Lia Courrier: “L’incredibile storia (d’amore?) di una delle più famose pioniere della danza”

di Lia Courrier
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Divinizzare i personaggi celebri dell’arte può portare a percepire quelle persona da un solo punto di vista, ossia per l’enorme contributo all’evoluzione dell’arte.
Guardando meglio al di là della celebrità, però, ci si può accorgere che dietro a questa facciata si possono celare vite spezzate e personalità allo sbando.

Senza scadere nel mero pettegolezzo, è interessante notare quanto le esperienze umane più difficili e sventurate, grazie al potere dell’energia creativa, possano rivelarsi come magnifici esempi di sublimazione, di processi alchemici capaci di trasmutare il piombo in oro, irradiando una luminescenza tale da resistere ai secoli ed estinguere le ombre, che tuttavia rimangono pur sempre lì.
Sembra proprio che per toccare le vette più alte e sublimi con la punta delle dita sia necessario a volte scendere negli abissi più spaventosi e oscuri.

Una di queste vicende riguarda Isadora Duncan l’incredibile incontro con Sergej Alexandrovic Yesenin, giovane poeta sovietico.
Siamo alla fine del 1800 e Isadora si fa notare per le idee rivoluzionarie. Il suo corpo non è esile come quello delle altre ballerine, non sa muoversi sulla punta dei piedi, eppure si fa portatrice di un vento nuovo e potente. Ciò che la ispira sono le danze greche e italiane, la muove l’ascolto e la compenetrazione con l’elemento naturale, danza scalza e coperta solo da veli. Cosa alquanto singolare all’epoca.
Danzare seminuda per lei vuol dire liberarsi dalle gabbie e dalle convenzioni che le costruiscono, ma si sa che nella storia dell’umanità ci sono anime che discendono troppo in anticipo sui tempi e così accade che la maggior parte dei contemporanei di Isadora, chiusi in regole di comportamento rigide e austere, non capisca il significato della sua scelta, fermandosi alla superficie della nudità.

Isadora è una donna libera, rivoluzionaria, perfettamente consapevole della sua forza e dell’energia che emana tutto intorno a sé. Al suo ingresso nel quarto decennio di vita circa, ormai paga di una fama che la precede, viene invitata ad aprire una scuola di danza in Unione Sovietica e nonostante non parli neanche una parola di russo, la sua indole avventurosa e curiosa la spinge a prendere al volo questa occasione.
Il passato di Isadora porta l’indelebile macchia di una tragedia atroce: negli anni precedenti ha avuto due figli con due padri diversi, Deirde e Patrick, entrambi i partner hanno la stessa avversione di Isadora per l’istituzione del matrimonio, quindi non si è mai sposata. Nel 1913 l’auto su cui viaggiano i due suoi figli insieme alla bambinaia, a Parigi, cade nella Senna, a causa di una dimenticanza dell’autista che non non  inserisce il freno a mano, così tutti e tre annegano.
Un trauma emotivo devastante dal quale non si è mai davvero ripresa.

Torniamo in Russia: l’incontro tra Isadora e Yelsenin viene raccontato in molti modi. Qualcuno dice che sia avvenuto ad una festa bohémienne, qualcun altro invece che si siano conosciuti a casa di un’amica comune. Ai personaggi del calibro di Isadora può capitare di creare attorno alla propria persona una tale aura leggendaria, che facilmente si sfocia nel mito. Questo è il migliore: Isadora è sulla scena, sta interpretando l’Internazionale, coperta solo da veli, brandendo tra le mani un lungo drappo rosso. Yesenin è stregato dalla danza stravagante di Isadora, da quel corpo libero e potente, ad un certo punto lui stesso comincia a ballare in modo sfrenato, finendo in ginocchio davanti a lei che, accarezzandogli la testa, sussurra “angelo”, per poi guardarlo negli occhi ed esclamare “demone”.
Una scena da film che con tutta probabilità non corrisponde alla realtà, ma dipinge un’immagine piena di pathos e magia, perfettamente aderente all’indole dei protagonisti.

Da quel momento inizia un’appassionata relazione, non si sa come facessero a comunicare e andare d’accordo, dal momento che nessuno dei due capisce la lingua dell’altro.
Isadora comunica col corpo e per Yesenin la poesia è la sua vita e la sua vita è poesia. L’arte li unisce.
Tuttavia secondo alcuni Yesenin è interessato a sposarla per uscire dal confine, altri sostengono che dai “piani alti” le sia stato chiesto di sposarlo e portarlo via dalla Russia, dal momento che Yesenin, deluso dai bolscevichi, ha cominciato a criticare apertamente il governo nelle sue poesie e la Russia vuole sbarazzarsi di lui.
Nessuno capisce come quel bel giovane dai capelli biondi, di ben 19 anni più giovane di lei, potesse essersi follemente innamorato di quell’americana attempata.
La verità? Non ci è dato saperla.

Isadora e Sergej si conoscono nell’autunno del 1922 e si sposano nel Maggio 1923.
Dopo il matrimonio Yesenin accompagna la famosissima moglie in tour negli Stati Uniti e in Europa, dove spera di essere ben accolto perché sa che molti suoi connazionali hanno trovato asilo in quelle Nazioni, ma i russi all’estero non hanno alcun interesse a intessere relazioni con loro, perché serpeggia il sospetto che la coppia sia formata da agenti segreti.
Sebbene Yesenin sia già un poeta quotato e conosciuto, co fondatore di una corrente letteraria, si sente soffocato dalla fama della moglie e non parlando altro che la lingua madre, comincia a sentirsi in trappola e maledettamente solo.

Quell’energia passionale che li ha uniti in una relazione di vicinanza, amorosa o di reciproco sostegno che sia, è una fiamma ardente che brucia su quello stesso combustibile che di lì a poco li porterà alla rovina. Due anime calde, passionali, ferite, sognatrici che ad un certo punto cominciano a sabotarsi reciprocamente.
Yesenin comincia a bere e a dare spettacolo con ogni sorta di follia: scenate nelle occasioni pubbliche, furti negli alberghi, una volta lancia contro Isadora un pesante stivale.
Quando Isadora, incapace di sopportare oltre il suo comportamento, parte sola per Parigi, lui le scrive parole di disprezzo con un telegramma: “ama qualcun altro. Sposato. Felice”.

Nella primavera del 1925 Yesenin sposa la sua quinta moglie, nipote del celebre romanziere russo Lev Tolstoj.
Lei cerca di aiutarlo come può, ma ormai lui si è inabissato nel suo mondo, irraggiungibile per chiunque, lontano da tutti e da sé stesso.
Subisce un pesante crollo psico fisico per cui viene ricoverato in ospedale per un intero mese. Due giorni dopo il suo rilascio, nelle giornate dicembrine in cui si festeggia il Natale, Yesenin si taglia e usa il suo stesso sangue per scrivere una poesia d’addio, un gesto estremo, forte, un urlo di dolore al mondo, che consegnerà ad un amico con la promessa di leggerla il giorno dopo. È una lettera d’amore e d’addio, non per Isadora ma per il poeta Anatolij Mariengof, con cui aveva dato vita alla nascita del movimento poetico denominato “Immaginismo”, con la pubblicazione di un Manifesto che porta, tra gli altri, anche le loro firme.

“Arrivederci, amico mio, arrivederci.

Mio caro, sei nel mio cuore.

Questa partenza predestinata

promette che ci incontreremo ancora.
Arrivederci, amico mio, senza mano, senza parola

nessun dolore e nessuna tristezza dei sopraccigli.
In questa vita, morire non è una novità

ma, di certo, nonno è nemmeno vivere”


La mattina del 28 Dicembre del 1925 Yesenin viene trovato impiccato ai tubi del riscaldamento sul soffitto della sua stanza, con la cinghia di una valigia, ha solo 30 anni.
Indiscrezioni parlano di montatura, di un set creato ad arte dagli agenti della GPU per coprire il suo omicidio, ma anche qui non ci sono verità a cui fare affidamento.
Per una strana e macabra ironia della sorte, il 14 Settembre del 1927, a Nizza, mentre Isadora sfreccia a garnde velocità sulla Bugatti di un amico che le ha offerto un passaggio, la famosa sciarpa drappeggiata che Isadora porta sempre al collo, rimane impigliata intorno alle ruote a raggi scoperti e all’asse posteriore, sbalzandola fuori dall’auto e strangolandola.

Isadora Duncan riposa nel cimitero di Pére Lachaise a Parigi, in una colombaia che custodisce le sue ceneri. Molti ballerini lasciano messaggi, rose, biglietti, disegni, qualche bottiglia di vino e una montagna di scarpette. Il sole di Isadora si era già spento qualche anno prima che morisse, sola, piena di debiti, dedita al bere, appesantita e disincantata, ormai lontana dalla sua danza.
La sepoltura è umile, essenziale, in mezzo a tante altre anime trasmigrate, bisogna cercarla bene per trovarla.
Mi è capitato di passeggiare per i vicoli di Pére Lachaise, quando ancora non sapevo che riposasse lì, e di sentirmi chiamata da un irresistibile impulso di girare la testa.
Così me la trovo davanti e penso: ciao, Isadora, felice di averti incontrata.
Sulla sua tomba, piena di graffiti, qualcuno ha scritto: “thank you for the freedom”

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