Gli insegnanti di danza dovrebbero sempre allenarsi a vedere le proprie naturali predisposizioni, per trasmettere ciò che conosciamo meglio di questa grande arte, di cui abbiamo una comprensione più profonda. Nonostante esigenze di varia natura spesso ci mettano nelle condizioni di sperimentarci anche in contesti che non sempre ci sono congeniali, con il passare degli anni è mia convinzione che andare incontro a ciò che ci è affine porti naturalmente ad una specializzazione. Alcuni di noi, ad esempio, sono predisposti ad interagire con i bambini molto piccoli, altri più portati a lavorare con gli adulti. Ci sono menti più o meno predisposte alla creazione di un metodo personale, o alla composizione coreografica, da qui l’importanza di studiare tenchiche e metodi con maestri che hanno avuto un contatto diretto con fonti autorevoli.
Quando padroneggiamo i principi di un metodo, risultato del lavoro di pionieri, didatti e coreografi, portandolo nel soma così come sul piano cognitivo, esso ci dona delle linee guida, rassicuranti confini entro cui mantenersi, radici su cui crescere. Il metodo rappresenta una rete di salvataggio nella quale rimane tuttavia uno spazio per ingredienti personali, senza limitarsi alla mera trasmissione. Come dire, bisogna trovare una giusta armonia tra l’ortodossia e l’invenzione: il metodo offre solide basi, la competenza e l’intelligenza del maestro permettono all’allievo di incontrare il metodo.
Insegnare danza, disciplina corporea e forma d’arte, richiede di aver sperimentato sulla propria pelle e nel proprio cuore, prima di poter trasmettere. Ho già presentato in queste pagine digitali la questione dell’insegnamento in assenza di esperienza di palcoscenico, pubblicazione cui aveva fatto seguito un interessante florilegio di commenti con opinioni diverse a riguardo. Conosco insegnanti validi sia tra le fila di chi ha avuto brillanti carriere nei più importanti teatri, così come tra chi ha lavorato in compagnie minori, non è così importante la blasonatura, resto tuttavia dell’idea che una qualsiasi esperienza professionale come danzatore sia un ingrediente fondamentale per trasmettere la danza in modo completo.
Asserisco questo non tanto per l’aspetto strettamente tecnico, a cui si può avere accesso anche fuori dal contesto “palcoscenico”, ma per altri aspetti meno noti e rivelati, che non si trovano sui manuali e che si possono apprendere solo se si vive l’esperienza della scena e del processo che porta a stare lassù. Sorvolerò sull’importanza che avere questo tipo di vissuto può avere sulla percezione delle questioni che riguardano i diritti dei lavoratori e le politiche di sostegno alla danza e in generale allo spettacolo dal vivo, del perché nonostante le 17 mila scuole di danza presenti sul territorio italiano, ci sia attualmente una totale indifferenza verso lo smembramento culturale che in questi giorni (in particolare, ma potremmo anche dire anni) il Ministero sta capillarmente operando nella categoria.
Il bersaglio che vorrei centrare oggi, al netto di queste interessanti questioni (impopolari) è quello che riguarda le lezioni di repertorio.
È personale convinzione che solo chi ha portato in scena le variazioni di repertorio, in un contesto professionale (i saggi sono esclusi), dovrebbe trasmettere questo tipo di contenuto alle nuove generazioni. Poiché molti di voi non saranno d’accordo, vado ad argomentare la mia tesi.
Quando si lavora in una compagnia professionale, è tradizione che solisti e primi ballerini siano personalmente seguiti da Maestri per interpretare i ruoli, un lavoro che non consiste solo in tecnica, giri e gambe sopra alla testa, ma di intenzione, intensità e coerenza drammaturgica. Fin dal primissimo ingresso in scena il corpo sta già raccontando una storia, un’atmosfera, attraverso l’attitudine, il ritmo dell’incedere, la vibrazione, lo sguardo, inclinazione della testa, posizione delle mani, ancora prima che la danza cominci. Tutto è già lì. Questa maestria è frutto di una trasmissione che solisti e primi ballerini portano avanti di generazione in generazione, nei luoghi in cui questa tradizione viene mantenuta viva e vitale.
Senza togliere valore al lavoro di nessuno, trovo molto difficile che si possa insegnare il repertorio con puntualità e dovizia di dettagli, senza aver ricevuto questa eredità direttamente da chi ha danzato sul palcoscenico, nei panni di quei personaggi.
Dirò di più: questo vale per ogni tipo di repertorio, non soltanto per quello del balletto.
Le creazioni immortali di Pina Bausch sono state interpretate da compagnie di ballo come l’Opèra de Paris e di certo i meravigliosi danzatori di questo Teatro non hanno ricostruito la coreografia semplicemente guardando un video, ma sono stati guidati da chi quello spettacolo lo ha vissuto sulla scena e sulla pelle infinite volte, cogliendone ogni sfumatura, scelte registiche e intenzioni non rivelate che stanno dietro ad ogni scelta coreografica e drammaturgica.
Pina Bausch ha lasciato il suo corpo terreno ormai diversi anni fa, da allora i membri dell’ultima compagnia che ha lavorato sotto il suo severo sguardo si impegnano molto per trasmettere il repertorio alle nuove generazioni di danzatori, con quanta più coerenza e aderenza all’originale possibile.
Nell’interpretazione di un ruolo, la tecnica si fa strumento per trasmettere un’idea, una complessità emotiva. Eseguire ogni movimento correttamente, senza imprecisioni tecniche, è il punto di partenza per ogni professionista, ma c’è molto di più: ciò che assurge alla superficie della materia, ossia quello che lo spettatore vede incarnarsi nel corpo, è il risultato di un enorme, sterminato lavoro di ricerca che coinvolge corpo, mente e spirito, ad un livello di perfezionismo inimmaginabile fuori da un contesto professionale ed è proprio questo processo nel vissuto dell’interprete a rendere la sua azione scenica memorabile, direttamente al cuore dello spettatore.
Studiare un brano di repertorio non significa replicare dei movimenti, ma trasformare sé stessi in qualcosa d’altro, mettersi al servizio, svanire dietro al personaggio, anche quelli più inverosimili come fate, spettri, principi, spiriti, stregoni e tutti i personaggi di fantasia che popolano i racconti del balletto. Solo una guida esperta può aiutare ad inerpicarsi sulla vetta di questi esercizi di atletismo fisico ed emotivo con consapevolezza ed efficacia.
Nella mia esperienza di danzatrice ho lavorato esclusivamente con coreografi contemporanei o di balletto contemporaneo, non ho mai partecipato a produzioni di balletto classico in un grande teatro. Ho studiato le variazioni e i passi a due per decenni, con grandi maestri provenienti da quel contesto prestigioso di cui parlo, ma non ho mai portato in scena quei ruoli in una rappresentazione tradizionale. So di non avere in me gli strumenti per migliorare la performance tecnica e artistica di un’interprete che deve preparare una variazione di repertorio. Quando mi invitano in una scuola chiedendomi questo tipo di lavoro, mi sento più coerente a declinare.
A volte in passato, nelle collaborazioni con le scuole amatoriali, mi è stato chiesto di preparare una variazione da solista. In queste occasioni ho sempre preferito creare qualcosa di mio piuttosto che interpretare una variazione di repertorio. Nella scelta tra adattare una celebre coreografia già esistente, che richiede una certa maturità tecnica e stilistica per poter essere eseguita con tutti i crismi, e creare una danza inedita, coerente con il livello tecnico ed espressivo di quella persona, preferisco sempre la seconda strada.
Può capitare di trovarsi con allievi di talento, in grado di interpretare le variazioni del repertorio esattamente così come sono stati create, ma non è mai stato il mio caso, perché la vita mi ha sempre portato in classe allievi affamati proprio del cibo di cui dispongo, chi è in cerca di altro potrà trovarlo facilmente altrove, bussando alla porta di chi ha quelle specifiche competenze.
Anche se non insegno tecnica di punte e repertorio, però, non vuol dire che il mio contributo sia inutile, ognuno si specializza in ciò che sente di voler immettere in questo grande fiume di saperi che costruiamo insieme ogni giorno, insegnanti e allievi, lezione dopo lezione.
I miei contenuti sono molto apprezzati da una precisa tipologia di studente e potrebbero essere considerati poco interessanti da altri.
La danza è un vasto mare, difficile da contenere in un solo corpo, in una sola mente, la diversità degli approcci e la capacità di vedere dove sta il nostro valore sono fondamentali per garantire una moltitudine di punti di vista e per sentirsi perfettamente centrati nel servizio che offriamo ai nostri studenti.

