Gala Fracci, quinta edizione: due gemme in una serata piena di applausi

di Nives Canetti
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Prendendo spunto dal mito della meravigliosa Carla Fracci, questo quinto Gala Fracci al Teatro alla Scala è sempre più un’occasione mondana che riunisce in platea i personaggi della danza italiana portando in scena molti classici, ma che ultimamente ha prodotto poche novità e pochi riferimenti ai gioielli del passato.

La sera del 31 gennaio un guizzo importante però c’è stato:  la messa in scena del passo a due del secondo atto di Giselle nella versione del coreografo britannico di origine bengalese Akram Khan è stata un esempio di come si possa partire dalla figura della Fracci, facendola respirare senza chiuderla in un museo ma al contrario usarla come spinta verso la modernità. Ce ne vorrebbero di più.

Mai andata in scena in Italia, questa versione commissionata da Tamara Rojo per l’English National Ballet e poi portata nel mondo da alcune selezionate compagnie fra cui il Ballet Vlandeeren ad Anversa, è una rivisitazione estremamente spettacolare e coerente con l’originale. La vicenda viene trasposta in una fabbrica dove la distanza sociale fra operai e classe dirigente è molto attuale e dimostra ancora una volta, come già aveva fatto Mats Ek, come la storia di amore e perdono di Giselle sia assolutamente universale e adattabile a contesti diversi se trattata con intelligenza e coerenza concettuale.

Il passo a due, nonostante sia estrapolato dal contesto del balletto, grazie all’intensità della relazione fra Giselle e Albrecht nell’aldilà, ai dinamismi della coreografia, ai costumi essenziali e alla musica di Adam campionata da Vincenzo Lamagna dove le note più famose emergono come un fantasma nella nebbia, è stato a nostro parere il momento più alto del Gala. Camilla Cerulli e Marco Agostino sono stati interpreti intensi, efficaci e perfettamente calati nei ruoli. Sarebbe un grande evento se nel prossimo futuro venisse data l’opportunità anche al pubblico scaligero di poter vedere questo potentissimo balletto nella sua interezza. (qui l’interessante intervista di Francesca Pedroni ad Akram Khan sulla rivista scaligera)

Altro momento di grande intensità, ma questa volta dal passato, è stato il passo a due della Francesca da Rimini di Mario Pistoni, balletto del 1965 che restò uno dei ruoli più iconici nella carriera di Carla Fracci e che non è più andato in scena alla Scala dal 1975 se non in un Gala con la stessa Fracci nel 1991. Pistoni si immaginò di raccontare la drammatica storia di Paolo e Francesca attraverso flashback partendo dal momento in cui Francesca si uccide per mostrare i momenti più importanti della sua vita, dal matrimonio obbligato con Gianciotto all’amore con Paolo suo fratello e alla sua uccisione. Qui abbiamo visto solo la scena del libro galeotto ed effettivamente, nonostante la musica meravigliosa di Tchaikovsky (la stessa che Cranko usò per il terzo atto del suo Onegin) e la bravura degli interpreti, il passo a due estrapolato fa fatica a vivere a sé stante.

Ma nelle pieghe della coreografia comunque si intuisce la portata di un balletto che ebbe un enorme successo e che fu uno dei ruoli più iconici di Carla Fracci e poi di una grandissima Luciana Savignano. Vittoria Valerio, che sostituiva Virna Toppi infortunata, ha mostrato tutte le sue  caratteristiche di danzatrice drammatica per il ruolo di Francesca ed è stata ben accompagnata da Nicola Del Freo nel ruolo di Paolo. Giusto una presenza, ma azzeccata, quella di Gabriele Corrado come Gianciotto.

Martina Arduino, Vittoria Valerio, Alice Mariani , Camilla Cerulli, Nicoletta Manni e Maia Makhateli

Oltre a questi due momenti particolarmente originali, dopo il tradizionale Défilé di presentazione della compagnia à la mode de l’Opéra, Gala si è incentrato su quattro passi a due classici sicuramente molto visti e di grande appeal per il pubblico.

Il Corsaro, pur non essendo stato esattamente un cavallo di battaglia della Fracci, è stato ballato splendidamente da Martina Arduino e Mattia Semperboni, lei smagliante Medora tecnicamente impeccabile e lui nel suo ruolo di elezione che lo fece notare al pubblico al suo debutto grazie a elevazione e giri precisi e infiniti.

Il Passo a due del terzo atto della Bella Addormentata nel bosco di Nureyev, che Fracci ballò più volte e che resta uno dei suoi ruoli simbolo, è stato ballato da Alice Mariani, luminosa, sicura, regale, affiancata da Jacopo Tissi, fisico da danseur noble di razza, che ha eseguito un buon assolo ma che ha mostrato più di qualche insicurezza nella coda.

La Fracci affrontò poi Onegin nel pieno della sua maturità con una carica emotiva assolutamente unica accanto a Rex Harrington e Nicoletta Manni con Timofej Andrijashenko hanno rievocato nel passo a due dello specchio l’atmosfera di un balletto ormai rappresentato ovunque ma dal cui fascino è difficile non essere trascinati.

Infine le due étoiles internazionali Maia Makhateli e Patricio Revé, rispettivamente Dutch National Ballet e Royal Ballet, hanno portato in scena tutti i virtuosisimi e la verve del canonico passo a due del Don Chisciotte nella versione russa infiammando la platea. Maria Celeste Losa è stata come sempre una brillante damigella d’onore.

A chiudere la serata il Boléro di Béjart, che non faceva parte del repertorio della Fracci, non essendo esattamente nelle sue corde e che in effetti ballò una sola volta in Arena nel 1977,  poi mai più. Forse un pretesto per avere in scena come protagonista Roberto Bolle, a cui la sala  ha dimostrato tutto il suo affetto e stima nonostante una performance piuttosto pallida. Splendido d’altro canto il corpo di ballo maschile che ha reso tutta la potenza e la forza di una coreografia ormai eterna. Bravi i quattro solisti Gioacchino Starace, Gabriele Corrado, Emanuele Cazzato e Edoardo Caporaletti.

La direzione di Kevin Rhodes è riuscita come sempre a rendere colorata e brillante la musica per i balletti in buca dandole tutta la dignità che merita, e il suo Bolero è stato ricco di pathos e di sfumature.

Il Gala dopo la serata del 31 sarà replicato martedì 3 febbraio con la presenza di Marianela Nuñez nel Don Chisciotte con Patricio Revé, e Navrin Turnbull nel ruolo del Principe Desiré nella Bella Addormentata che gli è valso la recente promozione a Primo Ballerino del Teatro alla Scala.

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