C’è una logica estremamente personale nella creazione di una coreografia, una sorta di filo rosso che conduce a un’idea in movimento, a un sogno che prende forma. In un simile processo tanti sono i compagni di viaggio: la musica prima di tutto, i danzatori poi, infine il gusto.
Ogni creazione di Oliviero Bifulco rappresenta in maniera del tutto chiara tale svolgimento. E il filo rosso di cui sopra, quantomeno nelle creazioni di Oliviero, è l’eleganza. E non parliamo semplicemente dell’eleganza del gesto, della dinamica del movimento, ma di un’eleganza del pensiero, dell’approccio al racconto, di quella classe che o si possiede o, ahimè, è molto difficoltoso ricreare.
Anche nel caso di ELEGIE, Bifulco non si smentisce. Le dieci danzatrici della EKO DANCE PROJECT, diretta da Pompea Santoro, divengono, nelle sapienti mani del coreografo, rituale esse stesse, quasi una memoria fisica che in entrambe le coreografie della serata, rimane tema centrale e potente.
Il primo quadro, SERENADE, sulla musica di P.I. Čajkovskij, prende forma in un mondo femminile di gioventù. Gesti quotidiani, all’apparenza semplici e scontati, divengono a tratti profondi, capaci di emanare quella intensità emotiva che appartiene al femminino. Ogni movimento diviene quindi simbolo di ricerca interiore e ogni singola danzatrice sprigiona una necessità di vita che è palpabile, che si legge e si respira.

La straordinaria musica di Čajkovskij, composta in una Russia percorsa da fermenti politici, è tappeto ideale sui cui la poetica di Bifulco si dipana in un’atmosfera sospesa tra nostalgia e attesa.
L’ensemble è molto buono e il gesto tecnico è a servizio di una dinamica tutta contemporanea: le coreografie di Bifulco, d’altronde, si caratterizzano per l’utilizzo della tecnica classica accademica di volta in volta destrutturata, e posta a servizio di evoluzioni più moderne.
Nella seconda coreografia, METAMORPHOSEN, su musica di Strauss, l’intensità emotiva della giovinezza di SERENADE, lascia spazio ad una consapevolezza più matura, ad una riflessione profonda su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e la danza, ripetuta a tratti, diventa un viaggio di speranza e resilienza. Le luci di Oscar Frosio rendono l’atmosfera evanescente e la coreografia si “appoggia” con grazia sulla musica e con essa si fonde fino a diventare un unicum.
Ottima l’esecuzione dell’orchestra Accademia D’Archi Arrigoni con l’eccellente direzione del violinista Danilo Rossi.
Il Teatro Fraschini di Pavia, ha ospitato dunque, con successo, un’attenta rappresentazione dell’animo umano, della sensibilità più profonda, quella che induce a riflettere e che sconvolge con rivelazioni che la coreografia rende leggibili. Un incontro felice tra la musica e la danza, tra l’Accademia e il movimento contemporaneo, tra l’immagine che della coreografia ritorna e il sentire più profondo. Il tutto con quel Bifulco’s touch che rende tutto più bello.

Crediti fotografici: Vito Lorusso

