Con il Lago dei Cigni di Rudolf Nureyev si chiude la prima parte della stagione del Ballo Scaligero e se è vero che la compagnia ha una notevole affinità ed esperienza con questa versione in repertorio da anni registrando sempre il tutto esaurito, è anche vero che il Lago a luglio, alla fine di una stagione subito dopo il tour de force di Paquita a giugno e con pochi giorni di prova, arriva in un momento particolarmente critico alla fine della stagione.
Nonostante ciò la stanchezza non si è vista ed anzi si è notata freschezza e precisione nell’esecuzione sia del corpo di ballo che dei solisti. La visione onirica di Nureyev, in cui la malinconia del principe e la sua disperazione restano centrali nell’ambito della vicenda della principessa cigno, è meravigliosamente entrata nel DNA di questo corpo di ballo e la resa finale è sempre un grande successo.
Abbiamo visto la sera del 10 luglio, in cui i protagonisti erano una coppia che sta diventando rodata sul palco scaligero, Alice Mariani e Navrin Turnbull. Entrambi avevano ballato questo Lago due anni fa ma con partner differenti. Alice Mariani aveva già ballato a Dresda con Marcelo Gomes il Lago nella versione di Aaron Watkin e a Milano con Mattia Semperboni nel 2023, mentre Turnbull aveva debuttato nel 2023 accanto a Maria Celeste Losa.

Alice Mariani, romantica Odette e brillante Odile, ha una sicurezza sempre più evidente: il suo cigno bianco è molto umano, ha delle belle linee, non è ultraterreno ma è molto morbido drammatico e femminile. In Odile Mariani sfodera tutto il suo charme attraverso una tecnica eccelsa che risulta naturale, per nulla forzata. Il che insieme ad un eye contact seducente e ad un sorriso disarmante, basta a rendere la sua Odile di grandissimo valore. Un particolare, che abbiamo notato in lei ma ultimamente anche su altri artisti, è la strana attitudine a sottolineare gli accenti e i sospiri nei momenti clou con la bocca aperta.
Navrin Turnbull è davvero un bel principe: sembra affrontare con un po’ di timore le difficoltà della coreografia di Nureyev, ma le supera tutte grazie anche ad una musicalità non comune. È un principe molto fragile ma poco incisivo e forse il personaggio necessiterebbe una spinta in più sull’acceleratore, una presenza più regale pur mantenendo tutto il tormento interiore del ruolo. Sempre credibile l’intesa con Mariani, molto affiatati in tutti i passi a due.

Potentissimo risulta Christian Fagetti nel ruolo del malvagio Rothbart, suo ruolo di elezione sia a livello tecnico che interpretativo, così contrastante con la malinconia di Siegfried e così efficace nel finale tragico. Fagetti ha raggiunto una maturità artistica rara piena di sfumature e di piccoli particolari che lo rendono una presenza sempre importante nelle sue apparizioni in scena.

Fluido e brillante il passo a tre del primo atto, con Linda Giubelli, Alessandra Vassallo ed Edward Cooper. Nel terzo atto emergono tra gli altri i solisti della Czarda, Maria Celeste Losa e Darius Gramada.
Sul fronte cigni, tanto sono stati precisi e scattanti i quattro cignetti di Camilla Cerulli, Linda Giubelli, Agnese di Clemente e Giordana Granata, tanto sono stati morbidi e dagli ampi movimenti i quattro cigni grandi di Chiara Ferrara Greta Giacon Martina Valentini e Gaia Andreanò.

Il corpo di ballo femminile è la punta di diamante di questo Lago scaligero grazie al grande livello di esecuzione degli atti bianchi, comunicando alla platea il lirismo della coreografia di Lev Ivanov e il grande fascino dei disegni del quarto atto capolavoro di Nureyev. Bene con qualche piccola imprecisione i maschi nella complicata coreografia tutta maschile della Polonaise del primo atto.

In ultimo crediamo che lo sforzo e l’impegno di tutto l’ensemble del ballo meriterebbe di essere accompagnato dalla musica di Piotr Ilic Tchaikovsky suonata non distrattamente in buca (soprattutto dai fiati) e da luci meno approssimative che valorizzino la magia dell’atmosfera del lago dando la giusta tridimensionalità ed evitando strane ombre.
Spettacolo tutto esaurito in tutte le recite, il Lago dei cigni si conferma una pietra miliare del repertorio scaligero e speriamo che non passi troppo tempo prima di rivederlo in scena.
Per ora l’appuntamento alla ripresa della stagione è per il 22 settembre con il Trittico Lander Kylian Béjart con Roberto Bolle nel Bolero per quattro recite. (Curiosità sui cast successivi). Qui i dettagli e il link per i biglietti.
Foto Brescia e Amisano

