La Bella Addormentata nel bosco di Nureyev torna ad abbagliare la platea scaligera

Teatro alla Scala, 21 dicembre 2025

di Nives Canetti
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La Bella Addormentata nel Bosco di Rudolf Nureyev appartiene profondamente alla Scala e rivederla in scena resta un’emozione profonda: le scene sembrano un continuum ideale con gli interni scaligeri e ricordare  Carla Fracci e Nureyev in scena nel passo a due del terzo atto, per noi un po’ agées, resta un ricordo indelebile.

Ma anche oggi, dopo sei anni dall’ultima messa in scena, il ritorno di questo capolavoro assoluto, trionfo del balletto russo imperiale, il “balletto dei balletti” citando il maestro di Nureyev a Ufa, resta un momento sospeso nel tempo da cui si esce con gli occhi e le orecchie piene di meraviglia. La musica di Čajkovsky raggiunge livelli incomparabili rimanendo sempre perfettamente aderente alla drammaturgia a partire dai temi dell’eterna lotta fra il male e il bene, Carabosse e la Fata dei Lillà, qui caratteri di pantomima fondamentali seppur non danzanti.

Complicata e impegnativa la versione coreografica di Nureyev che mantiene moltissimo del repertorio di Petipa e inserisce coreografie di sua creazione soprattutto per il Principe e gli insiemi del corpo di ballo.

Sono quattro gli atti in cui i protagonisti si avvicendano: il prologo, quasi un balletto a sé stante, regno del Corpo di ballo e dei solisti dove le danze di ensemble e le variazioni delle fate insieme alla narrazione premonitrice degli incantesimi di Carabosse e della Fata dei Lillà, è un cesello di danze caratterizzate da stili musicali diversi dalla tarantella al valzer restando fortemente legato alle personalità delle singole fate.

Il primo atto, dopo il valzer di fama mondiale, è tutto dedicato ad Aurora, alla sua personalità ingenua e fresca che va espressa con spensieratezza attraverso una danza di difficoltà titanica nell’Adagio della Rosa e nella variazione solistica, ma anche nell’importantissima entrata, che fa capire in meno di due minuti la personalità dell’artista, e nel dramma della vicenda del fuso.

Nel secondo atto il personaggio principale è Désiré, il principe triste, annoiato dalla sua corte e malinconico per la mancanza di un amore importante, che Nureyev mette alla prova con una delle variazioni più lunghe, struggenti ed estenuanti del repertorio maschile. La musica è quella entr’acte che Čajkovsky scrisse dedicandola al grande violinista Leopold Auer e che Balanchine usò nel suo Schiaccianoci. Aurora nel sogno ha  certamente un ruolo importante, ma la scena resta centrata sul principe, sulla sua psiche e sul suo viaggio verso il castello.

Il terzo atto, o Le nozze di Aurora, titolo con cui è stato messo in scena in passato estrapolato dal balletto completo, è un capolavoro in cui tutta la compagnia ha modo di esprimersi e culmina con il passo a due regale di Aurora ormai adulta e Désiré.

Alice Mariani fin dalla prima entrata è stata un’Aurora molto umana, empatica, regale ma vicina grazie ad un contatto visivo trascinante con il pubblico e con i partner: ha reso con efficacia i tre momenti del personaggio, la ragazzina che si apre alla vita, la donna idealizzata del sogno e la donna reale cresciuta dopo il risveglio. Con tecnica brillante e grande musicalità, ha ballato un adagio della rosa dagli à plomb senza sforzo apparente e manierismi, e un passo a due finale da manuale.

Il suo Désiré era Navrin Turnbull che abbiamo trovato molto cresciuto nelle prime parti dei ruoli classici. Dopo aver affrontato lo Schiaccianoci e il Lago, in questa Bella Addormentata Turnbull ha acquisito molto in sicurezza e presenza: il suo assolo del secondo atto è stato deciso fluido ben centrato nello stile Nureyev con i tipici épaulement e ha ben espresso tutto lo spleen e l’inquietudine del personaggio.

Bravi e in stile, hanno chiamato molti applausi Camilla Cerulli, che debutterà nel ruolo di Aurora in un’unica (…) sera l’11 gennaio, e Edward Cooper nel passo a due di Florina e dell’Uccello Azzurro; spiritosi originali e musicali Sabrina Solcia e Domenico di Cristo nella Gatta Bianca e nel Gatto con gli stivali.

Brave le fate del prologo Vittoria Valerio, Marta Gerani, Linda Giubelli, Gaia Andreanò Giordana Granata. Martina Valentini: hanno ballato tutte le variazioni con la consapevolezza di quello che stavano ballando e presenza, impersonando il carattere di ogni fata in modo distintivo e brillante.

Da evidenziare sia come fata maggiore (la fata dei Lillà delle versioni non Nureyev) che come solista del passo a cinque, Maria Celeste Losa, una danzatrice apollinea con grande precisione di esecuzione.

Il corpo di ballo regge bene una coreografia così impegnativa nello stile “pieno di passi” di Nureyev, e nonostante l’inserimento di elementi giovani meno esperti e qualche momento a rincorrere la musica, riesce a rendere una performance di livello generalmente alto.

Ci ha fatto molto piacere rivedere in scena Federico Fresi dopo due anni di pausa nel ruolo di Catalabutte, il maestro di cerimonie, divertente e mai calcato. Ben tornato!

Pochi direttori ad oggi riescono a rendere tutti colori della partitura di Čajkovsky tenendo un rapporto così diretto e solido con la scena senza alterare i tempi di esecuzione: uno di questi è certamente Kevin Rhodes che ha diretto magistralmente l’orchestra scaligera in una maratona di due ore e mezza di musica di balletto. Meraviglioso il primo violino di Francesco de Angelis che ha reso magistralmente gli assoli dei due primi ballerini e in particolare quello infinito del secondo atto.

L’allestimento di Franca Squarciapino del 1993 non solo regge il tempo, ma si conferma la cornice ideale per sottolineare la grandeur di un balletto nello splendore abbagliante alla corte del Re Sole (anche se fa un po’ strano nel primo atto vedere la culla/ letto di Aurora in scena per tutto il tempo mentre lei sedicenne viene presentata ai quattro principi). I costumi sono storicamente precisi e con un livello di cura del dettaglio ormai non così comune al giorno d’oggi.

Il direttore Frédéric Olivieri per curare la ripresa coreografica ha chiamato quattro maitres francesi Laurent Novis, Sabrina Mallem, Béatrice Martel, Lionel Delanoë che hanno lavorato insieme ai maitre scaligeri Laura Contardi, Lara Montanaro, Massimo Murru e Antonino Sutera. Il lavoro che ne è emerso è un’apertura di stagione degna di un Teatro come la Scala per 14 repliche a tutto esaurito.

Prossime date:

Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko 31 Dicembre  3, 7 e 10 Gennaio

Martina Arduino e Mattia Semperboni 28 Dicembre , 4 ,  9 e 13 Gennaio

Alice Mariani  e Navrin Turnbull  il 2 e 8 Gennaio.

Camilla Cerulli debutterà come Aurora la sera dell’ 11 gennaio con Navrin Turnbull.

Foto Brescia e Amisano

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