In sintonia con lo spirito delle festività natalizie, il Teatro dell’Opera di Roma ha proposto anche quest’anno Lo Schiaccianoci, nella versione del canadese Paul Chalmer. Terzo e ultimo dei balletti musicati da Pëtr Il’ič Čajkovskij, fu presentato alla corte di San Pietroburgo, alla presenza dello zar Alessandro III, il 12 dicembre 1892; lo spettacolo fu allora accolto con riserve, imputate da Čajkovskij all’operato del coreografo Lev Ivanov, subentrato a Marius Petipa nella parte finale dell’allestimento.
A dispetto dell’esordio poco promettente, questo balletto è oggi rappresentato con successo sui palcoscenici di tutto il mondo e sono state molteplici le sue trasposizioni. Da quelle realizzate dai russi Lupuchov e Vajnonen (1929 Leningrado, 1934 Mosca), alla versione di Balanchine per il New York City Ballet del 1954; dall’edizione proposta da Nureyev nel 1967, a quella di Roland Petit (creata su misura per la nostra Elisabetta Terabust) nel 1976, fino a riletture più moderne, come quella ambientata in un orfanotrofio e prodotta da Matthew Borne nel 1992.
Lo stesso Teatro dell’Opera ne ha offerto negli anni differenti versioni: tra le più apprezzate quella fantasiosa e raffinata riproposta da Amedeo Amodio nel 1997, con scene e costumi di Emanuele Luzzati.

Il soggetto del balletto è tratto da un racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (Nussknacker und Mausekönig, 1815) nella versione mitigata di Alexandre Dumas padre (Histoire d’un casse-noisette, 1845): in un’atmosfera natalizia la famiglia Stahlbaum riceve gli amici per lo scambio dei regali; l’enigmatico Drosselmeyer, padrino della piccola Clara, le porta in dono uno schiaccianoci di legno. Alla fine della festa la bambina si addormenta e sogna, le sue bambole iniziano ad animarsi, così come i soldatini di piombo, che combattono contro un esercito di topi, sconfitto solo grazie all’intervento dello Schiaccianoci, che si trasforma in un principe e conduce Clara prima in una foresta innevata e quindi nel Paese dei Dolciumi. In questo luogo magico, accolti dalla Fata Confetto e dal Principe Coqueluche, Clara e lo Schiaccianoci assistono a un grandioso divertissement, i cui protagonisti sono prelibatezze di ogni tipo – torte, biscotti e bevande calde, come caffè, the, cioccolato – che culmina con la danza della Fata Confetto e del suo cavaliere.

La storia si conclude con il risveglio di Clara, accanto al proprio schiaccianoci di legno, lasciando agli spettatori il dubbio che non si sia trattato solamente di un sogno. Una storia misteriosa la quale, oltre a una prima lettura di carattere fantastico, offre numerose possibilità di interpretazione, incentrate su quel momento delicato che per una giovane rappresenta l’ingresso nel mondo dell’adolescenza.
La versione proposta al Costanzi da Paul Chalmer – già primo ballerino di prestigiose compagnie come lo Stuttgart Ballet e l’English National Ballet e creatore di svariate produzioni a partire dagli anni Novanta – è un’edizione di stampo tradizionale, lontana dai toni cupi e noir del racconto di Hoffmann e caratterizzata da una importante e riuscitissima ambientazione scenica.
Il sipario si apre mostrandoci una suggestiva visione notturna, che immerge subito lo spettatore all’interno della fiaba: la neve scende copiosa su un mercato di Natale in cui, alla sera della Vigilia, si aggirano gli ultimi visitatori, tra cui Drosselmeyer (il bravo Claudio Cocino), che si sofferma a regalare dolci ai bambini più poveri. È solo un’anticipazione dell’enorme ricchezza visiva proposta da questo spettacolo e realizzata con maestria grazie alle scene di Andrea Miglio, i costumi di Gianluca Falaschi e le luci di Valerio Tiberi.
La rappresentazione notturna del bosco innevato, la grande mongolfiera con cui Clara e lo Schiaccianoci raggiungono il Paese dei Dolciumi, i costumi e le eleganti vetrate del secondo atto, su cui le proiezioni video di Igor Renzetti e Lorenzo Bruno compongono preziose raffigurazioni liberty, costituiscono uno dei principali motivi del successo della rappresentazione.
La coreografia di Chalmer è molto articolata nei disegni geometrici e presenta diverse citazioni, che vanno da Balanchine a Vajnonen (soprattutto per la danza dei fiocchi di neve), ma a volte risulta non perfettamente allineata con i respiri e la raffinatezza della musica di Čajkovskij. A ragion di cronaca, occorre però far presente che molti degli svariati rifacimenti dello Schiaccianoci, fatti salvi quello di Balanchine e pochi altri, hanno presentato difficoltà nel sostenere la bellezza del fraseggio e nel confrontarsi con la potenza della musica del compositore russo.
A interpretare i ruoli della Fata Confetto e del suo cavaliere, nelle recite del 17, 19, e 20 dicembre, l’americana Chloe Misseldine e l’italiano Jacopo Tissi, orgoglio nostrano, che ha confermato le sue doti di danseur noble; Clara e il principe Schiaccianoci sono stati sostenuti invece da Flavia Stocchi e Alessio Rezza. Nel primo atto, Chalmer ha voluto dare particolare risalto anche al personaggio di Fritz, fratello di Clara, interpretato nella sera vista da chi recensisce (20 dicembre), da Simone Agrò. Il danzatore, delle cui doti si è già scritto con entusiasmo, è sembrato questa volta meno convincente, soprattutto per la sua virile fisicità, a interpretare i panni del piccolo e discolo fratellino di Clara, artefice della rottura dello schiaccianoci; l’esuberanza nell’affrontare il ruolo è parsa eccessiva e lo ha fatto sembrare a volte caricaturale.
Buona nel complesso la prova di tutta la compagnia e della scuola di ballo, entrambe dirette da Eleonora Abbagnato.
L’orchestra è stata condotta con perizia da Nir Kabaretti e lunghi e scroscianti applausi hanno accolto tutti gli artisti al termine dello spettacolo.
Foto credits Fabrizio Sansoni
Lo schiaccianoci
- Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij
- Balletto in un prologo e due atti da un racconto di E.T.A. Hoffmann
- Direttore Nir Kabaretti e Carlo Donadio (27, 28, 30, 31)
- Coreografia Paul Chalmer
- Scene Andrea Miglio
- Costumi Gianluca Falaschi
- Luci Valerio Tiberi
- Video Igor Renzetti e Lorenzo Bruno
PERSONAGGI E INTERPRETI
CLARA
Flavia Stocchi 17, 19, 20 (ore 20), 23 (ore 20), 27, 30 (ore 15) / Marta Marigliani 18, 21, 24, 28, 30 (ore 20), 31 / Federica Azzone 20 (ore 15), 23 (ore 15)
SCHIACCIANOCI
Alessio Rezza 17, 19, 20 (ore 20), 23 (ore 20), 27, 30 (ore 15) / Simone Agrò 18, 20 (ore 15), 23 (ore 15), 28, 31 / Walter Maimone 21, 24, 30 (ore 20)
DROSSELMEYER
Claudio Cocino 17, 19, 20 (ore 20), 23 (ore 20), 27 / Mattia Tortora 18, 21, 28, 31 / Valerio Marisca 20 (ore 15), 23 (ore 15) / Giacomo Castellana 24, 30 (ore 15 e ore 20)
FATA CONFETTO
Chloe Misseldine 17, 19, 20 (ore 20) / Susanna Salvi 18, 21, 28, 31 / Marianna Suriano 20 (ore 15), 23 (ore 15), 24, 30 (ore 20) / Federica Maine 23 (ore 20), 27, 30 (ore 15)
IL SUO CAVALIERE
Jacopo Tissi 17, 19, 20 (ore 20) / Michele Satriano 18, 21, 28, 31 / Giacomo Castellana 20 (ore 15), 23 (ore 15) / Mattia Tortora 23, 27, 30 (ore 15) / Claudio Cocino 24, 30 (ore 20)
Orchestra, Étoiles, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma
con la partecipazione degli Allievi della Scuola di Danza del Teatro dell’Opera di Roma
Allestimento Teatro dell’Opera di Roma

