I cinquant’anni di Le Sacre du Printemps di Pina Bausch a Caracalla

di Emanuele Burrafato
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La grande platea del Caracalla Festival è apparsa gremita per le due serate dedicate al repertorio novecentesco e contemporaneo, interpretato dalle étoiles Rebecca Bianchi, Susanna Salvi e Alessio Rezza, dai primi ballerini Federica Maine e Michele Satriano, insieme ai solisti e al Corpo di Ballo dell’Opera di Roma.

Tre produzioni che permettono di apprezzare la maturazione mostrata dalla compagnia magistralmente diretta nell’ultimo decennio da Eleonora Abbagnato.

Lo spettacolo si è aperto con Within the Golden Hour di Christopher Wheeldon, balletto presente nel repertorio dalla compagnia romana dalla stagione 2022/23; una successione di quadri ispirati alla musica di Ezio Bosso e all’Andante del Concerto per Violino di Antonio Vivaldi, che, nelle intenzioni dell’autore, si propone di evocare “la magia dell’ora dorata”, quel gioco di colori di luce naturale, che si verifica appena prima dell’alba e subito dopo il tramonto. Il lavoro di Wheeldon, autore delle impareggiabili coreografie di Alice’s Adventures in Wonderland e The Winter’s Tale, è questa volta ricco di suggestioni, elegante e ben eseguito dalla compagnia (soprattutto il duetto maschile interpretato da Simone Agrò e Giacomo Castellana). I costumi sono firmati da Anna Biagiotti.

A seguire la prima di due coreografie iconiche della danza del Novecento: il Bolero di Maurice Ravel, nella versione di Maurice Béjart. Il balletto, rappresentato per la prima volta a Bruxelles il 10 gennaio 1961, la data in cui nacque ufficialmente il Ballet du XXème siècle dello stesso Béjart, si conferma ancora vivamente attuale. È una danza di seduzione, che Béjart ha immaginato come forza rigeneratrice, volontà di vivere e di negare la morte, e che ha strutturato differenziando la melodia dal ritmo, affidando la prima all’interpretazione del solista (impossibile non citare l’indimenticabile interpretazione della nostra Luciana Savignano), il secondo a quella degli uomini.

A danzare nell’ambito ruolo della melodia in queste due serate di balletto è stato Friedemann Vogel, principal dancer del Balletto di Stoccarda, che con energia e vigore ha trascinato gli elementi del corpo di ballo maschile e il pubblico in un vortice ossessivo e frenetico, risolto nell’esplosione finale, momento in cui i ballerini del corpo di ballo salgono sul tavolo e si gettano su di lui, sommergendolo con i loro corpi, come se il protagonista fosse allo stesso tempo vittima e artefice del rito.

Infine il lavoro più atteso, Le Sacre du printemps di Igor Stravinskij, coreografato da Pina Bausch, che Abbagnato è riuscita ad aggiudicarsi, rendendo il corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma la prima compagnia italiana a rappresentarlo, esattamente cinquant’anni dopo la sua creazione all’Opera House Wuppertal, nel 1975. L’antico rituale russo immaginato da Stravinskij, propriamente pagano dal punto di vista etimologico e in cui attraverso il sacrificio di un’eletta, viene garantito il rinnovarsi delle stagioni, diventa in Bausch una lotta tra sessi attuata in un presente indefinito: due gruppi, uomini e donne, appaiono divisi e alienati, rimanendo tali anche dopo il sacrificio. I movimenti dei danzatori, i loro ansimi e il respiro frenetico, l’energia loro richiesta per muoversi sul palcoscenico, interamente ricoperto di torba, ha un impatto visivo fortissimo, che rende anche il pubblico partecipe del sacrificio. Tutta l’azione sembra descrivere un’atavica “sofferenza esistenziale” dell’uomo, resa ancora più vivida dal suggestivo scenario delle rovine delle Terme di Caracalla. È parsa questa, a chi scrive, la prova migliore dei danzatori della compagnia romana nel corso della serata.

L’ampia partecipazione e il trasporto con cui il pubblico ha accolto questa elegante e non scontata proposta, testimonia la vitalità del repertorio novecentesco e contemporaneo; non può che dispiacere, in quest’ottica, che siano state dedicate all’evento soltanto due serate…

L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è stata diretta da Ido Arad per le partiture di Stravinskij e Ravel. Le musiche di Within the Golden Hour, su base registrata, sono state eseguite dall’Orchestra capitolina con le parti soliste affidate a Vincenzo Bolognese (violino), Koram Jablonko (viola) e la direzione a Carlo Donadio.

Emanuele Burrafato

PH Sacre_C.Morganti J.P.Armenta A.Wehsarg A.Seyama C.Guillebeaud F.S.Mendoza A.Vainieri J.A.Stanzak_Ph Ulli Weiss © Pina Bausch Foundation_44

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