“I gruppi di ballo sono un sistema complesso?” Il premio Nobel per la fisica, Giorgio Parisi, dice la sua

di Elio Zingarelli
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I gruppi di ballo sono un sistema complesso? È questa la domanda che durante una puntata di In Altre Parole il conduttore, Massimo Gramellini, pone a Giorgio Parisi, l’ultimo vincitore italiano del Premio Nobel per la Fisica, ottenuto nel 2021 per i suoi contributi rivoluzionari alla teoria dei sistemi complessi. Il professore romano, appassionato di balli di gruppo (si vede anche una foto che lo raffigura in Piazza San Basilio in costumi tipici greci mentre danza in coppia) dà una risposta negativa enfatizzando, invece, il rilassamento provato mentre si danza, soprattutto in gruppo, perchè sostiene essere piuttosto facile, basta seguire quello che fanno gli altri.

Messo in chiaro che il ballo di gruppo è cosa assai diversa da un gruppo che balla, la risposta pare suggerire un atteggiamento imitativo consentito da ciò che ci unisce: ovvero, il nostro corpo che è allo stesso tempo uguale a sessanta anni fa e diverso, perché oggi il mondo è più complesso e tale complessità è nei corpi.

Per Rudolf Laban, promotore dei cori in movimento, tutta la complessità della danza può essere ricondotta alle direzioni fondamentali che derivano dal nostro orientamento nello spazio riferito alle tre dimensioni: altezza, larghezza e profondità.

Anne Teresa De Keersmaeker é solita parlare di due assi che regolano il nostro agire: l’asse verticale, che ci pone in relazione con il cielo e la terra tenendoci giù con la gravità ma contemporaneamente elevandoci, e l’asse orizzontale ovvero, il regno del sociale dove raggiungiamo i nostri vicini, ci abbracciamo e supportiamo. La complessità riguarda proprio il modo in cui stiamo utilizzando l’asse orizzontale; la necessità di prendere le distanze l’uno dall’altro all’interno di uno spazio che sta diventano sempre più piccolo.

Spesso il coreografo Akram Khan menziona la difficoltà di lavorare con un gruppo di danzatori e danzatrici perché non è formato da semplici silhouette ma da persone che partecipano alla danza nella misura in cui il loro corpo è presente nel lavoro. Il corpo non è soltanto lo strumento perraccontare la propria storia ma, talvolta, diventa la storia di cui si parla.

Ohad Naharin coreografa la complessità interna ed esterna al corpo, coinvolgendo l’interiorità dei danzatori in aggregazioni e conformazioni di gruppo che non affievoliscono l’identità di ciascun membro, al di là del genere. Ma il coreografo allerta sul calo del livello di attenzione e di sensibilità degli interpreti che uniti si sentono meno responsabili. Ohad Naharin sostiene sia necessario farsi carico del dovere del gruppo e non solo di sé stessi per evitare un intorpidimento nocivo; la sintonia dell’insieme non deve degenerare nella conformazione di una mente unica.

Niente a che vedere, quindi, con quelle manifestazioni dei regimi totalitari nonostante anche in questo caso sia importante trovare una leadership, o meglio, una guida. Sarebbe auspicabile un bilanciamento e un equilibrio tra divertimento e disciplina che renda i danzatori e le danzatrici creativi e felici.

Per il suo potenziale collettivo, la danza si attesta come terreno comune, atto sociale, celebrazione della nostra umanità. É arduo riconoscere e interpretare nel nuovo millennio le forme in atto di quel potenziale all’interno di una società e cultura contrassegnate dalla complessità che sarebbe bene, in ogni caso, non trascurare perché “La negazione della complessità è l’inizio della tirannia”, scrive lo storico Jacob Burckhardt.

Alla danza, che vuol dire a tutti coloro che la frequentano, si chiede di ritrovare la propria vocazione originaria di evento sociale, rituale, sacro, e di ripercorrere la strada della riaffermazione, sul piano corporeo, della centralità del soggetto umano nel momento in cui il pensiero si attesta su istanze deboliste e sempliciste.

“Non si tratta di essere “complessologo”, mette in chiaro Giorgio Parisi, “ma In Altre Parole di un modo di guardare al mondo, di approcciarsi a esso che non è affatto semplice”.

© Foto di Ardian Lumi

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