, popolare, più tutte le tecniche più recenti sintetizzate e formulate da quando quest’arte ha cominciato a diventare una merce per l’intrattenimento del pubblico. Tra queste anche la danza classica, che rappresenta una piccolissima parte di una grande e antica storia, manifestata attraverso una moltitudine di piedi, mani, gambe, bacini, ossa, muscoli, sangue, carne, occhi, bocche e unghie. Tutti differenti tra loro. Tutti ugualmente funzionali al movimento.
Chi non possiede nel corpo queste particolari (e rare, a onor del vero) caratteristiche fisiche che sono proprie esclusive della danza classica, non potrà in alcun modo ottenere i risultati millantati in questi tutorial. Quando una persona che non ha particolare disponibilità articolare migliora il range di movimento sta semplicemente imparando ad usare il proprio corpo nella sua massima espressione, secondo il parametro della mobilità. Quello spazio era già lì in condizione di potenziale inespresso che, con l’aiuto delle tecniche e di un allenamento funzionale, può mostrarsi pienamente. Chi non ha quel coefficiente estremo di mobilità articolare non potrà in nessun modo modificare la genetica del proprio corpo, questo non sono io a dirlo ma basta riprendere in mano la biologia che si studiava a scuola, senza neanche approfondire troppo.
Presentare simili contenuti ha almeno due effetti collaterali da non sottovalutare: uno è quello di alimentare false speranze in chi, con ingenuità e senza conoscere profondamente il corpo umano, pensa di poter trasformare radicalmente la propria struttura. L’altro è l’inevitabile delusione e il senso di inadeguatezza che potrebbero seguirne. Forzare le articolazioni è sempre sbagliato, lo sforzo ci deve essere ma sempre entro un certo limite che il corpo puntualmente ci mostra. Bisognerebbe piuttosto insegnare ai giovani danzatori ad ascoltarsi, lasciarsi guidare dalle indicazioni provenienti dall’interno per individuare il training corretto e adeguato al proprio corpo, sviluppando le competenze desiderate ma mantenendo al contempo salute e integrità fisica e mentale.
Tengo a precisare che i contenuti di cui parlo sono assolutamente corretti e puntuali, ma adatti esclusivamente alle persone che hanno quella specifica tipologia di corpo. Sarebbe più onesto introdurre i tutorial specificando che si tratta di movimenti non adatti a tutti, evitando di instillare nella mente dei ragazzi l’idea che sia possibile modificare la genetica del proprio corpo, aiutandoli a compiere questo processo di accettazione del proprio strumento, con tutti i limiti del caso ma anche con quelle qualità che certamente hanno ma che normalmente non riescono a vedere.
Chiedi a un qualsiasi allievo di danza di elencare cosa vorrebbe cambiare nel proprio corpo e la lista arriverà velocemente ad almeno dieci voci, mentre quando gli si chiede cosa considerano piacevole di sé, stenteranno ad arrivare a tre.
So benissimo che la danza classica è una tecnica e come tale ha delle esigenze estetiche ben precise che bisogna coltivare e seguire se si vuole praticare in modo coerente e rispettoso del sapore originario di questa disciplina. L’en dehors è una condicio sine qua non su cui l’intero sillabario è stato formulato, non si può evitare di curare questo aspetto, sfruttando al massimo la mobilità che il nostro corpo offre, ma esistono anche altri aspetti imprescindibili dalla danza e dal danzare, che riguardano il piacere, la gioia, il senso di libertà che lasciarsi andare nel movimento, l’opportunità di utilizzare la danza per veicolare dei messaggi o anche solo per esprimere ciò che non può essere trasmesso con altri linguaggi. A questo bisogna doverosamente aggiungere l’importanza del radicamento e del controllo, nonché la sicurezza e la salute di chi pratica, sotto la guida di un maestro adeguatamente preparato e conoscitore del corpo umano, di ogni corpo e non solo di una particolare tipologia.
Chi si espone sui social dovrebbe ricordarsi che parla a tutti, che sta condividendo pratiche corporee senza avere la possibilità di verificare come queste vengono eseguite dalle persone che si trovano dall’altra parte dello schermo. Va benissimo dimostrare a tutti la propria elasticità e flessibilità, se questo il modo in cui si vuole promuovere e diffondere la danza, ma sarebbe meglio ammettere che il merito personale non andrebbe cercato in qualcosa che hai ricevuto dalla natura. Qualora non si potessero o non si volessero formulare esercizi adatti a tutti, allora sarebbe più costruttivo dichiarare fin dal principio a quale target ci si sta riferendo. Esistono semplici test di mobilità da fare anche da soli, per verificare il proprio range di movimento per ogni articolazione e capire se i training che abbiamo visto online fanno al caso nostro oppure no.

