Rubriche Setteotto

Lia Courrier e il CONI: croce e…nessuna delizia?

Questa settimana mi accingo, ancora una volta, a parlare della miserabile situazione di chi esegue una di quelle professioni che vengono etichettate come ‘non riconosciute’. Non riconosciute da chi? Dallo Stato, ovviamente, dal momento che noi le conosciamo bene, e così anche gli allievi che riempiono le innumerevoli lezioni che quotidianamente vengono tenute in ogni città del nostro Bel Paese.  

È fresca di qualche giorno la notizia che il CONI ha lasciato fuori lo yoga e il pilates dal trattamento con agevolazioni riservato alle ASD. Come molti altri colleghi che hanno più competenze, perché siamo persone che studiano e che non si fermano mai, anche io insegno sia danza che yoga e quindi adesso mi trovo in questa situazione ibrida molto difficile da inquadrare. 

Il CONI ha dato come giustificazione, per questa estromissione, che nello yoga e nel pilates non esiste competizione, e quindi non sono da considerarsi sport. Neanche io considero lo yoga e la danza degli sport, ovviamente, dal momento che stiamo parlando di una millenaria filosofia di vita e di un linguaggio artistico, però è anche vero che sono stanca di stare in questa terra di mezzo in cui non hai nessun diritto e nessuna tutela, sballottata al miglior offerente di turno. Molti colleghi ne fanno una questione di orgoglio d’artista, sostenendo che vorrebbero che anche la danza uscisse dall’egida del CONI, e dal punto di vista etico sono d’accordo con loro, ma poi? Siamo veramente tutti in grado di sostenere l’apertura di una partita IVA? Io onestamente no, nonostante i miei 20 anni di esperienza. Forse chi vaneggia simili deliri insegna danza come secondo lavoro, o non ha la necessità di lavorare per guadagnarsi da vivere. Qui siamo ben oltre la possibilità di poter parlare di etica dell’arte o di filosofia, qui si parla di sopravvivenza, perché se la danza uscisse dal CONI moltissime scuole dovrebbero chiudere per cause economiche e ci sarebbe meno lavoro per tutti, esattamente come succederà per lo yoga, se verrà mantenuta questa rigida posizione. Mi fa molto ridere essere in possesso di un ‘diploma nazionale’ di insegnante di yoga, rilasciato da un ente sportivo affiliato al CONI, con il quale ho potuto cominciare la mia attività di insegnante di questa disciplina, e che adesso non so che valore possa avere, semmai ne abbia avuto uno. Prima di poterci emancipare da questo mostro chiamato CONI, bisogna lavorare per costruire un’alternativa, ma è qui che la categoria nasconde la testa sotto alla sabbia, perché siamo tutti bravi a indignarci, poi però quando si tratta di passare all’azione ecco emergere la carenza di idee e l’indifferenza con cui normalmente trattiamo le faccende burocratiche, che ci rende degli ignoranti vulnerabili e soggetti a qualsiasi tipo di raggiro.  

Un ente sportivo ha chiesto ad una collega ben 250 euro più IVA per ottenere questo ‘diploma’. Un altro ente la obbliga a frequentare un corso per insegnanti riconosciuto dal CONI, per costi nettamente superiori. Dopo che questa persona ha fatto notare un curriculum di tutto rispetto e più di quindici anni di esperienza, è stato risposto che a loro non importa con chi ha studiato e lavorato, basta che abbia seguito un corso riconosciuto, facendole notare che le fanno un favore perché pagando questo obolo una volta per tutte (vorrei proprio sapere come giustificano una spesa di 250 euro per un foglio di carta), si ha la possibilità di rientrare nelle agevolazioni fiscali delle ASD, altrimenti c’è la partita IVA. Agevolazioni fiscali che paghiamo duramente, dal momento che non esiste contribuzione e ammortizzatori sociali, per non parlare del sommerso e del nero che affligge la categoria, e di cui tutti fanno finta di niente. Ecco, questo è l’atteggiamento arrogante e ignorante con cui si viene trattati: il ricatto. Ci troviamo ad avere a che fare con gente che non sa proprio niente del nostro lavoro, interessata solo al profitto. La collega in questione insegna danza contemporanea, e non esiste nessun corso riconosciuto dedicato a questa disciplina, quindi cosa dovrebbe fare, partecipare ad un corso di lancio del formaggio per poi essere autorizzata ad insegnare?  

Sono andata a guardarmi un po’ la storia del CONI, giusto per capire di che tipo di ente si tratti e del perché possono fare e disfare le leggi, del tutto indisturbati, anche a breve distanza. Il CONI nasce in seno al ventennio fascista, come emanazione del CIO (comitato Internazionale Olimpico), che però non ha avuto molta fortuna. Nel 1942, sul finire della guerra, l’ordinamento statale italiano riconobbe ed attribuì al CONI la supremazia su tutti gli altri soggetti facenti parte dell’ordinamento nazionale in ambito sportivo. Il CONI ha facoltà di emanare atti amministrativi che sono equiparati a quelli dello Stato, che sono resi immediatamente esecutivi e inseriti automaticamente nelle regole delle federazioni. Potere totale, quindi, di cambiare le regole ogni volta che vuole. In effetti la grande difficoltà, in questi ultimi anni in cui hanno creato più confusione che altro, è trovare qualcuno che davvero abbia capito queste regole, perché per ogni persona a cui chiedi ottieni una risposta diversa. Di fatto il CONI oggi è una scatola pubblica con dentro una società privata, e noi insegnanti di danza in questi anni abbiamo contribuito a rimpolpare il suo capitale seguendo inutili corsi di formazione per l’insegnamento, e illudendoci che i diplomi da loro rilasciati abbiano qualche valore, mentre sono loro stessi i primi a dire che si tratta solo di un pezzo di carta utile a giustificare il trattamento fiscale. Ci tengono ben stretti al guinzaglio e pare proprio che a qualcuno piaccia anche. 

Oggi è il 23 Settembre 2020

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