Al termine di un rinato Festival Internazionale del Balletto di Nervi, la celebrazione del suo originale ideatore e fondatore Mario Porcile era doverosa. E Jacopo Bellussi, responsabile artistico del Festival 2025, ha pienamente soddisfatto le aspettative imbastendo un Gala prezioso in onore di Porcile, grazie ad una scelta meditata dei brani e alla presenza di artisti di grandi compagnie internazionali.
La serata, più che una mera commemorazione, è stata una festa della danza grazie a balletti che difficilmente si vedono spesso e altri più noti: una vetrina internazionale pienamente in linea con la concezione che il Maestro Porcile ebbe quando pensò ad un festival di grande lustro che permettesse al pubblico italiano di vedere le più grandi compagnie del panorama internazionale.
Una giustissima concessione alla memoria, omaggio alla storia del Gala, è stata la coreografia romantica ispirata all’originale ottocentesco del Pas de Quatre di Anton Dolin, oggi rimessa in scena da Maina Gielgud. Fu uno dei fiori all’occhiello del festival nel 1957 quando Mario Porcile riuscì a farlo rappresentare in Italia portando tre grandi nomi della danza mondiale come Alicia Markova, Yvette Chauviré e Margrethe Schanne e ad avere la lungimiranza di presentare la giovanissima Carla Fracci. Il 27 luglio a Nervi i ruoli di Maria Taglioni, Fanny Cerrito, Carlotta Grisi e Lucile Grahn sono stati interpretati con uno stile delizioso da quattro prime ballerine, rispettivamente: Aliya Tanikpaeva (Hungarian National Ballet), Cassandra Trenary (American Ballet Theatre) Jessica Xuan (Dutch National Ballet) e Ida Praetorius (Hamburg Ballet e Royal Danish Ballet). Tutte hanno interpretato a meraviglia lo spirito romantico e le diverse caratteristiche delle interpreti originali, Cassandra Trenary in particolare ha fatto della variazione solistica di Fanny Cerrito un capolavoro: la dinamica della sua danza, dei suoi balancé, i chiaroscuri dei suoi accenti nelle pause e nelle ripartenze, la sua presenza scenica, non avevano niente di meno della Cerrito di Carla Fracci. Noi a Nervi nel 1957 non c’eravamo e non possiamo ricordare, ma siamo certi che, come a noi, anche al pubblico e agli allievi di oggi resterà negli occhi il fascino del balletto romantico, storia da cui tutto è nato e pietra miliare da conoscere per chi vuole avere una cultura della danza.

In totale contrasto, il pezzo successivo è stato Squeaky Door di Maurice Béjart interpretato magistralmente dalla bellissima Ksenia Ovsyanick dello Staatsballet Berlin. Un brano in cui Béjart con grande ironia sfidò la capacità di un corpo umano di essere in sintonia con i cigolii del legno e i sospiri profondi della musica attraverso equilibri improbabili e contrasti di linee di un corpo conteso fra en dehors en dedans. Coreografato su Maina Gielgud e da lei ripreso per la serata, questo assolo è un vero gioiello.

A chiudere la prima parte della serata, l’arcinoto passo a due del balcone da Romeo e Giulietta di Kenneth MacMillan, interpretato da Matthew Ball, principal del Royal Ballet e da Cassandra Trenary. E pur essendo arcinoto, lo abbiamo visto in una delle interpretazioni migliori grazie alle capacità attoriali di entrambi. Ball è un artista di grande spessore interpretativo, confermando la sua drammaticità vista con Alina Cojocaru in Marguerite et Armand al Teatro Carlo Felice a metà luglio e Trenary ha reso una delle Giuliette più autentiche, grazie alla sottigliezza del suo gesto e delle sue espressioni, senza mai forzare la tecnica ma sempre portandola al servizio della resa interpretativa. Emozionata, vera, di una felicità trascinante, Trenary, che ora lascerà ABT per andare a Vienna sotto la direzione di Alessandra Ferri, è davvero un’artista di raro valore.

Il secondo tempo della serata è stato interamente dedicato a “Le chant du compagnon errant”, capolavoro di Maurice Béjart fortemente voluto da Jacopo Bellussi e da lui interpretato nel ruolo dell’Uomo insieme a Matthew Ball nel ruolo del Destino. Noto ai più ma raramente messo in scena in Italia, il brano su musica di Gustav Mahler, i Lieder eines fahrenden Gesellen, come disse Béjart :
“tratta di un compagno di viaggio come quei giovani apprendisti del Medioevo che andavano di città in città alla ricerca del loro destino, del loro maestro: uno studente romantico perseguitato dal suo destino e che soffre, per usare le parole di Mahler – che ha anche scritto i testi – di questo coltello nel petto che costituisce la lotta contro se stessi e la solitudine.”
Coreografato nel 1971 per Rudolf Nureyev e per Paolo Bortoluzzi, genovese allievo di Porcile, lo Chant, ripreso da Maina Gielgud, è stato una bella sfida sul palco di Nervi: peraltro perfettamente vinta, grazie a Bellussi e a Ball. Lirico e struggente Bellussi, potente e spietato Ball, entrambi sono stati assolutamente sullo stesso piano senza che uno mettesse in ombra l’altro, anzi creando un dialogo a volte gioioso a volte drammatico fino al tristissimo esito finale dove il Compagno errante abbandona il palco (e la vita?) trascinato dal suo Destino. Una bellissima e struggente perfomance a due che ha emozionato il pubblico in platea.

Il terzo tempo ha visto in scena tre brani: in primis il tragico passo a due dal secondo atto di Giselle, interpretato con intensità da Aliya Tanikpaeva e Dmitry Timofev entrambi primi ballerini del National Hungarian Ballet.

A seguire le elegantissime Trois Gnossiennes di Hans Van Manen su musica di Erik Satie, interpretate dal Jessica Xuan e Jakob Feyferlik, primo ballerino del Bayerisches Staatsballet, che avevamo visto visto in Marguerite et Armand con Marianela Nuñez. Se in quel frangente non ci aveva convinto appieno la sua forza interpretativa, qui la resa in coppia con la Xuan, ballerina dalle linee pulitissime e affascinanti, è stata d’effeto e la vena rarefatta ed essenziale dello stile di Van Manen gli si addice molto di più. Xuan dal canto suo è un cristallo, ha un suo fascino discreto e ieratico che rende il passo a due molto sensuale e misterioso. Bravi.

A chiudere la serata il Black Pas de deux dalla Dame aux Camelias di John Neumeier sulla Ballade op. 23 di Frederick Chopin: un altro capolavoro del ‘900, momento in cui Marguerite et Armand si incontrano da soli per l’ultima volta e tutti i sentimenti della fine della loro drammatica storia esplodono; colpa, rimpianto, incredulità, rassegnazione, rabbia, bruciante passione, tutto in dieci minuti intensi su una coreografia senza paragoni. Splendidi Ida Praetorius e Jacopo Bellussi: hanno ballato questo pas de deux più volte insieme e si vede, l’affiatamento e l’intensità della loro perfomance ha richiesto qualche minuto ai ringraziamenti finali per ritrovare la dimensione reale e uscire dai personaggi.

Grandi applausi per tutti alla fine di questo Gala: Maina Gielgud, John Neumeier e Gil Roman (che ha dato i tocchi finali per lo Chant) sono entrati in scena con tutti gli artisti della serata. E ovviamente un applauso speciale e lunghissimo è andato a Jacopo Bellussi: il suo primo, e ci auspichiamo non ultimo, Festival Internazionale di Nervi, grazie alla partecipazione di compagnie di alto livello e alla intensa attività delle masterclass e del Fuori Festival, sembra proprio aver fatto ritrovare a Genova, e speriamo anche altrove, l’orgoglio per un evento unico e prestigioso che tanto ha dato e potrà dare al prestigio della danza in Italia.

Foto di Marcello Orselli

