“Anche noi ballerini siamo marionette, del pubblico, del coreografo, dei direttori, dobbiamo eseguire ciò che ci chiedono con il nostro linguaggio. Però abbiamo un’anima”
È con queste parole che Friedemann Vogel nel 2024 presentava, in collaborazione con l’artista visivo Thomas Lempertz, lo spettacolo Soul Threads, prodotto e realizzato in collaborazione con il Kleist Museum di Francoforte. Una riflessione sul corpo e con il corpo, ispirata dal celebre saggio Über das Marionettentheater (Sul teatro delle marionette), di Henrich von Kleist, pubblicato nel 1810. Proposto come dialogo tra un narratore e un danzatore, il componimento di Kleist si inseriva, sostenendo la superiorità della marionetta nei confronti del danzatore, all’interno di uno dei dibattiti di estetica più in voga nella Germania della seconda metà del Settecento: il tema della grazia. Sorretta da fili e non soggetta a limiti tecnici, era l’assunto, la marionetta non sbaglierà mai e si muoverà esattamente come deve muoversi, a differenza dell’uomo che non riuscirà mai a raggiungere una simile perfezione.
Le considerazioni di Kleist sull’essere e il dover essere e sull’importanza della grazia, che – seppur irraggiungibile – sollecita l’uomo, ispirandogli un sentiero di salvezza, sembrano spingere gli autori di Soul Threads verso una riflessione sulla fragilità e sulla forza dell’animo umano, in particolare nell’era del digitale e dell’intelligenza artificiale.

Friedemann Vogel © Roman Novitzky
Da queste premesse si sviluppa una performance di danza che immerge lo spettatore in una sorta di viaggio metaforico. Da una scena connotata dalla penombra, emerge il corpo di Vogel che, sostenuto da funi e in calzamaglia color carne (costume da burattino, che esalta la potenza fisica più volte osannata del danzatore), esegue movimenti spigolosi e meccanici, perfetti nelle simmetrie; insieme a lui, su una consolle al fondo del palco, la compositrice Alisa Scetinina, mixa dal vivo la componente musicale dello spettacolo.
I suoni elettronici si fondono con brani di musica classica e composizioni originali: su questi Vogel danza, acquistando via via maggiore plasticità. Sono vuoti di peso, sfide alla forza di gravità, rese ancora più evidenti dalle proiezioni digitali dell’avatar del protagonista con cui e contro cui egli agisce sul palco. La scena scarna di Thomas Lempertz esalta i movimenti, che divengono via via sempre più consapevoli, come se fossimo di fronte a un risveglio di coscienza, evidenziato dai cambi di costume del danzatore, che appare in ogni “quadro” successivo più umano.
Lo spettacolo è ricco di momenti di forte impatto visivo, come quello in cui Vogel, sostenuto dalle funi, fuoriesce da una scena completamente immersa nel fumo, proiettandosi fisicamente verso la platea; sono questi frangenti che sembrano proporre come valore fondante della performance l’autenticità e la verità del gesto, rispetto all’infallibilità della marionetta, come del resto esplicitato dal danzatore-coreografo in numerose interviste: “non è il bello a essere desiderabile, ma piuttosto il vero, Soul Threads esplora come raggiungerlo attraverso il corpo che, in quanto danzatore, è lo strumento della mia anima”.
La performance ideata da Lempertz e Vogel si distingue soprattutto per la raffinatezza delle suggestioni visive, che si fondono in un riuscito equilibrio con il linguaggio coreografico e la musica originale della Scetinina. Sia l’autrice delle musiche che Lempertz, che oltre alle scene firma anche i costumi, condividono con Vogel un passato da danzatori, che ha sicuramente giovato all’organicità dello spettacolo. Insieme a loro collaborano l’artista digitale Timo Kreitz, professionista di motion design e di esperienze spaziali e immersive, oltre alla light designer italiana Fabiana Piccioli.
È la seconda prova di Vogel come coreografo, la precedente era stata nel 2021, sempre al fianco di Lempertz, con Not in my hands, nonché la prima dell’artista in veste di coreografo al Teatro dell’Opera di Roma; un debutto accolto con sincero entusiasmo dal pubblico che – al netto di qualche ingenuità semantica – appare più che promettente, dimostrando, ancora una volta, il coraggio e la raffinetezza della direttrice del corpo di ballo Eleonora Abbagnato.
Soul threads
Performance di danza con Friedemann Vogel
Basata sul testo Über das marionettentheater di Heinrich von Kleist
Concezione e regia Friedemann Vogel e Thomas Lempertz
Composizione e musica dal vivo Alisa Scetinina (Gaisma)
Digital artist Timo Kreitz
Scene e costumi Thomas Lempertz
Luci Fabiana Piccioli
Photo credits Roman Novitzky

