Il 18, 19 e 20 settembre 2026, proseguendo l’intenso percorso di collaborazione intrapreso nel 2016, il Romaeuropa Festival ha presentato al Teatro Vascello lo spettacolo Landless del coreografo greco Christos Papadopoulos. Questo assolo, creato in stretta sinergia con il danzatore Georgios Kotsifakis, si avvale delle musiche del compositore e sound artist Jeph Vanger e del disegno luci di Eliza Alexandropoulou, all’interno del programma sostenuto da Dance Reflections by Van Cleef & Arpels.
Rispetto agli spettacoli corali precedentemente presentati al festival —come Larsen C (2012), dove l’ensemble simulava il movimento inorganico delle placche di ghiaccio, Mycelium (2023), che raffigurava la rete di filamenti sottili e ramificati del micelio o il più recente My first ignorance step (2025), riflessione sulla cupezza dei tempi moderni e sulla necessità di recuperare i sentimenti dell’infanzia— Landless si configura da subito come un’indagine intima e privata. La coreografia sceglie di abitare un unico corpo, esposto nella sua vulnerabilità e nella sua volontà di reinventare continuamente il proprio spazio.
In una scena inizialmente immersa nel buio, l’interprete siede di schiena, immobile e vestito di nero. Privo di punti di riferimento spaziali, l’uomo sembra osservare l’ambiente invisibile che lo circonda fino a quando, improvvisamente, una serie di bip elettronici inizia a modificarne la postura. Piccole inclinazioni della testa, il busto che si inarca all’indietro, gambe flesse e minime contorsioni rompono la stasi. Lo sguardo del danzatore resta impassibile, a tratti perplesso o preoccupato, come se fosse immerso in un’osservazione interiore rivolta alle contrazioni muscolari generate dagli impulsi sonori che sembrano colpirlo dall’esterno.
In questo inizio si riconosce immediatamente il vocabolario tipico di Papadopoulos, fatto di impulsi, scomposizioni anatomiche e variazioni quasi impercettibili. Un approccio coreografico caratterizzato non certamente dalla ricchezza del linguaggio, quanto dalla capacità di creare un flusso progressivo e fortemente ipnotico, qui reso con la maestria e il virtuosismo tecnico di Kotsifakis.
In questa occasione l’unico corpo presente sul palco viene trattato come un’architettura da decifrare e ridefinire, un ritorno all’origine dello spazio che per il coreografo rappresenta la condizione necessaria di ogni riscrittura coreografica. Con l’aumentare degli impulsi sonori generati da Vanger, i micro-movimenti si intensificano e la destrutturazione corporea si amplia, dilatando lo spettro gestuale dell’interprete che, con crescendo ossessivo, dominato da un sincronismo millimetrico tra gesto e suono, conduce lo spettatore verso una dissoluzione nel buio. Quindi il protagonista ricompare in controluce, illuminato soltanto dalla luce di una torcia elettrica che, creando violenti squarci nell’oscurità e mostrando il danzatore in silhouette, ridefinisce le coordinate del movimento e dello spazio prima di far scomparire definitivamente il protagonista.
Landless, letteralmente “senza terra”, si propone nelle intenzioni degli autori di mettere in discussione la sicurezza delle forme conosciute, presentandosi come un titolo manifesto sulla natura stessa della creazione artistica. Tuttavia, se da un lato questa architettura vivente, continuamente costruita e distrutta sotto gli occhi del pubblico, regala momenti di vivida suggestione estetica, dall’altro mostra una certa fragilità sul piano dello sviluppo drammaturgico. La straordinaria precisione formale e l’accurato sincronismo con il suono rischiano infatti di trasformarsi in un esercizio di stile. L’indagine sul corpo come territorio da ridefinire fatica a evolvere, lasciando la sensazione di un discorso parzialmente incompiuto nella sua traiettoria teatrale complessiva.
Nonostante questa riserva, lo spettacolo ha riscosso un grandissimo successo di pubblico.
Papadopoulos tornerà al Romaeuropa Festival 2026 il 10 e l’11 novembre al Costanzi, in una corealizzazione con il Teatro dell’Opera di Roma. In quell’occasione chiuderà il programma presentato dalla compagnia fiamminga Opera Ballet Vlaanderen con una nuova versione per dodici danzatori di Opus, una delle sue prime storiche coreografie, ispirata all’Arte della fuga di Bach.
Crediti
concept e coreografia Christos Papadopoulos, Georgios Kotsifakis
danzatore Georgios Kotsifakis
musica Jeph Vanger
luci Eliza Alexandropoulou
produzione LAC Lugano Arte e Cultura
Christos Papadopoulos studia danza e coreografia alla School for New Dance Development ad Amsterdam, teatro alla National Theatre of Greece Drama School e scienze politiche all’Università Panteion di Atene. La sua scrittura coreografica dà importanza alla dimensione corale ed esplora i rapporti tra corpo e spazio, mettendo in stretto rapporto movimenti e musica. Le sue opere Opus e Elvedon – selezionate rispettivamente per Aerowaves 2018 e 2016 – riscuotono successo sia in Grecia che in numerosi festival all’estero. Il lavoro per 10 performer Ion (2018) viene commissionato dall’Onassis Cultural Centre di Atene ed è ampiamente acclamato dalla critica. La coproduzione internazionale Larsen C (2021) è già stata presentata in più di 25 sedi e festival in tutta Europa. Nel 2023 Papadopoulos crea Mellowing per la prestigiosa compagnia di danza Dance On e Mycelium per l’Opéra National de Lyon e la Biennale di danza di Lione. Ha inoltre coreografato spettacoli di numerosi registi in Grecia e dal 2003 insegna movimento e improvvisazione alla Drama School of the Athens Conservatoire.
Georgios Kotsifakis, classe 1988, si diploma con lode alla Scuola Superiore Professionale di Danza “Rallou Manou” di Atene e presso la Amsterdam School of the Arts. Nel 2008 viene ammesso alla scuola di danza contemporanea P.A.R.T.S. di Bruxelles, e nel 2010 ottiene una borsa di studio dalla Greek State Scholarship Foundation. Nel 2021 riceve la Stavros Niarchos Foundation Artist Fellowship da ARTWORKS. Come danzatore, collabora con numerose compagnie e artisti in Grecia e all’estero, tra cui Sidi Larbi Cherkaoui, Jan Fabre, Royal Ballet of Flanders, Gothenburg Dance Company, Dimitris Papaioannou, Andonis Foniadakis, Christos Papadopoulos, Dance On Ensemble, Alexandra Waierstall, Lenio Kaklea, Teatro Nazionale Greco, Opera Nazionale Greca. In qualità di assistente coreografo, lavora per Ballet de l’Opéra de Lyon, Dance On Ensemble di Berlino e per l’edizione inaugurale dei Giochi Europei di Baku 2015 in Azerbaijan. Tiene workshop e insegna in numerose istituzioni come la Scuola Professionale di Danza dell’Opera Nazionale Greca, Brancaccio Danza di Roma, la Scuola Superiore Professionale di Danza “Rallou Manou” di Atene.

